Il procuratore generale dello stato di New York Eric Schneiderman ha dichiarato all’inizio del mese di novembre che gli sport di fantasia – tra cui il fantasy football, la versione football americano del nostro fantacalcio, ma anche fantabasket, fantabaseball e tutte le loro declinazioni nelle varie attività – costituiscono una forma di gioco d’azzardo illegale nel suo stato.

Il provvedimento ha causato la chiusura di due operatori come DraftKings e FanDuel infliggendo un colpo significativo all’industria dei fantasy game, che negli USA vale miliardi di dollari, mentre in Europa ha appena fatto capolino con società come la maltese Oulala.com.

Non si tratta della prima forma restrittiva in questo senso, Arizona, Iowa, Louisiana, Montana e Washington hanno già dichiarato illegali i fantasy games a premi, ma stavolta il colpo viene inferto proprio al cuore del business dei due siti più importanti.

Schneiderman ha sostanzialmente chiesto a DraftKings e FanDuel, i due giganti del settore,  di smettere di accettare “scommesse” da residenti di New York, anche se formalmente non ha chiesto alla società di interrompere condurre la propria attività nelle sedi di New York, dove le ricerche dicono che sia concentrato il maggior numero di abituali giocatori di fantasy games.

Il problema non riguarda solo le aziende, ma anche l’indotto e la pubblicità generata da questi siti, che hanno accordi con tutte le principali società sportive di New York, con il Madison Square Garden (tra cui la segnalatica sul campo nelle partite dei Knicks): secondo una analisi Albert Fried il Madison se DraftKings dovesse rinunciare all’attività potrebbe perdere da 5 a 20 milioni di dollari di entrate.

Ma tutte le società sportive più rappresentative hanno interessi che incrociano quelli dei siti di fantasy games. In particolare per DraftKings sono i New York Giants e i New York Yankees (le cui quote sono detenute in parte anche da Legends, un investitore nel settore) mentre FanDuel ha offerte pubblicitarie con i Brooklyn Nets e i New York Jets.

 

Fino a questo momento i siti di fantacalcio si erano difesi dall’Unlawful Internet Gambling Enforcement Act del 2006 sostenendo che i loro erano “giochi di abilità”. E su questo hanno rilanciato. Ma Schneiderman ha posto l’accento sulla componente casuale oltre che sui rischi connessi alle ludopatie.

Secondo Schneiderman i due più grandi siti di fantacalcio americani avrebbero distribuito più di 3 miliardi di dollari in premi nel 2015 attraverso “scommesse su eventi al di fuori del loro controllo”. Nulla comunque è stato fatto per la restituzione delle vincite da parte dei newyorkesi.

In un comunicato FanDuel – che ha quartier generale a New York in un ufficio da 3.800 mq e una sede satellite che ne occupa altri 2.000 circa – ha attaccato duramente il procuratore, accusato di puntare l’industria per farsi un po’ di “copertura stampa”. “Abbiamo operato in modo aperto e legalmente a New York per diversi anni – si legge nel comunicato -. L’unica cosa che è cambiato oggi è la mente del procuratore generale”.

Lo stesso DraftKings ha reagito alla sentenza che considera “affrettata”, annunciando la battaglia legale e evidenziando come altri Stati come Florida o Illinois abbiano adottato un approccio più ragionato, stimando che siano 56 milioni gli americani che abitualmente giocano frequentando i siti online.

Il procuratore ha ulteriormente risposto ponendo l’accento sui rischi di ludopatie connesse al gioco online, ai fantasy games in particolare.

Diverso era stato invece l’approcio del Nevada, che aveva definito il business legato al fantacalcio come una normale attività di scommesse sportive richiedendo una licenza per operare nello stato. Entrambe le compagnie, da quel momento, avevano immediatamente stoppato il loro business in Nevada.