In Europa vince chi è in grado di programmare meglio, puntando sui giovani e dando fiducia nel medio-lungo periodo ai propri giocatori. Retorica? No, realtà.

Se è vero che molti dirigenti si riempiono la bocca di parole ormai vuote come programmazione e valorizzazione dei giovani è altrettanto vero che i numeri possono aiutare a dirci cosa effettivamente conta per un calciomercato vincente.

Sapete cosa hanno in comune gli ultimi 8 club che hanno vinto la Champions League ad eccezione delle due italiane Inter e Milan?

Sono tutti compresi nella classifica dei 20 club che hanno il miglior rapporto tra età dei calciatori prescelti e durata media del rapporto di lavoro coi calciatori (data dal tempo che intercorre tra l’acquisto e la cessione di un giocatore).

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Insomma, il calciomercato è bello ma può fare danni enormi.

Cosa ci dice inoltre questa classifica?

Innanzitutto che il 70% delle squadre che stanno ai primi 20 posti per rapporto età/durata dei propri ingaggi riescono a qualificarsi per le coppe europee.

O se preferite: centellinare gli acquisti e puntare su giocatori di prospettiva non è garanzia di successo, ma chi non fa così ha la certezza di non poter vincere.

Vero anche che i club minori purtroppo vengono “disturbati” in questa strategia dalle superofferte dei maggiori, ma altrettanto chiaro che in un quadro generale a vincere è il mix di età ed esperienza che può dare comunque un risultato di stabilità nel tempo.

Non è un caso se in queste ore nelle analisi della crisi di società come la Roma o il Genoa emergono puntualmente alcuni appunti a dirigenze eccessivamente attive sul mercato.

I rossoblù, ad esempio, sono nella classifica dei peggiori club europei dal punto di vista della permanenza dei giocatori in rosa (stando ad una ricerca dell’osservatorio sul calcio CIES) ed il loro caso è il primo in assoluto se si considerano solo le squadre che attualmente militano nei cinque campionati più importanti d’Europa.

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Altri esempi in questo senso possono essere, ad esempio, il Portogallo e la Russia.

– il Portogallo nell’ultimo quinquennio ha visto salire dal 46,9% al 52,6% il totale dei nuovi giocatori movimentati durante l’anno. Da allora i portoghesi sono passati da un probabile quarto posto europeo ai danni dell’Italia nel ranking all’attuale rischio di venire scavalcati da Francia e Russia.

– la Russia al contrario nell’ultimo quadriennio ha visto scendere il numero di giocatori movimentati di quasi il 5%: dal 44,7% al 33,9%.

E nella classifica europea – in cui il nostro paese non brilla trovandosi all’ottavo posto con il 45% dei giocatori movimentati – tutte le maggiori nazioni stanno agli ultimi posti dei 31 paesi analizzati dal CIES. Questo accomuna Spagna (22esima: 35,7%), Inghilterra (23esima, 35,5%), Germania (28esima: 30,9%) e Francia (29esima: 30,3%).

Tornando infine al nostro Paese, pare a questo punto quasi scontato dire che è la Juventus la squadra che in questi anni ha dato maggiore stabilità al proprio progetto tecnico figurando tra le 25 squadre i cui giocatori hanno la permanenza media più lunga nel club. Un ulteriore indizio della bontà di una strategia ponderata.

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