«La Serie A è migliorata e sta tornando ad alti livelli. Nelle difficoltà, i club sono stati bravi a puntare sui giovani. Il nostro calcio è nuovamente competitivo in Europa. I problemi non sono tecnici, ma ambientali. Gli stadi vecchi e vuoti sono il nostro grande limite. Un derby giocato senza le due curve, come quello romano, è un brutto segnale. Agli ultrà è stato concesso troppo e tornare indietro ora non è facile». Fabio Capello, che sabato sarà al Bernabeu per assistere al Clasico tra Real Madrid e Barcellona, intravede segnali di recupero da parte della Serie A rispetto alle altre top League europee ma, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, sottolinea come il grande limite del nostro calcio, anche dal punto di vista economico, rimanga quello degli stadi, gran parte dei quali vecchi e non adeguati e dunque spesso semivuoti anche in occasioni di partite di cartello.

Non sarà così, fortunatamente, per Juventus Milan di sabato sera. Non solo perché lo Juventus Stadium è finora l’unico stadio al passo con i tempi della Serie A (in attesa che vengano completati i lavori allo stadio di Udine), ma anche per il fascino della sfida tra bianconeri e rossoneri, entrambi a caccia di punti per non perdere terreno dal drappello di squadre in testa alla classifica e per provare a mettere a segno una rimonta con la conquista della qualificazione alla Champions League, essenziale dal punto di vista economico per entrambi i club. Da questo punto di vista Capello vede più Juve che Milan.

«Credo più alla Juve», osserva l’ex tecnico della Russia, «Mi pare che le prime risposte siano già arrivate e penso che possa tornare in corsa per il titolo. Una partenza lenta era prevedibile dopo gli addii di Tevez, Vidal e Pirlo. Il Milan ha cambiato molto e va dato tempo all’allenatore. Il calcio ha purtroppo questo difetto: è impaziente. Quando compri molti calciatori di buon valore, pensi che il più sia fatto, ma non è così. Per vincere devi avere una base solida e acquistare due ottimi giocatori per volta».

Nell’intervista alla Gazzetta, Capello si sofferma anche sugli attacchi dei terroristi dell’Isis a Parigi e sul clima di terrore che sta condizionando anche il mondo del calcio, dopo il fallito attentato kamikaze allo Stade de France e i rinvii per ragioni di sicurezza delle amichevoli tra Belgio e Spagna e tra Germania e Olanda.

«Il terrorismo vuole colpire i grandi centri di aggregazione, il calcio è un evento che può radunare 100 mila persone», fa notare Capello, «Un attentato lì avrebbe una cassa di risonanza formidabile. Mi colpisce il fatto che i terroristi arrivino anche a suicidarsi per provocare una strage, in nome di un Dio e di una religione. È gente che non ha rispetto della propria vita e quando raggiungi questi livelli, sei pronto a tutto. L’altro aspetto che mi atterrisce è che le vittime vanno moltiplicate: ai morti degli attentati bisogna infatti aggiungere il dolore profondo, inumano, delle famiglie».

Capello, che è stato anche ct dell’Inghilterra, ha infine sottolineato l’importanza di momenti come quello di Wembley con il minuto di silenzio e la Marsigliese cantata dai settantamila presenti ad assistere alla partita Inghilterra-Francia. «È stata un’iniziativa bellissima. Gli inglesi hanno dimostrato ancora una volta di essere un popolo serio ed efficiente. Il momento in cui il principe William ha deposto i fiori, con il premier Cameron alle sue spalle, è stato uno di quei gesti che fanno la storia. La gara è stata l’aspetto meno interessante. Una buona Inghilterra ha battuto una Francia che non poteva avere la testa giusta per giocare, ma i calciatori di Deschamps vanno elogiati perché non si sono tirati indietro».

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