Colori tradizionali squadre di calcio da salvaguardare e così compiere scelte controcorrente non è più così insolito. Rinunciare a uno sponsor tecnico e ai fondi che questo è in grado di garantire rappresenta una scelta non solo anticonformistica, ma allo stesso tempo coraggiosa in un periodo come quello attuale in cui per ogni club incrementare i fatturati è fondamentale per competere ad alti livelli. Questo, però, è quello che ha deciso di fare il Le Havre, la formazione più antica di Francia che, stanca delle proposte ritenute troppo “consumistiche” arrivate da Nike, ha attivato il marchio del club per tessere le propri divise senza condizionamenti. Questa operazione doveva però essere fatta in pieno rispetto della storia della società che si rifà ai colori di Oxford e Cambridge.

Jean-Pierre Louvel, presidente della squadra francese che milita in Ligue 2, ha così voluto ribadire in maniera chiara quali siano i colori del club e per quale motivo siano stati scelti. In un’epoca come quella attuale in cui a prevalere è troppo spesso l’aspetto commerciale non si deve dimenticare mai di trascurare la tradizione: I nostri colori sono il blu dell’Università di Oxford e celeste come quella di Cambridge che si devono affiancare verticalmente, occupando le stesse proporzioni“. Per il patron rispettare queste idee era fondamentale e così, dopo tre anni in cui non sono mancati i confronti con lo sponsor tecnico Nike ha deciso di agire in un modo diverso.

L’idea di tornare alle origini del club ha spinto così il Le Havre ad autoprodursi le maglie, una scelta insolita ma coraggiosa. Il marchio societario ha deciso di far tessere le proprie divise in Portogallo, ad un costo superiore rispetto a quanto era stato preventivato da Nike, ma con il chiaro intento di ottenere l’apprezzamento da parte dei tifosi.

Il Le Havre ci ha tenuto comunque a sottolineare che questa operazione non è nata in seguito a una rottura dei rapporti commerciali con Nike: la formazione francese, infatti, si è autoprodotta solamente la prima maglia, quella che solitamente viene utilizzata in occasione delle gare disputate in casa. Quella bianca da trasferta e il resto dei kit, compresi quelli da utilizzare in allenamento, continuano a essere realizzati dalla Nike che ha voluto salvaguardare questo rapporto commerciale e non ha creato problemi al club transalpino.

Almeno per ora una situazione di questo tipo non ha precedenti in Italia, dove non mancano le situazioni in cui i club, pur di mantenere gli introiti con lo sponsor tecnico, accettano di indossare divise con colori decisamente inusuali rispetto a quello tipici della squadra. Ne sono un esempio le terze maglie, che troppo spesso appaiono originali e poco apprezzate dai tifosi più tradizionali: in questa stagione, infatti, ad esempio il Milan è sceso in campo in alcune occasioni con una divisa verde e gialla, mentre quella della Juventus è nera con i bordi delle maniche color oro. Le critiche non mancano, ma i soldi che ne derivano sembrano essere più importanti. Anche se al Le Havre sembrano pensarla davvero diversamente.

1 COMMENTO

  1. La Nike non ha mai capito a fondo i valori del Calcio.
    Società americana troppo slegata dalle tradizioni e dai valori delle società calcistiche.
    Molto meglio l’Adidas in questo senso, poiché europea e nata col calcio.
    Non si possono fare obbrobri come la maglia seghettata della Juve di qualche anno fa, la maglia rugbistica del Barcellona di quest’anno e quella da mafioso dell’Inter dell’anno scorso !!!!
    Le tradizioni contano e una maglia deve essere fatta per piacere ai tifosi.