Zanetti, Nedved e gli altri: chi sono le bandiere rimaste nelle società

Dirigenti bandiere Serie A, non tutti gli addii dei giocatori storici sono stati traumatici quanto quello di Francesco Totti (o di Paolo Maldini, per restare ai tempi recenti)….

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Dirigenti bandiere Serie A, non tutti gli addii dei giocatori storici sono stati traumatici quanto quello di Francesco Totti (o di Paolo Maldini, per restare ai tempi recenti). Anzi, i casi di ex calciatori rimasti dirigenti nella società in cui hanno militato per lunghi anni non mancano, pure nelle grandi squadre.

In Italia i casi più noti sono quelli di Pavel Nedved alla Juventus e Javier Zanetti all’Inter, entrambi vicepresidenti in due club che spesso hanno privilegiato l’utilizzo di bandiere nell’organigramma. L’ex centrocampista ceco, ritiratosi nel 2009, dal 2010 fa parte del consiglio d’amministrazione bianconero, diventando vicepresidente il 23 ottobre 2015, seguendo quasi le orme di Giampiero Boniperti, che oggi della squadra torinese è presidente onorario.

Zanetti, invece, aveva un contratto da vicepresidente già pronto al momento del ritiro, prendendo idealmente il ruolo che era stato di Giacinto Facchetti. E da quest’anno l’argentino è in buona compagnia, visto che in nerazzurro è arrivato anche Dejan Stankovic come Club Manager (mentre Ivan Cordoba ha lasciato il ruolo da team manager nella scorsa stagione).

In società c’è anche Beppe Baresi, passato dal settore giovanile a vice di Mourinho negli anni del portoghese e ora di nuovo in un ruolo legato ai ragazzi. Un po’ come quello che aveva Bruno Conti alla Roma (ma ora si occupa di altro), mentre il fratello di Beppe, Franco, al Milan fa parte del settore marketing.

Non solo big, però. Ex bandiere trasformate in dirigenti ci sono anche a Bologna, con Marco Di Vaio diventato Club Manager; a Genova sponda Samp, dove Giovanni Invernizzi è il responsabile del settore giovanile (e pure Montella non è tanto lontano dall’essere una bandiera doriana); a Torino, dove ci sono addirittura due ex storici granata in società come Antonio Comi (oggi Direttore Generale) e Giacomo Ferri (Team Manager); a Udine Andrea Carnevale magari non sarà una bandiera in senso stretto, ma i 5 anni in bianconero lo hanno segnato, e oggi è a capo di uno dei settori scouting più importanti d’Europa. Infine c’è anche chi, come Totti, si deve ancora ritirare ma ha già un contratto da dirigente pronto: parliamo di Gianpaolo Bellini, all’ultimo anno da giocatore, poi pronto ad entrare nell’organigramma dell’Atalanta.

Dirigenti bandiere Serie A, cosa accade all’estero

Anche nel resto d’Europa i club più importanti non si lasciano sfuggire l’occasione di inserire in società le figure storiche. Basti pensare al Bayern Monaco, dove Karl-Heinz Rummenigge è il presidente e Franz Beckenbauer il presidente onorario. A Barcellona, oltre a Guardiola in panchina, c’era Txiki Begiristain, con i due che dalla prossima estate si ritroveranno al Manchester City, con Luis Enrique impegnato a portare avanti il “barcelonismo” in panchina in Catalogna. Gli eterni rivali del Real Madrid invece, per quanto riguarda le relazioni istituzionali, puntano sul Buitre, Emilio Butragueño. 

Il caso più importante in Europa forse è quello di Ryan Giggs. Che dopo 24 stagioni come giocatore al Manchester United ora si è trasferito dal 2014 sulla panchina dei Red Devils, prima come vice di Moyes, poi come sostituto una volta esonerato lo scozzese, infine di nuovo vice ma di Van Gaal (e chissà se lo sarà anche di Mourinho l’anno prossimo). Nello staff c’era pure un altro giocatore della storica “classe ’92” dello United, come Nicky Butt, che da qualche settimana è diventato responsabile dell’academy dei Red Devils.

Ora resta da capire quale sarà il percorso di Francesco Totti. “Ha un contratto da calciatore fino a giugno e uno di sei anni da dirigente”, le parole del dg della Roma Baldissoni. Resta da capire se il Pupone vorrà davvero avere subito un ruolo alla Zanetti o Nedved, o se preferirà continuare a giocare.