Retrocessione Aston Villa Championship riflessi economico finanziari. Quanto costa una retrocessione? Oltre ai calcoli meramente finanziari (sponsorizzazioni, equilibrio per il FFP, stadio e diritti tv) ci sono quelli estremamente pratici ma necessari a far quadrare il bilancio. Capita così – riferisce il Daily Mirror – che all’Aston Villa sia ormai inevitabile insieme al declassamento in Championship anche la rinuncia al 33% del personale impiegato nel club.

In altre parole: a fine stagione 500 persone verranno licenziate dal club che dovrà profondamente rivedere l’organizzazione e l’organico in vista della prossima stagione.

Incredibile il destino del club di Birmingham: in questo momento il proprietario statunitense Wantaway Randy Lerner è nel disperato bisogno di vendere e vuole assolutamente trovare un investitore. E dire che nel 2008 fu proprio lui a rifiutare l’offerta avanzata nientemeno che dallo Sceicco Mansour, indirizzato a Brimingham dalla corona reale con la quale la famiglia qatariota ha da sempre ottimi rapporti.

Davanti al no dell’Aston Villa Mansour virò sul Manchester City. Il resto è storia.

Quest’anno il Villa è stato – come nelle ultime stagioni – il club con la percentuale di riempimento più bassa in Premier League (meno dell’80% a partita). Una cifra che in Serie A la porrebbe al secondo posto dietro la Juventus ma che in Inghilterra è semplicemente ridicola.

Per questo i dirigenti stanno introducendo misure di emergenza, tra cui l’idea di chiudere la parte più alta della strada Trinity stand prossima stagione.

 

Intanto il presidente Steve Hollis sta procedendo ai tagli (sperando anche in alcuni forfait volontari), che riguardano sia personale a tempo pieno che part time oltre a numerose figure che vengono impegnate solo nel giorno partita (steward, catering e altro).