La sezione albanese dell’Interpol e la Procura generale hanno annunciato ieri sera che Francesco Becchetti, l’imprenditore italiano proprietario di Agon Channel (la prima tv delocalizzata nell’altra parte dell’Adriatico), è stato fermato la scorsa settimana dalla polizia britannica nella capitale dove è proprietario di una villa. Becchetti è accusato dai pm di Tirana di evasione fiscale, riciclaggio di denaro e falso in documentazione. Lo riporta oggi il Corriere della Sera.

Becchetti un anno fa è diventato proprietario del Leyton Orient, squadra della zona Est di Londra (in passato aveva conteso lo stadio Olimpico al West Ham) che milita in League 2 (la quarta divisione, raggiunta dopo la retrocessione dello scorso anno). In passato era stato anche amministratore delegato della Roma Volley.

Tempi duri, insomma, per i presidenti italiani dopo i guai che stanno riguardando anche il presidente del Leeds United (ex Cagliari) Massimo Cellino.

All’imprenditore — attivo in Albania nell’ambito non solo dei media, ma anche dei rifiuti e dell’energia — subito dopo il fermo è stata notificata la richiesta della magistratura albanese. L’uomo è stato poi rilasciato ma — spiega Interpol Tirana — è sorvegliato per evitare una possibile fuga.

Nell’inchiesta, conclusa alla fine di luglio, la Procura albanese sostiene che Becchetti, la madre (e socia) Liliana Condomitti, il suo collaboratore Mauro de Renzis, la collaboratrice locale Erjona Troplini e la dipendente di una banca di Tirana avrebbero messo in piedi «un gigantesco schema di riciclaggio» che gli avrebbe fruttato «alcuni milioni di euro».

L’imprenditore è sospettato di aver evaso il fisco per 770 milioni di lek (5,5 milioni di euro). Tutti elementi che hanno portato, a giugno, al sequestro del 60% delle azioni di Agonset (la società che gestisce la parte televisiva), di «Energji», «Cable System», «400KV», Fuqi» e al blocco dei conti bancari di tutti gli accusati.

Poche settimane fa è arrivato anche lo spegnimento della parte albanese di Agon Channel. Resta ancora attivo il segnale italiano dell’emittente (che usa gli stessi studi e le stesse strutture di quella rivolta al pubblico del Paese balcanico).

Secondo Francesco Becchetti l’inchiesta e il mandato d’arresto delle autorità albanesi sono una ritorsione del governo guidato dal primo ministro socialista Edi Rama. «Non hanno prove, si accaniscono perché il mio canale è libero», raccontava a metà giugno. Ora Becchetti può decidere di consegnarsi lui stesso in Albania. Oppure aspettare la metà di dicembre quando un giudice, a Londra, deciderà in maniera definitiva sulla sua estradizione in esecuzione del mandato di cattura internazionale emesso dalla procura di Tirana l’8 giugno scorso. Estradizione che fonti degli organi di giustizia del «Paese delle aquile» danno per certa.

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