Dove si giocheranno i Mondiali 2026? La prima sfida di Gianni Infantino da nuovo presidente della FIFA sarà la votazione sulla sede del Campionato del Mondo del 2026. Le pressioni sono forti e dopo il rinvio della votazione inizialmente prevista per l’estate del prossimo anno (2017) a Kuala Lumpur, il vertice della FIFA è chiamato ad una decisione importante in occasione di quelli che stando ai programmi presentati dal nuovo presidente FIFA potrebbero essere i primi mondiali a 40 squadre.

Lo slittamento potrebbe essere di un anno (ma non è nemmeno escluso un ripristino immediato del calendario, dopo il ritorno alla normalità alla FIFA), nel frattempo arriveranno le candidature e – soprattutto – si cercherà di mettere mano alle regole per capire quali continenti saranno aperti alla scelta.

Quando Sepp Blatter annunciò che il Mondiale sarebbe andato a rotazione nei vari continenti (finendo poi per arrivare al’anomalia della doppia approvazione Russia 2018 – Qatar 2022) il suo fu soprattutto un abile maneggio per imbonirsi le federazioni minori, a scapito delle europee, da cui arrivavano gran parte dei suoi voti.

In questi giorni l’elezione di Infantino è stata celebrata come il ritorno dell’Europa al centro del calcio, e l’impressione che i parametri per l’assegnazione possano molto presto cambiare, aprendo nuovamente le porte all’Europa è molto forte.

Su questo punto il nuovo presidente venuto dalla segreteria generale dell’UEFA dovrà misurarsi e vincere dando subito dimostrazine di forza soprattutto ai suoi grandi elettori. Una forza che si misurerà anche e soprattutto in tempismo e velocità.

Il Nord America sarebbe già pronto con USA e Canada (quest’ultimo forte dell’ottima riuscita del Mondiale di calcio femminile 2015) che vorrebbero per sé la manifestazione. I due paesi stanno investendo congiuntamente per lo sviluppo del soccer (la MLS sconfina a Toronto, Vancouver, Montreal) ma questa volta le iniziative sono individuali. Più arretrate invece le speranze del Messico.

Per i criteri geopolitici della FIFA (non solo quelli di Blatter ma anche quelli precedenti che vedevano l’alternanza di fatto tra America e Europa) l’organizzazione del Mondiale 2026 dovrebbe essere interdetta a Cina e India, altre due potenze in espansione in ambito calcistico, alla ricerca di una ribalta di livello internazionale, essendo stato assegnato il Mondiale precedente ad un Paese asiatico, il Qatar. Un mondiale, quello 2022, particolarmente discusso soprattutto a causa della collocazione invernale, dal 21 novembre al 18 dicembre.

Per la stessa motivazione non potrebbero concorrere le europee, in quanto una confederazione non può ospitare un campionato del mondo fino alla terza edizione successiva all’ultima disputata in un Paese di appartenenza (in questo caso la Russia).

Ma nonostante questo la candidatura dell’Inghilterra (non ancora formale ma di fatto già pronta) potrebbe crescere già nei prossimi mesi. Quanto resisteranno le regole di Blatter? E quanto conterà alla fine la volontà forte dell’Europa di rimettersi al centro del calcio? La candidatura russa del resto è formalmente europea (la federazione fa parte dell’UEFA) ma non è vissuta come tale dagli altri paesi.

Ecco allora che la Football Association si appresta a giocare la sua carta più importante. La candidatura peraltro cadrebbe a 60 anni da England 1966, l’unico mondiale che il 30 luglio 1966 vide la vittoria proprio della squadra di casa in finale contro l’allora Germania Ovest.

Dopo lo smacco del 2018 ed il successo del mondiale di Rugby 2015 il Paese si appresta quindi a giocarsi la rivincita. L’immagine di Infantino a Wembley in occasione della sua campagna elettorale, in questo senso, potrebbe diventare l’icona di una designazione annunciata.

Impossibile ovviamente pensare a cosa succederà da qui al 2026, ma è chiarissimo che la crescita economica della Premier League stia sostenendo passo passo ogni miglioria senza bisogno di stravolgimenti finalizzati all’evento. E del resto la sostenibilità di un evento (come sta accadendo per Euro 2016) sembra essere la regola: non più cattedrali nel deserto come per Brasile 2014 e Qatar 2022 ma fiducia a Paesi che già respirano calcio e possono permettersi di ospitare la kermesse iridata.

Le alternative non mancano dall’Africa (il Marocco da tempo prova a mostrare il suo lato moderno per accreditarsi come organizzatore credibile) fino naturalmente all’Australia (Australia e Nuova Zelanda) mentre è noto che la Cina ha nelle sue mire l’organizzazione di un mondiale come coronamento del piano di espansione voluto nel calcio dal presidente Xi Jinping. Ma per quello si dovrà aspettare.

 

1 COMMENTO

LASCIA UNA RISPOSTA:

Please enter your comment!
Please enter your name here