Cda Napoli, i conti si fanno in famiglia. Negli ultimi 5 anni infatti la società partenopea ha versato complessivamente ai membri del Cda ben 18,7 milioni di euro lordi, una media di circa 3,74 milioni l’anno. Una sorta di dividendo, in pratica, anche perché a far parte del Cda sono quasi esclusivamente familiari di Aurelio De Laurentiis.

Fino al 2014, infatti, il Cda era formato, oltre che dal patron, da i figli Edoardo (vicepresidente) e Valentina, da sua moglie Jacqueline (vicepresidente) e da Andrea Chiavelli, braccio destro del presidentissimo azzurro e ufficialmente consigliere delegato. Dal 2015 è entrato nel ramo sportivo della famiglia anche il terzo figlio, Luigi, che finora si era occupato principalmente della FilmAuro. Anche senza l’ultimo entrato, il Napoli era una delle società che versava più compensi al proprio Cda, toccando la cifra di 18,7 milioni di euro lordi dal 2010 ad oggi, secondo quanto emerge dai bilanci della SSC Napoli. Una cifra che è decisamente diminuita nel 2015 rispetto alle ultime annate, passando dai 5,5 milioni del 2014 agli 1,02 milioni attuali, ma che comunque resta alta per il nostro campionato (anche rispetto alla scorsa stagione).

Cda Napoli, i compensi degli ultimi 5 anni
Cda Napoli, i compensi degli ultimi 5 anni

Cda Napoli, il 2015 in rosso influisce

Diminuzione dovuta soprattutto alle difficoltà dell’ultimo bilancio, chiuso con un rosso di 13,1 milioni dopo 8 anni di fila in utile, colpa soprattutto della mancata qualificazione in Champions League e delle ridotte plusvalenze (nessuna cessione in stile Cavani o Lavezzi) rispetto alle ultime annate a fronte di maggiori costi legati a investimenti nella rosa. Un disavanzo coperto senza che De Laurentiis mettesse mano al portafoglio, ma facendo fronte alle riserve.

Se si fa eccezione per l’investimento iniziale necessario a rilevare il club azzurro dal fallimento, il produttore cinematografico è riuscito, diversamente da altri proprietari di squadre di Serie A, è riuscito in questi anni a fare in modo che il Napoli si autofinanziasse. Un obiettivo raggiunto anche in virtù del fatto che la società partenopea, “risorgendo” di fatto dal fallimento, ha avuto la possibilità di strutturare i propri costi in funzione dei ricavi.

Questo ha permesso al Napoli di chiudere in utile ben otto esercizi di fila, mettendo assieme profitti per un totale di circa 70 milioni. Un meccanismo che nell’esercizio 2014/15, chiuso per la prima volta in rosso, sembra essersi, almeno per ora, inceppato.

Insieme a tutto questo, però, emerge anche il dato dei compensi versati al cda Napoli. Un’affare di famiglia, sostanzialmente. Una sorta di dividendo, dicevamo, grazie al quale inoltre sono stati ripagati anche i primi investimenti, che all’epoca dell’acquisto si aggiravano sui 16/17 milioni di euro, oltre ad un prestito da 31 milioni da parte di UniCredit che la società ripagò alla banca nel giro di tre anni. Ognuno dei 5 membri del Cda si è portato a casa 3,74 milioni a testa dal 2010 ad oggi: un bel gruzzoletto, firmato Cavani e Lavezzi.