I club italiani non torneranno a dominare in Europa senza stadi più moderni. Ormai da tempo continuiamo a lamentarci della difficoltà delle squadre italiane a competere con i più importanti club europei e una delle ragioni di questa situazione è da ricondurre a stadi fatiscenti e ormai obosoleti. Di questo ne è convinto anche il quotidiano inglese “The Guardian” che ha effettuato uno studio per analizzare meglio la situazione mettendo in evidenza i problemi delle milanesi e come sia fondamentale per generare introiti avere un impianto di proprietà. Il caso della società rossonera è eloquente. il presidente Silvio Berlusconi ha annunciato il mese scorso che il club avrebbe continuato a condividere lo stadio di San Siro con l’Inter e che il progetto di costruire un nuovo impianto nella zona del Portello sarebbe stato accantonato a causa di un disaccordo sul terreno. Lo sponsor della società, Fly Emirates, era sul punto di sostenere finanziariamente lo stadio da 48.000 posti, ma Berlusconi ha assicurato alla stampa di essere troppo affezionato a San Siro per poterlo lasciare definitivamente.

In realtà, il fallimento dell’idea di costruire un impianto più moderno rappresenta un durissimo colpo per un club il cui fatturato medio a partita è sceso del 6% nella stagione 2014-2015. Secondo la Deloitte Football Money League, i 24,9 milioni di euro che sono stati guadagnati a ogni stagione hanno rappresentato solo il 10% del loro reddito complessivo. Si è quindi sottolineato che le entrate commerciali potrebbero rivelarsi fondamentali per il futuro del Milan, anche se non ci sono fonti che possono migliorare in modo significativo a breve termine.

Una situazione simile è quella che si è verificata all‘Inter, caduta al diciassettesimo posto nella classifica degli introiti, la loro posizione più bassa, nonostante le loro entrate siano in aumento del 18%. Le presenze allo stadio sono aumentate in media del 9%, ma l’incasso a giornata è diminuito del 3%. Queste cifre spiegano bene un problema ben più ampio che coinvolge la serie A.

Il fatto che l’italia sia al secondo posto nella classifica dei guadagni dei club dimostra che, se i club del nostro Paese riuscissero a massimizzare al meglio i guadagni a partita, sarebbero in grado di ridurre in modo significativo il divario rispetto agli altri club europei. Una regola come il fair play finanziario rende importante per i club massimizzare il loro guadagno allo stadio per compensare le spese.

Ma perchè l’Italia è così indietro in questo ambito? La Coppa del Mondo di Italia ’90 che si è svolta nella Penisola viene ricordata per varie ragioni, ma 25 anni dopo molti club sono ancora alle prese con i debiti da saldare legati alle ristrutturazioni degli stadi che sono state effettuate per gli eventi. Le spese complessive per portare le strutture a norma sono state dell’84% rispetto al bilancio del club. Il finanziamento è arrivato in parte dal Comitato Olimpico Italiano, che ha insistito per l’istallazione in molti casi di piste di atletica. Questo ha però portato i tifosi più lontani dal campo ed è ancora adesso oggetto di dibattito.

I profitti potenziali da ottenere per ogni giornata sono stati inoltre ostacolati dagli alti canoni di locazione che i club devono corrispondere all’amministrazione locale, ma la mancanza di una moderna infrastruttura non consente nemmeno entrate da altri canali aziendali. Se i club non hanno stadi di proprietà, mancano anche altri introiti, mentre nei campionati stranieri altri tipi di investimenti non mancano.

La Juventus ha invece fissato lo standard che può essere seguito da altri club di serie A con la costruzione dello Juventus Stadium sul terreno dove prima si trovava lo Stadio Delle Alpi nel 2011. Il vecchio stadio era particolarmente detestato dai sostenitori bianconeri e il fatto che il Delle Alpi è durato solo sedici anni prima di essere stato demolito è la dimostrazione di come il 90% degli impianti italiani sia obsoleto. La nuova arena costruita dalla Juventus ha ottenuto 41 milioni di euro lo scorso anno ma è solo uno dei tre stadi appartenenti a tre club di serie A, insieme al Mapei Stadium del Sassuolo e allo stadio Friuli dell’Udinese. La capacità dell’impianto è di 41 mila posti, è sostenibile per fini ambientali e dispone di un centro commerciale, il museo del club e una serie di aree hospitality da utlizzare a fini commerciali che rientrano all’interno dello Juventus Premier Club. Forse l’aspetto più importante è che i tifosi sono molto più vicini al terreno di gioco, offrendo una vista panoramica senza alcun ostacolo.

Adam Digby, l’autore del libro “Una storia in bianco e nero” sottolinea che l’amore che i tifosi della Juventus provano per il proprio stadio è unanime: “Dopo anni di condivisione all’Olimpico con il Torino o in cui si è dovuto giocare in uno stadio senz’anima come il Delle Alpi, un sostenitore bianconero alo Juventus Stadium si sente a casa. Questo ha generato un senso di appartenenza perchè l’impianto è piccolo e pieno – i biglietti disponibili sono spesso pochissimi -, per questo quando i giocatori hanno la possibilità di partecipare attivamente a una partita ci si sente più importanti rispetto a prima quando quando le tribune erano mezze vuote”.

Mentre Digby non riconosce che l’impianto sia un elemento integrante dei recenti successi della Juventus, l’autore sottolinea l’importanza di un complesso di questo tipo a lungo termine. “Il successo inizialmente è avvenuto per l’impatto che ha avuto Antonio Conte e per alcuni importanti affari di mercato. E’ essenziale comunque sottolineare per sostenere questo che lo stadio ha permesso alla Juventus di aumentare lentamente il monte ingaggi  e quindi di acquistare i migliori giocatori e alternative di qualità che scelgono di andare avanti. E’ difficile però proseguire in questo modo perchè, sapendo che il resto della serie A è particolarmente indietro in questo ambito, la percezione che genera il nostro campionato è difficile da superare. La Juventus non può farlo da sola e ha bisogno che altri grandi club italiani seguano il suo esempio nella realizzazione di strutture più moderne”.

La Juventus non è comunque l’unico club che ha introdotto strutture più moderne. La Roma ha annunciato il progetto che prevede la costruzione di uno stadio da 52 mila posti nella zona di Tor di Valle della città. I gialorossi lasceranno quindi il sovradimensionato Olimpico per trasferirsi in un nuovo impianto simile al Colosseo. Il presidente della Roma James Pallotta ha sottolineato che il club ha bisogno di una nuova casa se vuole tenere il passo con gli altri grandi club d’Europa: “Se vogliamo competere come un top club in tutto il mondo abbiamo bisogno di un nuovo stadio, uno stadio che sia di esclusiva proprietà della AS Roma”. Secondo quanto riferisce il club il nuovo stadio dovrebbe essere completato entro la stagione 2017 – 2018: la volontà è quella di costruire un vero salotto per il mondo del calcio, con suite di lusso private, lounge box e poltrone riservate per il club. Nel tentativo di soddisfare gli ultras, verrà riservata una sezione da 14.000 posti per replicare la vecchia Curva Sud.

La consapevolezza che gli stadi esistenti siano un freno per i club di serie A è un’idea che ha ormai iniziato a prendere piede ed è per questo che non solo le società più importanti stanno lavorando a un progetto di modernizzazione degli impianti. Insieme al rinnovamento dello stadio Friuli compiuto dall’Udinese, il Torino ha recentemente posato il primo mattone per il nuovo stadio Filadelfia, che è davvero vicinissimo allo stadio Olimpico.

C’è comunque ancora una lunga strada da percorrere per i club italiani se vogliono arrivare al livello dell’èlite europea, ma la burocrazia è un altro elemento che può essere un ostacolo sulla via del progresso, come dimostrato nel caso del Milan di Berlusconi. Se si confronta infatti il guadagno medio di 24,9 milioni di euro a stagione per i rossoneri con quello sponsorizzato sempre da Fly Emirates come l’Arsenal che arriva a 119,8 milioni a stagione, si può vedere chiaramente il divario tra i due. Vale la pena però ricordare che gli abbonamenti allo stadio Emirates possono costare da 1.000 a 2.000 sterline, costi che non sarebbero certamente praticabili in Italia.

Nonostante questo, però, i club del nostro Paese possono davvero migliorare se riuscissero a detenere stadi di proprietà, liberandosi del costo opprimente che devono versare alle amministrazioni locali. Solo in questo modo il campionato riuscirà ad attirare ulteriori investimenti. A quel punto l’idea di tornare a dominare in Europa come accaduto alla fine degli anni ’80 e ’90 potrebbe non essere un progetto solo sulla carta.

 

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