Seconde squadre Spagna modello centri federali. C’è Italia – Spagna a Udine e torna d’attualità il confronto tra noi e loro. Tra le due Federazioni ed i modelli organizzativi. Da una parte i campioni del mondo del 2006, dall’altra coloro che dal 2008 al 2012 hanno cannibalizzato i trofei internazionali con di mezzo il primo titolo mondiale. La Repubblica oggi dedica un approfondimento al modello spagnolo prendendolo come esempio e punto di riferimento per il nostro calcio in ottica futura.

Domani a Udine si gioca l’ottavo confronto in otto anni, il nono è già in calendario il 6 ottobre.

A livello di club, la distanza è siderale. La Spagna ne ha 6 ai quarti delle coppe e comanda il ranking Uefa, l’Italia è fuori da tutto. Real e Barça sono in testa alla Money League, la Juventus è l’unica italiana nella top ten.

Ma sul piano federale, il gap economico non c’è. Nel 2014, la Rfef, la federcalcio spagnola, ha avuto entrate per circa 127 milioni (43,3 dagli sponsor: 17 l’anno da Adidas, che ha rinnovato fino al 2018). La Figc per 169, 42,2 milioni dagli sponsor, ma maggiori contributi statali prima dei tagli del Coni (68,9 milioni contro i 15,5 alla Rfef).

La Spagna ha 70 centri federali territoriali, la metà di proprietà. L’Italia vuole aprirne 200 entro il 2020, ne sono attivi 5: spazi virtuali, più che fisici, ogni lunedì la Figc prende in affitto strutture esistenti per fare lavoro tecnico e fisico sui giovani locali.

Il segreto della Spagna però è un altro. Nel 2010, su 23 campioni del mondo, 20 erano passati dalle seconde squadre: le formazioni riserve dei grandi club che giocano fuori classifica dalla B in giù. Palestra buona anche per gli allenatori, se è vero che Zidane si è trovato catapultato dal Castilla al Real Madrid, e si è portato dietro il figlio.

In Italia, il campionato Primavera resta poco competitivo, lo scalino che porta in A è troppo alto per tanti. Paradossalmente, è la Nazionale che fa un favore ai club svezzando in azzurro giovani che in campionato non giocano mai.

Come l’Italia, anche la Selección ha un ct in uscita, ma senza polemiche: Del Bosque lascerà dopo otto anni, in Italia hanno superato questa soglia solo Pozzo e Bearzot. Lui guadagna 2,5 milioni l’anno, Conte sfiora i 4,5.

Il n. 1 della Rfef, Ángel María Villar, in carica dall’88 e pronto a ricandidarsi, percepisce 150mila euro, Tavecchio solo 13mila.