Accordo salva Bari Giancaspro. Un milione e mezzo di euro per dare ossigeno alle casse del Bari. Provvidenziali per pagare oggi 450mila euro di stipendi ed evitare una clamorosa penalizzazione. Gianluca Paparesta, come spesso gli è capitato da quando ha preso il Bari, ha trovato in extremis la soluzione. E per la prima volta ha a aperto il capitale della società.

Sullo sfondo – stando alle indiscrezioni di questa mattina del Corriere dello sport – ci sarebbero anche un paio di possibili trattative intorno al Bari: una con un facoltoso imprenditore pugliese con attività al Nord, l’altra con un interlocutore cinese, pronto a sbarcare in Puglia per fare affari e puntare sul Bari come fiore all’occhiello.

Ma nel calcio che divora quattrini, Paparesta ha subito puntato al sodo aprendo la porte del Bari all’imprenditore della porta accanto. Non sarà un magnate russo, come nei sogni dell’ex arbitro, ma se non altro per un po’ gli farà dormire sonni tranquilli.

L’accordo per cedere il 5 per cento del pacchetto azionario all’imprenditore molfettese Cosmo Antonio Giancaspro, che opera nel settore delle energie rinnovabili e in quello immobiliare è stato ratificato presso lo studio del notaio Titti D’Alesio.

«Porgo il mio personale benvenuto al dottor Giancaspro, ringraziandolo per aver voluto partecipare insieme con me a questo stimolante e affascinante progetto, augurandogli nel contempo di poter raccogliere insieme le migliori soddisfazioni sportive», il breve comunicato diffuso dalla società biancorossa, a chiudere il cerchio alla notizia anticipata dal Corriere del Mezzogiorno.

Quello di Giancaspro sembra solo il primo passo all’interno del club: la sua intenzione sarebbe quella di proseguire nella scalata, probabilmente attraverso un aumento di capitale da due a quattro milioni di euro. Intanto si è preso un pezzettino del Bari, fino a ieri tutto della famiglia Paparesta (95 per cento Gianluca, il 5 del padre Romeo).

L’ex arbitro era da giorni in stretto contatto con la Banca Popolare di Bari per trovare il modo di onorare l’incombenza. Forse ce l’avrebbe fatta, ma non ha voluto rischiare per non provocare un danno di immagine alla società e di classifica alla squadra, che lotta punto su punto per le prime posizioni del campionato di B. Per evitare affanni si è fatto un alleato pronto ad aprire il portafogli in caso di necessità.

Che il Bari non navigasse nell’oro si era capito chiaramente anche nell’intercettazione di una telefonata nell’ambito dell’inchesta su Infront, nella quale Claudio Lotito chiedeva al numero uno della società adivisor per i diritti televisivi di erogare al Bari 500mila euro per una precedente scadenza per il pagamento degli stipendi.

Se si aggiunge che la gestione sportiva del Bari è fra le più onerose di questo torneo cadetto, con molti elementi pagati come top player per la categoria, si capisce come Paparesta non potesse andare avanti da solo. Per quanto gli incassi siano i più sostanziosi a livello di serie B, questa voce non sarebbe stata sufficiente ad arrivare senza patemi d’animo sino a fine campionato.

Solo la promozione in A, con la conseguente cascata di soldi dei diritti televisivi (non meno di 30milioni di euro), avrebbe garantito al Bari un futuro sereno. Ma sarebbe stato un gioco d’azzardo, sin troppo legato al verdetto del campo, e così Paparesta si è tutelato con l’operazione conclusa nelle ultime ore.

Nel frattempo può tirare il fiato e portare avanti il suo progetto, puntando anche sulla concessione pluriennale del San Nicola, la cui bozza preparata dai tecnici del Comune è ora nelle mani degli esperti della società per le eventuali controdeduzioni.

 

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