Cairo Rcs – Nella tarda serata di venerdì 8 aprile, Cairo Communication, il gruppo editoriale quotato in borsa che fa capo al presidente del Torino, Urbano Cairo, (lo controlla con un pacchetto del 73%) ha lanciato un’offerta pubblica di scambio (ops) sul capitale di Rcs Mediagroup, la casa editrice del Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport, cui fanno capo anche i quotidiani spagnoli El Mundo e Marca.

Cairo, che è già azionista di Rcs con un pacchetto del 4,6% (ma detenuto a titolo personale), punta a salire al di sopra del 50% del capitale del gruppo editoriale di via Rizzoli, lasciarlo quotato, e chiedere alle banche creditrici (Ubi Banca, Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Unicredit e Bnp Paribas), esposte per 487 milioni di euro, di non mettere i bastoni tra le ruote.

L’offerta di Cairo, annunciata nello stesso giorno dell’ufficializzazione dell’accordo tra Vivendi e Mediaset, si è resa possibile in virtù dell’imminente uscita della famiglia Agnelli dal capitale di Rcs per puntare sul più sano Gruppo L’Espresso e diventare azionista di un nuovo polo editoriale con Repubblica, Stampa e Secolo XIX, accanto a Carlo De Benedetti.

Fiat Chrysler Automobiles (FCA), il gruppo automobilistico controllato dalla Exor della famiglia Agnelli, ha ancora in portafoglio il 16,73% di Rcs, ma ha già annunciato che a breve lo distribuirà pro-quota a tutti i propri soci, che saranno poi liberi di vendere o tenersi tali azioni. Exor, che riceverà da FCA un pacchetto di circa il 5% di Rcs ha già fatto sapere che cederà tali azioni sul mercato.

soci rcs
Cairo Rcs, la mappa dei soci di Via Rizzoli

Con gli Agnelli in uscita e con il fronte degli altri grandi soci di Rcs divisi sulle strategie per consentire alla società di Via Rizzoli di rilanciarsi, Cairo ha dunque deciso di rompere gli indugi, potendo contare sul sostegno di Intesa Sanpaolo (azionista e creditore di Rcs) e spiazzando il fronte composito formato da Mediobanca, Pirelli, UnipolSai e Diego Della Valle, la cui adesione all’ops non è dunque così scontata e che potrebbero mettere in campo una soluzione concorrente a quella del presidente del Toro.

Cairo Rcs, i dettagli dell’offerta

L’offerta pubblica di scambio promossa dalla Cairo Communication prevede l’offerta di 0,12 azioni del gruppo per ciascun titolo Rcs che viene valutato 0,551 euro per azione (premio del 32,6%). Coloro che aderissero all’ops riceverebbero pertanto non contanti ma azioni Cairo Communication, diventando così azionisti di quest’ultima società accanto al presidente del Torino, cui resterebbe tuttavia il controllo. Allo stesso tempo se l’ops avesse successo, Cairo Communication conquisterebbe il controllo di Rcs e il presidente del Toro potrebbe prendere le redini dell’azienda mettendo in atto il proprio piano di rilancio.

L’ops di Cairo è subordinata ad alcune condizioni di efficacia. In primo luogo, prima della conclusione dell’offerta, le banche creditrici di Rcs si dovranno impegnare a rinunciare alla facoltà di chiedere il rimborso anticipato del debito. La seconda condizione prevede che le banche si impegnino a non chiedere fino a fine 2017 a Rcs alcun rimborso in linea capitale, salvo quello anticipato parziale con l’incasso dalla cessione di Rcs Libri. Gli istituti creditori di Via Rizzoli si dovranno impegnare infine a non avvalersi del recesso dei finanziamenti, a non chiedere procedure concorsuali e a mantenere le linee in essere.

Cairo Rcs, il piano di rilancio per Via Rizzoli

Operativamente, il piano di Cairo prevede di tagliare i costi in Rcs, semplificando la «struttura societaria, organizzativa e dei processi aziendali» e di sviluppare ricavi massimizzando le potenzialità editoriali dei prodotti Rcs. I ricavi dovrebbero poi arrivare anche dalla parte non editoriale, con l’organizzazione di eventi sportivi e culturali.

Dal punto di vista editoriale Cairo ritiene di poter attivare significative sinergie tra le proprie attività e quelle di Rcs, attraverso:

  1. lo sfruttamento delle opportunità derivanti dall’affinità di pubblico e prodotto tra televisione (La7) e quotidiani, particolarmente nel settore news;
  2. il rafforzamento della qualità dei prodotti digitali legati alle testate del gruppo Rcs, che consenta anche il raggiungimento di un maggior grado di profilazione degli utenti e personalizzazione dei contenuti;
  3. la progressiva ottimizzazione dei processi di approvvigionamento di beni e servizi;
  4. la messa a fattor comune del grande patrimonio di esperienze e know-how di entrambe le aziende, attraverso l’attivazione di processi di condivisione delle migliori pratiche industriali e commerciali.

Per quanto riguarda le attività non strettamente editoriali Cairo ritiene di poter ulteriormente rafforzare l’offerta di Rcs in campi quali l’organizzazione di eventi sportivi e culturali. In questo ambito, Cairo Communication intende anzitutto focalizzarsi nella crescita nell’attività di organizzazione di eventi sportivi in Italia e all’estero, sfruttando le competenze specifiche già maturate da Rcs, l’elevata riconoscibilità e reputazione dei brand e la capacità di marketing del gruppo.

Cairo Rcs, la posizione degli altri soci forti

L’offerta lanciata venerdì sera non è stata concordata da Cairo con gli altri azionisti forti di Rcs, ad eccezione di Intesa Sanpaolo e del suo presidente Giovanni Bazoli (che secondo alcune ricostruzioni potrebbe essere nominato presidente del gruppo editoriale).

Secondo alcune fonti, sia Diego Della Valle (che è il secondo azionista con il 7,32%) sia Mediobanca (che ha ancora il 6,5%) ma anche Unipol (4,6%) non avrebbero gradito il blitz del presidente del Torino. Non si conoscono invece le posizioni di Pirelli (4,4%) e della famiglia Rotelli (2,7%) ma è difficile pensare che abbiano fornito un lasciapassare preventivo all’editore alessandrino.Per questo non è detto che ora scatti la controffensiva, ossia una contro-opa.

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