Sono passati quasi due mesi dall’allontanamento di Marco Fassone dall’Inter, una scelta che ha fatto certamente discutere, ma fino ad ora il dirigente non aveva mai avuto modo di dire la sua e ha avuto così l’occasione di farlo per la prima volta dagli studi di Sportitalia. Il primo argomento trattato quindi non poteva non essere il motivo dell’addio, che ufficialmente non è stato mai del tutto spiegato: “Domanda da rivolgere al presidente Thohir. Io mi sono dato delle spiegazioni, ci ho pensato una settimana-dieci giorni standoci anche male. Credo che il dualismo con l’amministratore delegato lo abbia indotto a fare una scelta.

L’inizio di campionato per i nerazzurri è stato comunque al di sopra delle aspettative, anche se inevitabilmente già nelle settimane passate era circolata la voce di un grosso rischio per il bilancio dei nerazzurri in caso di mancata qualificazione alla Champions League. Fassone però su questo ci tiene a chiarire: Il club ha bisogno rapidamente di tornare nella fase a gironi di Champions League per una questione economica e gli investimenti fatti quest’anno sono funzionali all’obiettivo. Non ci riuscisse il valore della rosa è tale da rientrare in qualche modo negli investimenti fatti“.

Inizialmente Fassone sembrava essere arrivato in nerazzurro con l’obiettivo di realizzare uno stadio di proprietà (il dirigente ha avuto un rulo chiave per il progetto dello Juventus Stadium), ma anche se per ora i nerazzurri sembrano essere convinti di ristrutturare San Siro poter contare su un impianto è ormai inevitabile: Stadio nuovo fondamentale. Certamente credo sia nei piani di Thohir una della priorità e mi sarebbe piaciuto rimanere a Milano a coltivare il progetto”.

L’ex direttore generale nerazzurro ha poi chiarito anche come siano andate le cose con Mazzarri: “Prendiamo tutte le decisioni insieme: Ausilio, il sottoscritto, il presidente e l’allenatore. La decisione di prolungare il contratto di Mazzarri fu una decisione comune e ritenuta giusta. Mazzarri è sempre stato chiaro dal punto di vista contrattuale. Lui vuole avere un anno di paracadute e alla fine del primo anno voleva sapere se aveva la fiducia della società. Dovevamo scegliere se prolungare o esonerarlo. Dopo la stagione appena chiusa col 5° posto, obiettivo minimo e con tante operazioni fatte ritenevamo che le cose per la stagione successiva potessero andare meglio. Purtroppo le cose sono andate come sapete e alla fine c’è il rammarico di aver cambiato in corsa allenatore, con Mancini che ha di fatto perso il primo anno per ricostruire”.

In estate Fassone è stato inoltre protagonista di uno dei colpi di mercato realizzati dall’Inter, l’acquisto di Kondogbia strappato al Milan a suon di milioni ed è per questo che il dirigente ha voluto ricostruire come sia andata l’operazione che ha portato in nerazzurro un indubbio talento per il centrocampo: “Su Kondogbia ormai si sanno molte cose, tanto era mediatica come trattativa. Si è lavorato con Mancini per convincere Geoffrey. Noi potevamo mettere sul piatto di meno di quanto potesse offrire il Milan e abbiamo fatto un grande sacrificio. Il fatto che Mancini abbia potuto parlare col giocatore è stato determinante. E il ragazzo ha accettato un ingaggio inferiore rispetto a quello che il Milan gli ha proposto. Con la sua volontà è stato più facile trattare col Monaco”.

La società di Corso Vittorio Emanuele è stata certamente una delle protagoniste di questo mercato estivo nonostante non avesse grandi capacità di spesa, ma anche in questo alcuni meriti devono essere ascritti proprio a Fassone: “Scouting eccellente con Massimo Mirabelli. Ausilio valuta tutti i suoi suggerimenti e alla fine si arriva a una soluzione congiunta. Capita che arrivino giocatori suggeriti direttamente da Mancini, come ad esempio Yaya Touré. L’ivoriano non è mai stato vicino vicino per le condizioni poste dal Manchester City ma c’è stato un momento in cui il giocatore sembrava convinto, grazie a Mancini, del progetto Inter. Quando abbiamo dei vincoli finanziari o non fai mercato o con un po’ di creatività ti adoperi e vincoli la permanenza di alcuni giocatori in base a delle presenze che trasformano il prestito in obbligo. C’è da convincere le società ma lì devi essere bravo a negoziare. Il caso di Perisic è indicativo”.

Anche l’altra squadra di Milano, il Milan, nonostante diversi rinvii sembra essere vicina a un cambio importante in società con l’ingresso di Bee Taechaubol che dovrebbe acquisire il 48% delle quote ed è per questo che un paragone con quanto fatto da Thohir è inevitabile: “Ne so poco e non so quanto sia veritiero quello riportato. Paragone Bee-Thohir non fattibile dato che si parla da una parte di un soggetto che vuole comprare quote di minoranza, mentre nel caso di Thohir si sapeva sin da subito che avrebbe preso la maggioranza. Le banche oggi più che mai sono importanti per i club, pochi sono riusciti a trovare un certo equilibrio. La stessa Inter ha trovato delle banche che hanno creduto nel progetto societario, ritenuto solido. E l’Inter adesso ha un margine costi-ricavi pari a zero, per cui il percorso virtuoso è iniziato”.

Il rapporto con l’Inter, però, pur essendosi chiuso in modo inaspettato non ha comportato esborso di denaro per la società a favore dell’ex direttore generale: “Nessuna buonauscita per me”.

Infine un giudizio su due personalità importanti del panorama del calcio attuale come Aurelio De Laurentiis e Andrea Agnelli con cui ha lavorato in passato: “De Laurentiis è un ottimo presidente, per lui parlano i risultati. Nel mio caso non si parla nemmeno di un divorzio dato che avevo due anni di contratto e quando mi arrivò l’offerta dell’Inter comunicai al club l’intenzione di lasciare. Con Agnelli ho lavorato poco. Andrea è arrivato nel maggio del 2010 e io ad agosto ho lasciato, quindi il mio giudizio sarebbe molto superficiale. Detto questo per lui parlano i risultati. Contrasti Elkann-Agnelli? Quando c’ero io direi di no”.