Nuova legge diritti tv competitività europea. Equità non sempre vuoldire “tutti felici e contenti”, anzi. E il calcio italiano rischia di scoprirlo sulla propria pelle, con l’evoluzione dei regolamenti sui diritti tv. La legge Melandri (che regolamenta appunto la distribuzione dei diritti) così come la conosciamo ha i mesi contati. La modifica è in arrivo e una prima bozza di proposta sarà ufficializzata nelle prossime settimane grazie al lavoro delle deputate Bonaccorsi e Sbrollini. Ne parla oggi il quotdiano Libero.

Centrale sarà l’argomento dell’equità: serve maggiore equilibrio nella distribuzione delle risorse che arrivano dalle televisioni, oltre a paletti più netti per tutti i protagonisti (come gli advisor, leggasi Infront). Più equità vuol dire, in parole povere, che le big riceveranno meno soldi.

L’ipotesi infatti è quella di alzare al 50% (attualmente è invece al 40%) la parte di ricavi da distribuire in parte ugualia tutte le società, mentre il 30% in base alla popolazione e il 20% in base ai risultati storici.

Un restyling di un certo peso, che potrebbe spostare gli equilibri. Non tanto in Italia, dove comunque la forbice tra prima e ultima resterebbe ampia (la prima guadagna oggi 4,6 volte l’ultima, con la riforma il rapporto sarebbe 3,5 a 1), quanto piuttosto in Europa.

Perché, ad esempio, la Juventus potrebbe perdere quasi 10 milioni di euro rispetto all’attuale suddivisione dei diritti tv, passando da 103 a circa 94. Pure peggio potrebbe succedere se trasportassimo il modello inglese, che in sostanza distribuisce la maggior parte dei ricavi in parte uguali. E anche se parliamo di 10 milioni non sono pochi, perché quei 10 milioni valgono in sostanza uno stipendio di un big per una squadra come i bianconeri.

In SerieA potrebbe cambiare relativamente, in Champions League avere un top player in più o in meno influisce eccome. Certo, il discorso di base è giusto: sarebbe ora che il calcio italiano si affrancasse dai diritti televisivi come fonte primaria di sostentamento.

Per dire: stando ai dati Deloitte, i diritti tv hanno rappresentato il 56% del totale dei ricavi di Milan (40%), Juventus (62%), Inter (59%) e Roma (62%) nell’ultima stagione. Per il Manchester United i diritti tv sono il 27% dei ricavi, così come per Real Madrid e Barcellona sono intorno al 35%, l’Atletico Madrid sul 45%, il Bayern Monaco addirittura al 22%.

Che le italiane dipendano dalle televisioni è praticamente un dato difatto. Però dall’altra parte bisognerebbe riconoscere che il sistema calcio, in Italia, non funziona come all’estero. Per le squadre è difficile, se non impossibile, creare fonti di ricavo diverse dai diritti tv: sia per scarse capacità, ma soprattutto per problemi strutturali.

In questomodo riequilibrare i ricavi potrebbe essere un boomerang, perché sarebbe necessario muoversi inmanieracoordinata alla ricerca di altri mezzi per aumentare i fatturati (vedi stadi di proprietà, ad esempio). In tutto questo, poi, non è detto che aumentare i ricavi delle piccole aiuti ad aumentare lo spettacolo: i soldi in più potrebbero semplicemente servire per evitare che i proprietari facciano investimenti di tasca loro, e saremmo alpunto di partenza.

Servirebbe assicurarsi che vengano utilizzati in una certa maniera, magari in strutture o settore giovanile (come dovrebbero fare pure le big,ma questo è un altro discorso), e non che semplicementeliintaschino e basta. Equità sì, ma non troppa

1 COMMENTO

  1. è la volta buona così con il calo diritti tv x i grandi club di serie A che sviluppino maggiormente il marketing i ricavi commerciali e puntare sugli stadi di proprietà…ma soprattutto la lega deve applicare il controllo dei costi con fair play finanziario
    un pezzo dalla Gazzetta dello Sport di qlc anno fa dall’A.D. della Bundesliga che dice:
    “I requisiti finanziari sono controllati e valutati dalla Lega già a marzo, senza attendere la pubblicazione dei bilanci. Nei ricavi siamo appena dietro la Premier e 14 club su 18 hanno generato profitti nell’ultima stagione”.
    In Italia sono solo in 2 Torino e Napoli

    il link dell’art.intero
    http://www.gazzetta.it/Calcio_Estero/Bundesliga/04-12-2013/7-virtu-bundesliga-il-segreto-regole-seifert-201735675035.shtml

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