Ricavi Milan fatturato 2008-2015 -Nel corso della campagna elettorale per le amministrative di domenica 5 giugno (si vota per il sindaco a Roma, Milano e Napoli) Silvio Berlusconi ha parlato molto anche del futuro del Milan e della trattativa in essere con il consorzio di investitori cinesi assistiti dalla Sports Investments di Sal Galatioto.

Berlusconi, nella sua doppia veste di leader di Forza Italia e di presidente/proprietario del Milan, ha lanciato messaggi contrastanti sul futuro del club. In un primo momento ha espresso scetticismo sulla possibilità di cedere il controllo del club ai cinesi. In una seconda fase, forse alla luce dei sondaggi secondo cui il popolo rossonero è ampiamente favorevole all’arrivo di un nuovo socio di maggioranza, ha aperto a questa possibilità, sottolineando però che non ci sono certezze sul fatto che la trattativa con i cinesi vada a buon fine.

Ricavi Milan fatturato 2008-2015, se salta l'accordo con i cinesi Cristian Brocchi potrebbe restare sulla panchina rossonera
Ricavi Milan fatturato 2008-2015, se salta l’accordo con i cinesi Cristian Brocchi potrebbe restare sulla panchina rossonera

In tal caso, ha più volte ribadito Berlusconi, Fininvest rimarrà proprietaria del club rossonero e si ripartirà da un Milan di giovani italiani, magari nuovamente affidato alla guida tecnica di Christian Brocchi.

In sintesi il pensiero di Berlusconi, che continua a vedere il calcio come un business in perdita e dove è fondamentale il ruolo del presidente-mecenate, è il seguente: per far tornare grande il Milan in Italia e in Europa ci vogliono tanti soldi, se i potenziali acquirenti non si dovessero impegnare formalmente a fare ogni anno i necessari investimenti allora non ci sarà alcun passaggio del controllo e si ripartirà da un Milan giovane e italiano.

Ricavi Milan fatturato 2008-2015, se salta la trattativa con i cinesi Berlusconi vuole un Milan italiano e giovane
Ricavi Milan fatturato 2008-2015, se salta la trattativa con i cinesi Berlusconi vuole un Milan italiano e giovane

Sembra un discorso di buon senso, ma forse il tema è mal posto. Se è vero infatti che per essere competitivo in Champions League devi avere un budget all’altezza di Real Madrid, Barcellona, Bayern Monaco, PSG e dei top club della Premier League (anche se esistono eccezioni come l’Atletico Madrid), per esserlo in Serie A ed eventualmente in Europa League (che ricordiamolo è un trofeo internazionale, consente l’accesso diretto alla Champions e permette di disputare la Supercoppa europea) non serve certo ingaggiare Messi o Cristiano Ronaldo.

E’ vero, il Milan ha chiuso l’ultimo bilancio con una perdita netta di 89,3 milioni (91,3 milioni nel 2014) e negli ultimi tre anni Fininvest, la holding di famiglia dell’ex premier ha versato nelle casse del Milan circa 270 milioni, di cui 150 solo nel 2015, facendo lievitare il totale speso in 30 anni di presidenza a 865 milioni.

Ma è altrettanto vero che, pur non prendendo parte alle coppe europee (e in particolare alla ricca Champions League) da due stagioni, negli ultimi due esercizi i ricavi del Milan si sono attestati sempre sopra quota 200 milioni.

Ricavi Milan fatturato 2008-2015 e costo del personale, confronto con top club italiani ed europei
Ricavi Milan fatturato 2008-2015 e costo del personale, confronto con top club italiani ed europei

Nulla di paragonabile alle superpotenze del calcio europeo, ma comunque un livello di tutto rispetto per poter allestire (se fossero state fatte le scelte giuste) una squadra competitiva per un piazzamento in campionato. Basti pensare che Napoli, Roma, Inter, Fiorentina e Sassuolo (le squadre arrivate dietro i campioni d’Italia della Juventus) hanno un fatturato inferiore a quello dei rossoneri. In alcuni casi anche di gran lunga inferiore.

Ricavi Milan fatturato 2008-2015, Barbara Berlusconi aveva chiesto discontinuità nella gestione
Ricavi Milan fatturato 2008-2015, Barbara Berlusconi aveva chiesto discontinuità nella gestione

Rispetto ad altri club di Serie A, il Milan, così come la Juve e l’Inter, ha una posizione privilegiata assicurata dall’attuale sistema di ripartizione dei diritti tv (che premia i club con più tifosi e dunque più audience). Ogni anno i rossoneri sono infatti certi di poter introitare almeno 80 milioni dai diritti tv della Serie A, una voce di ricavo da sola che si avvicina all’intero fatturato della Fiorentina (97 milioni nel 2015) che nelle ultime due stagioni è sempre arrivata davanti al Milan in campionato e che nel 2014/15 è arrivata fino alla semifinale di Europa League.

Diritti tv, quanto riceveranno le squadre di A nella simulazione Gazzetta
Diritti tv, quanto riceveranno le squadre di A nella simulazione Gazzetta

E anche sul fronte delle sponsorizzazioni, sebbene lontano dalle vette toccate dai top dub europei come Manchester United, Barcellona e Real Madrid, bilanci alla mano, il Milan è ancora la società che incassa di più in Italia in termini di ricavi commerciali (82,75 milioni nel 2015, in aumento rispetto ai 78,65 del 2014, contro i 53,76 milioni della Juventus e i 41,62 milioni dell’Inter).

ricavi commerciali serie a
Ricavi Milan fatturato 2008-2015, i rossoneri sono al top per ricavi commerciali

Il gap rispetto a società come Fiorentina, Napoli, Roma, che nelle ultime stagioni sono quasi sempre arrivate davanti a Inter e Milan, è abissale.

quanto costa un punto in serie a
Quanto costano le rose dei top club di Serie A

Proprio per questa ragione, «è inconcepibile arrivare dietro». Questa era la critica che due anni fa Barbara Berlusconi aveva mosso alla gestione di Adriano Galliani. Una critica poi riposta nel cassetto in segno della pace armata imposta da papà Silvio. Dopo quell’armistizio, che di fatto ha segnato la vittoria di Galliani, la crisi rossonera è stata inarrestabile.

quanto costa un punto in serie a
Quanto costa un punto ai club di Serie A

Prima ancora che una crisi finanziaria, dunque, quella del Milan è una crisi di governance con conseguenze importanti sulla performance sportiva e in ultima istanza sul bilancio.

Negli ultimi anni il Milan ha speso tanto e male. Questa è la critica che gran parte della tifoseria rossonera muove a Berlusconi, cui non si può non riconoscere il merito di avere fatto grande il Diavolo nei suoi 30 anni di presidenza. Non si può infatti dire che Berlusconi non abbia investito nel Milan (i numeri parlano chiaro), ma per i tifosi (che sono i principali stakeholders di una società di calcio, nonché un patrimonio per i club) è evidente che nelle ultime stagioni chi ha speso i soldi di Berlusconi, ovvero Adriano Galliani, non è stato all’altezza del compito.

Il ds della Roma, Walter Sabatoni, e il vicepresidente del Milan, Adriano Galliani, a Forte dei Marmi per definire il trasferimento di Romagnoli
Il ds della Roma, Walter Sabatini, e il vicepresidente del Milan, Adriano Galliani, a Forte dei Marmi per definire il trasferimento di Romagnoli

E per questo motivo che molti supporter del Diavolo, nella consapevolezza che il legame tra Berlusconi e Galliani è di fatto indissolubile, tifano per il cambio di proprietà.

Ricavi Milan fatturato 2008-2015, i tifosi rossoneri auspicano una cessione del club
Ricavi Milan fatturato 2008-2015, molti tifosi rossoneri auspicano una cessione del club

Per molti di loro è infatti difficile pensare alla ricostruzione di un Milan di giovani italiani se l’area sportiva rimane affidata a chi l’ha gestita negli ultimi anni con logiche quanto meno opinabili. Basti pensare agli 8 milioni di commissioni pagati a Mino Raiola per l’ingaggio a parametro zero di Rodrigo Ely (3 presenze nell’ultimo campionato), i 6 girati agli agenti di Luiz Adriano che hanno fatto lievitare il costo del giocatore a 14 milioni, o alla triangolazione con Enrico Preziosi e Walter Sabatini, che ha portato in maglia rossonera Andrea Bertolacci per 21 milioni, dando ossigeno ai bilanci di Genoa e Roma e impattando invece sui costi del Milan.

Eppure, l’idea di Berlusconi di rifondare il Milan senza fare ricorso ai capitali cinesi, se dietro celasse un progetto serio e fosse affidata a un management team capace, non sarebbe completamente da scartare.

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Adriano Galliani e Beppe Marotta

Come evidenziato precedentemente, anche senza contare sulle risorse della proprietà, il Milan può contare di ricavi di gran lunga superiori a quelli di molti altri club di Serie A.

Paradossalmente, al netto di quanto incassato lo scorso anno con i diritti tv della Champions League (88,6 milioni) e dal botteghino per le gare interne di Champions (14,62 milioni), i ricavi caratteristi della Juventus sarebbero pari a 220 milioni, pressoché in linea con i 216 milioni con cui il Milan ha chiuso l’esercizio 2015.

ricavi milan 2008 20015 impatto champions league
Ricavi Milan fatturato 2008-2015, l’impatto della Champions League

La differenza è tutta lì. Spesso si è scritto di una Juventus all’avanguardia dal punto di vista commerciale in Italia e dell’impatto benefico sui conti bianconeri della Juventus Stadium. I numeri dicono invece che dietro l’impennata dei ricavi della vecchia signora c’è invece la straordinaria performance sportiva degli ultimi anni, che ha contribuito a portare nelle casse del club circa 100 milioni in più grazie anche all’arrivo in finale di Champions nella stagione 2014/15.

ricavi juventus 2008 20015 impatto champions league
Ricavi Juventus fatturato 2008-2015, l’impatto della Champions League

Saper costruire un progetto tecnico, prima ancora che commerciale, vincente è stata la vera arma della Juventus per scavare un solco tra di lei e delle altre squadre di Serie A.

Ecco perché con 200 milioni di ricavi pressoché sicuri ogni anno il Milan potrebbe, se affidato al management giusto, procedere nella stessa direzione. Facendo a meno, almeno nel breve termine, di cinesi, sceicchi e magnati russi.

7 COMMENTI

  1. Mah, sinceramente ho i miei dubbi, intanto bisogna vedere quante delle scelte dell’attuale dirigenza del Milan sono dettate dall’attuale proprietà, scelte che quindi non cambierebbero con un cambio dirigenziale, poi mi sembrano gli stessi discorsi che si facevano negli ultimi anni della gestione Moratti, quando erano calati gli investimenti, si diceva il fatturato c’è ma è gestito male, peccato che poi sia cambiato tutto, proprietà e management ma non si sono visti miracoli, il fatturato è quello e restano sempre perdite colossali, con risultati sportivi incerti e campagna acquisti alla prendo oggi e pago tra due anni se mi va bene. La Juve tutto molto bello e organizzato ma resto dell’idea che se non avessero avuto un sindaco che gli regalava un pezzo di città e se il Milan, che 5 anni fa era più forte, non gli regalava prima Pirlo e poi Tevez, adesso raccontavamo un’altra storia.

  2. Giuste considerazioni, ma voglio proprio vedere cosa succederebbe dopo un altro anno fallimentare, con i cugini che, sull’altra sponda del Naviglio, saranno supportati dai cinesi. La cessione è una scelta obbligata.

    • Alberto magari fai proprio leva sul fatto che il Milan è rimasto in mani italiane con giocatori italiani. I tifosi apprezzano certe cose. Poi bisogna sempre vedere se l’inter si mette a vincere. Non vorrei che dietro ci fosse parecchia speculazione..

      • Che le future vittorie dell’Inter siano ancora sulla carta è senz’altro vero. Che il progetto di un Milan italiano, giovane e low cost sia un mero wishful thinking lo è, secondo me, altrettanto. Un progetto simile poteva avere una logica quattro anni fa, dopo la cessione di Ibra e T. Silva: ora, dopo tre anni di flop, non è proponibile, oltretutto a fronte di un’offerta come quella dei cinesi. Tra l’altro, gli italiani giovani e bravi sono pochi e costano tantissimo (Romagnoli docet).

  3. La Juve non ha solo il fatturato dalla sua, ma sta costruendo anno dopo anno con investimenti oculati, un patrimonio immobiliare e di diversificazione delle entrate.
    Prima lo J Stadium, poi il J Museum, il J Medical e l’anno prossimo il J Hotel, la nuova sede e il nuovo centro sportivo.
    Da quest’anno la Juve gestisce in proprio il merchandising visto che la Nike praticamente non lo ha gestito (dovremmo chiedere noi i danni alla Nike e non viceversa).
    Poichè dal punto commerciale la Juve sta crescendo, tra pochi anni avrà un fatturato con cui poter fare a meno della Champions League ed allora l’abisso con le altre sarà assoluto, e finalmente il gap con le big d’Europa quasi colmato.

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