Multa diritti tv 2015 2018, ora il rischio è concreto. Il 19 ci sarà l’audizione prima del pronunciamento del collegio presieduto da Pitruzzella e la Lega riunirà a breve il consiglio per esaminare le carte.

Ne scrive oggi La Gazzetta dello Sport che torna nel dettaglio sulla vicenda a partire dal giugno 2014 quando ci fu l’ormai famoso accordo.

L’assemblea dei club di A assegnò il pacchetto A a Sky, quelli B e D a Mediaset chiedendo alle autorità la deroga della sublicenza in modo che i duellanti potessero scambiarsi i diritti, con Sky ad avere le dirette dell’intero campionato, di cui 132 partite in esclusiva, e Mediaset a mantenere la copertura sulle big.

L’apertura delle buste era stata spiazzante: Sky aveva presentato le offerte più alte per i pacchetti A (357 milioni annui) e B (422) con l’ambizione di ottenere l’esclusiva delle principali 8 squadre, Mediaset aveva fatto un’offerta monstre per il D (306) ma condizionata all’ottenimento di uno dei pacchetti principali.

Alla fine si è arrivati a un compromesso che ha consentito alla Lega di incassare 943 milioni a stagione, il 14% in più rispetto al ciclo precedente.

Secondo l’Antitrust esistono gli estremi per parlare di “un’intesa complessa, avente a oggetto l’alterazione dell’esito della gara per l’assegnazione dei predetti diritti con una ripartizione degli stessi diversa dall’assegnazione che sarebbe derivata sulla base delle offerte presentate. Ciò ha distorto il funzionamento dei meccanismi competitivi, ostacolando sia la concorrenza di nuovi operatori nell’immediato (Eurosport, ndr) che la concorrenza “sul merito” e il possibile ingresso di nuovi operatori anche per il futuro”.

Un’intesa che coinvolgerebbe non solo Sky e Mediaset ma anche la Lega e Infront, «che hanno seguito una strategia volta a evitare l’annullamento della gara (e lo svolgimento di una nuova procedura competitiva), prediligendo una soluzione concordata ispirata da Infront e dai vertici della Lega».

L’Antitrust ricostruisce tutto l’iter. La prima fase di profonda ostilità tra i due broadcaster, con «iniziative di lobbying» nei riguardi di presidenti di società di A nei giorni in cui la Lega era divisa al proprio interno: c’erano da valutare le offerte più alte di Sky, il fattore del pacchetto D (offerta condizionata di Mediaset), i rischi di contenziosi legali.

Poi lo scenario cambia e l’Antitrust fa notare come «l’assegnazione dei diritti da parte della Lega si accompagna alla negoziazione dell’accordo di sub­licenza relativo al pacchetto D tra Mediaset e Sky. In particolare le evidenze agli atti provano che tale accordo viene negoziato dalle due società già prima dell’assegnazione dei diritti avvenuta il 26 giugno 2014 alle ore 22.15».

Per dimostrarlo l’Antitrust cita nell’istruttoria un giro di mail tra i legali delle due emittenti: «Quantomeno dalle 17.42 le predette parti avevano discusso del contenuto della scrittura privata relativa alla sub­licenza». E viene pure menzionata una telefonata fatta, nella mattinata di quel giorno, da Marco Bogarelli, presidente di Infront, all’a.d. di Sky Andrea Zappia «per comunicare come avrebbe proceduto nelle assegnazioni la Lega: A a Sky, B e D a Mediaset. In tale telefonata viene indicata la disponibilità di Mediaset di sublicenziare tale ultimo pacchetto a Sky, indicando anche la disponibilità della Lega a procedere a richiedere le necessarie autorizzazioni ai sensi del decreto Melandri».