Regolamenti squadre riserve in Europa. “Io sono per il made in Italy, purtroppo ancora il sistema non ci da’ gli strumenti adatti. Manca la seconda squadra che ci permetterebbe di avere i giovani sott’occhio quotidianamente, due gruppi vicini con la stessa metodologia di allenamento ma per l’ottusita’ dei nostri governanti siamo l’unica nazione in Europa a non avere questo strumento, limitando la crescita dei giovani”. Lo ha detto BeppeMarotta, amministratore delegato della Juventus, ai microfoni di “Radio Anch’io Sport” su RadioUno.

Marotta, che nell’intervista ha anche parlato d’altro, finge di non sapere che la sua affermazione non è affatto vera. L’Italia, in altre parole, non è l’unica nazione in Europa a non avere questo strumento. E questo vale sia in assoluto, sia nell’Unione europea e sia considerando solo i grandi campionati.

Questo non accade ad esempio in Inghilterra dove l’EDS (Elite development system) è decisamente più simile alla nostra Primavera che alle squadre B di altri paesi. Si tratta di un campionato Under21 in cui l’unica differenza rispetto alla nostra primavera è il meccanismo promozioni – retrocessioni.

L’idea delle squadre riserve era stata ventilata un paio di anni fa e subito rigettata dalla Football league che vuol difendere l’uguaglianza di tutti i club nelle varie competizioni della piramide.

Per il resto in Spagna le squadre riserve (under 23 o under 25) non possono giocare nel campionato delle squadre A. Spesso queste società sono del tutto indipendenti dal punto di vista operativo rispetto lle loro prime squadre.

In Olanda, paese da sempre all’avanguardia nella crescita dei giovani, esiste un sistema diverso: la Beloften Eredivisie dà accesso alla Coppa d’Olanda (mentre ad esempio in Spagna è esattamente il contrario: si giocano campionati “misti” con prime e seconde squadre ma queste ultime non vanno nella Copa del Rey). A Ajax, Psv e Twente è stato invece consentito di schierare le proprie squadre B in seconda divisione, ma gli olandesi se ne sono già pentiti: recentemente il Twente è stato escluso tre anni dalle coppe per aver tentato deliberatamente di fuorviare la commissione licenze della KNVB, la Federcalcio olandese. L’annuncio è arrivato dopo un’indagine sul rapporto tra il Twente (che ha annunciato di non voler fare ricorso contro il provvedimento) e il fondo Doyen Sport, in particolare in merito alle modifiche apportate nel novembre di quest’anno che non sono state rese note alle autorità.

In Germania le squadre B giocano invece solo i campionati al di sotto della terza divisione, ed in questo caso la federazione ha fatto una netta inversione di tendenza rispetto alle regole più ampie lasciate negli anni 90 (nel 1993 l’Herta Berlino B fece la finale di Coppa di Germania). Idem in Francia – tutt’altro paese dal punto di vista del mercato calcistico – dove le seconde squadre stanno tra i dilettanti.

A conti fatti oltre che non essere vera la storia del “così fan tutti” è vero anzi il contrario, ovvero che la tendenza è a restringere le possibilità operative delle seconde squadre. Questo va detto ad onor del vero, a prescindere dai giudizi positivi o negativi che ciascuno può dare su questo tipo di misura.

1 COMMENTO

  1. Le seconde squadre sarebbero fondamentali per provare a rilanciare il sistema calcio (chiaramente è solo una delle tante cose da fare). I ragazzi che escono dalla primavera finiscono quasi tutti per perdersi, dove i migliori vanno a fare le riserve in squadre di b che lottano per salvarsi e la maggior parte va in lega pro a fare le riserve o a giocare solo perchè le società prendono dei premi di valorizzazione. Basterebbe avere le squadre b in lega pro dove tutti gli anni ci sono squadre che falliscono e ci sono sempre meno squadre, invece in italia si pensa solo alla multiproprietà (vedi lotito con la salernitana) per scambiarsi i giocatori e fare plusvalenze per sistemare i bilanci.

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