Autarchia, italianità e risparmio irrompono sulla scena abituata a ben altri annunci e a ben altri budget: il prossimo sarà di 50 milioni di euro, non un centesimo di più. Il Milan ha chiuso la trattativa con mister Bee, è rientrato in corsa per la Championa, ma ora deve puntare ad una nuova formula per il futuro. Una novità importante che segna una cesura col passato e di cui dà conto oggi La Repubblica.

E’ sparita l’asiatica fenice: i 480 milioni che la cordata cinese del broker thailandese Taechaubol avrebbe dovuto versare per il 48% a Fininvest (non al Milan, è bene precisarlo). Così il padrone ha dovuto ammettere l’ingresso nel club dell’austerity, i cui membri non possono competere economicamente con Real, Barcellona, Bayern, Chelsea, United e City, ma anche Juve.

La tardiva resa al realismo è arrivata durante il vertice di famiglia ad Arcore. Ma Berlusconi l’ha ammantata di un sogno: un Milan giovane e italiano, percorso iniziato con Mihajlovic, riabilitato dai risultati.

Rimarrà il mistero di come la meteora Bee e i suoi misteriosi soci sarebbero potuti rientrare da un investimento ritenuto, da tutti gli specialisti, il doppio della cifra congrua. Dare per buona la capitalizzazione di un miliardo di euro per il 100% del Milan era già considerato un azzardo finanziario un anno fa.

Ora il castello è crollato per i guai delle Borse mondiali: l’operazione si basava sulla successiva quotazione, probabilimente a Hong Kong. Le inchieste sul calcio italiano non hanno aiutato l’immagine e hanno complicato la trattativa: la Procura di Milano ha messo sotto accusa la finanziaria di Lugano delegata alla transazione economica tra Bee e Fininvest.

Ora i figli Marina e Piersilvio preferirebbero la vendita del Milan, un peso economico. Ma decide il padre “fondatore” delle fortune di famiglia. Sarà difficile che arrivino altre proposte soddisfacenti: Fininvest non vuole abbassare la valutazione, né scendere in minoranza (come ha fatto Moratti con l’indonesiano Thohir).

Berlusconi dovrà dunque provvedere alla squadra, ma con nuove regole: budget limitato e costante negli anni, ricorso a giovani promesse, fine della grandeur. Oggi non ci sono 150 milioni per un nuovo stadio, come dimostrato dalla bocciatura del progetto Portello della figlia Barbara. Ma i ricavi di uno stadio di proprietà rimangono l’unica strada per tornare a comprare campioni.

Si aspetta l’elezione del nuovo sindaco, per riavviare con l’Inter la trattativa su San Siro: acquisto e ristrutturazione in comune, anche questo in nome dell’autarchia. Nel frattempo Berlusconi esige la tregua tra i due Ad, al momento lontanissima.

Galliani resta il plenipotenziario sportivo, Barbara quello commerciale. L’uno si getta sul mercato (Mammana, ventenne centrale del River Plate). L’altra annuncia l’accordo con Le Sports per la diffusione sul web, in Cina, di Milan Channel.

Il Milan squadra sta nascondendo le magagne del Milan società. Mihajlovic incassa la fiducia di un Berlusconi: peccato per lui che si chiami Piersilvio. «A me piace: non per come mette in campo la squadra, ma per il suo carattere. Dà ordine al collettivo. Ci serviva più lavoro sul gruppo, non ci servivano più investimenti». Un altro indizio di austerity.