Stadi vuoti. La Liga sembra avere davvero l’intenzione di raggiungere l’obiettivo di espandere il proprio marchio all’estero per incrementare gli introiti derivanti dai diritti TV e generare maggiore interesse a livello commerciale. Per fare questo sta pensando di effettuare un’operazione che ha del clamoroso e destinata a fare discutere: infliggere una sanzione economica nei confronti di quei club che non riescono a portare un numero sufficiente di persone negli stadi. L’entità della multa deve essere ancora stabilita.

Secondo questa normativa, la sanzione scatterebbe per i club che non riescono a occupare nelle partite interne il 75% della capienza del proprio stadio. La multa potrebbe però addirittura raddoppiare nel caso in cui i seggiolini vuoti dovessero essere superiori al 50%.

Al momento, secondo quanto fa sapere la testata spagnola Futbol Finanzas, non ci sono ulteriori dettagli su questa decisione, ma sembra che le sanzioni possano essere addebitate integralmente al termine della stagione. Le conseguenze non sono però finite qui: le multe, infatti, avranno un impatto sul tetto salariale e sul budget che la società potrà destinare in sede di calciomercato per rafforzare la rosa.

Per ora non sono arrivate reazioni da parte dei club della Liga in merito all’introduzione possibile di questa norma, ma potrebbe essere un problema non da poco per molte società. La Spagna, infatti, risulta essere uno dei Paesi con i biglietti più costosi al mondo.

Stadi vuoti, in Italia situazione desolante

La situazione italiana non sembra certamente migliore. Anzi. La Serie A, infatti, risulta essere la quarta (su cinque) come media spettatori (peggio va solo in Francia), quinta come percentuale di riempimento. In questa speciale classifica regna, come ovvio, la Premier League (96%), inseguita da Bundesliga (93,1%), Liga (71,9%) e Ligue 1 (70%). Una situazione che peggiora sempre di più: nel 2013/2014, infatti, il nostro campionato aveva registrato una percentuale di riempimento del 54,6%, scesa la scorsa stagione al 54,1%. Una situazione dovuta certamente in parte alla crisi economica che colpisce ancora molte famiglie, ma anche alla partenza all’estero di diversi campioni.

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