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Urbano Cairo (Insidefoto)

Urbano Cairo 10 anni Torino bilanci. Dal lodo del 2005 a un campionato 2015-2016 in cerca d’identità, in mezzo ci sono stati utili, plusvalenze, ma anche affari personali e una crescita evidente della società. E’ il percorso del Torino di Cairo analizzato da Tuttosport in un ampio articolo in cui viene affidato l’approfondimento a Michele Serri, analista di CF – calcioefinanza.it.

Il primo dato fondamentale che viene alla luce è l’assenza di debiti con le banche: un dato molto importante per valutare la salute della società. L’altra caratteristica principale del Torino in questi ultimi anni è l’autofinanziamento, con la produzione di utili: frutto dei successi di Ventura sul campo, dei ricavi dalle tv e delle compravendite dei giocatori sul mercato.

Intanto, mentre i tifosi del Toro agognano di tornare in Europa League, un giorno, come era successo nella scorsa stagione, il mondo della finanza italiana si attende che Cairo, dopo La7, dia la scalata all’impero editoriale di Rcs.

Il Toro di Cairo e Ventura fabbrica di plusvalenze. E, fino a prova contraria, anche di utili. In attesa che esca dal forno il 10° rendiconto del Torino sotto la gestione di Cairo (con la chiusura del bilancio attestata allo scorso 31 dicembre, come da anno solare), è illuminante osservare in una visione sinottica i conteggi degli anni scorsi, per individuare non solo il trend, ma anche la filosofia che sta dietro alle strategie imprenditoriali del numero uno granata.

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La B era un dramma «Complessivamente, dal 2006 al 2014, il Toro ha accumulato perdite per 45 milioni: come da risultato netto in tabella», riassume Michele Serri, financial football analyst, di CF – calcioefinanza.it.

Il risultato negativo dei primi 9 bilanci di Cairo è stato influenzato negativamente, in modo massiccio, dagli anni compresi tra il 2009 e il 2012 (in coincidenza totale o parziale con i campionati disputati in serie B).

«Negli ultimi anni, invece, i risultati sono stati positivi, con i ricavi che sono andati in crescendo, soprattutto sulla spinta della componente dei diritti televisivi, saliti progressivamente oltre il tetto dei 30 milioni negli ultimi due bilanci: quasi 35 milioni nel 2013 e poco meno di 40 nel 2014, con in aggiunta i 6 milioni scarsi di proventi dettati dalla partecipazione all’Europa League», spiega Serri.

Negli ultimi 2 bilanci conosciuti, Cairo ha festeggiato per la prima volta altrettante chiusure in attivo: un milione abbondante nel 2013 e quasi 11 milioni nel 2014. E anche l’esercizio 2015 (il bilancio sarà approvato in primavera) vedrà un’altra importante plusvalenza, fondamentale per i conti: quella da 17,619 milioni (dati ovviamente ancora da ufficializzare), legata al passaggio del difensore della nazionale italiana, Darmian, al Manchester United. Ogbonna, Immobile, Cerci.

Morale: anche il prossimo bilancio dovrebbe dunque ballare su cifre non negative, pur se il Torino dovrà mettere in conto un calo sensibile del giro d’affari.

Mancheranno i 5,7 milioni di proventi arrivati nel 2014 dalla partecipazione all’Europa League e pure i diritti tv che le pay tv Sky e Mediaset Premium riconosceranno al club granata saranno inferiori ai 39 milioni garantiti nel 2014 (peggior posizionamento in classifica e mancata qualificazione alla competizione continentale).

«Questi ricavi potrebbero quindi attestarsi sui 33-34 milioni, come nel 2013. Ma ciò che resta straordinario è la ripercussione positiva che Ventura ha sul bilancio del club quanto alle plusvalenze, grazie alle cessioni dei calciatori», spiega ancora Michele Serri.

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«Secondo le elaborazioni di CF – calcioefinanza.it, dal 2012 al 2015 il Torino ha realizzato plusvalenze per oltre 63 milioni di euro, grazie alla cessione dei giocatori che si sono messi in luce sotto la guida di Ventura. Il dettaglio: 576.000 euro nel 2012 (Ventura è approdato a Torino nell’estate del 2011, ndr), 13.350.000 euro nel 2013 (in testa la cessione di Ogbonna, ndr), 31.895.000 euro nel 2014 (fonti principali, le partenze di Immobile, Cerci e D’Ambrosio, ndr). Con Ventura, fino al 2014, Cairo ha realizzato ben 45.821.000 di euro di plusvalenze, a cui bisogna aggiungere, per l’appunto, la cifra relativa alla cessione di Darmian allo United, nella scorsa estate: che comparirà nel prossimo bilancio».

Dal 2006 al 2014, Cairo ha sfornato 79.983.000 euro di plusvalenze: con Darmian, arriverà a 97.602.000 euro. «Quasi 100 milioni, sì, di cui 63.440.000 “firmati” da Ventura» (cioè grossomodo il 65%, e in “appena” 4 bilanci su 10: considerando, per l’appunto, anche il prossimo).

«La gestione Ventura, una volta consolidatasi, ha davvero trasformato il modello di business del Toro: da società legata alle risorse del proprietario a società che si autofinanzia innanzi tutto con le plusvalenze», puntualizza l’analista finanziario del sito Calcio e Finanza.

«Basti notare che queste dal 2013 al 2014 sono più che raddoppiate, da 13,3 milioni a 31,8 milioni».

Il dato che più interessa al presidente Urbano Cairo è quello della posizione finanziaria netta: «Lievitata da 1 a 11,22 milioni, tra il 2013 e il 2014, a fronte di un patrimonio di 12,4 milioni», sottolinea sempre Serri.

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Dal 2006 al 2014, evidenzia Serri, «Cairo ha versato 59.130.000 euro nel Torino, che equivale a una spesa media in 9 anni di 6.570.000 euro. Media che si abbassa a 5.913.000 euro in 10 anni, considerato che il bilancio 2015 chiuderà presumibilmente col segno più e non ci sarà bisogno di iniezioni di nuovo capitale».

Non solo: «L’incidenza del costo del personale tesserato sui ricavi, al netto delle plusvalenze, è sceso al 57% nel 2014, rispetto al picco del 131% del 2011, generato dal crollo dei ricavi legato alla serie B. Per quanto riguarda, poi, lo sponsor tecnico e di maglia, il Torino ha ricevuto nel 2014 oltre 4,6 milioni. Non certo poco, considerando che l’Inter sta rinnovando con Pirelli sulla base di 9 milioni all’anno più bonus, che arriverebbero solo in caso di trionfi in campionato o in Champions League (circa 45 milioni in 5 anni, ndr)».

Filosoficamente, strategicamente, materialmente, «la capacità di realizzare plusvalenze nel modello di business che ha organizzato Cairo sarà cruciale anche per i prossimi bilanci, a cominciare dall’esercizio in corso, cioè quello del 2016».