Violenza stadi – Violenza negli stadi, l’Osservatorio resta vigile. Si è tenuto come da programma questo pomeriggio alla Facoltà di Economia dell’Università di Parma un convegno dal titolo “La violenza negli stadi”, un evento fortemente voluto dall’Associazione Italiana Calciatori che vigila in maniera costante sulla situazione che attraversa l’intero movimento, non solo degli atleti coinvolti e con la consapevolezza che la sicurezza dei tifosi sia fondamentale per vivere al meglio lo spettacolo del campo.

A questo appuntamento hanno voluto prendere parte le più alte cariche del mondo calcistico e di quello dedicato al controllo e alla gestione delle manifestazioni sportive. Tra i presenti anche Alberto Intini, direttore dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, che ha fatto il punto sulla situazione italiana, dando un’occhiata anche agli altri Paesi.

Il fenomeno continua a essere ancora drammaticamente troppo presente in Italia, nonostante i proclami che negli anni siano stati lanciati da più parti, anche se almeno per ora, in questo inizio di stagione si deve registrare un leggero miglioramento. Intini, che con il suo incarico si occupa di verificare l’andamento di eventuali partite a rischio, ha così sottolineato la volontà di prestare una costante attenzione su quello che accade dentro e fuori gli stadi.

“Quest’anno è partito abbastanza bene, fino ad ora abbiamo una situazione abbastanza accettabile, è un evento quelle delle manifestazioni calcistiche abbastanza ondivago, che poi risente dell’andamento del campionato. Stiamo sempre con l’occhio vigile. Sul piano culturale non c’è molta differenza tra il tifoso ultras italiano e quello europeo o di altre parti. Per quanto riguarda invece dello spettatore del calcio nel suo complesso c’è un po’ di differenza culturale tra l’Italia ed altri Paesi, che tiene conto delle caratteristiche e delle tradizioni di vari popoli. La situazione nostra non è molto dissimile dalle altre”.

Il dirigente ci ha tenuto però a precisare che si tratta di una situazione che non riguarda solamente in Italia, anche se all’estero le misure che spesso vengono prese possono apparire più durature e incisive: “I problemi – ha continuato Intini – sono ovunque, anche in quei paesi come l’Inghilterra o la Germania che vengono considerati rispetto a noi delle oasi, quando in realtà non è così. Se noi non riusciamo ad ottenere determinati comportamenti dai tifosi nel nostro Paese rispetto a quello che ottengono gli inglesi, ad esempio, è perchè è diverso l’ordinamento in generale, dove le sanzioni lì sono più effettive e pesanti, e le norme hanno un effetto deterrente maggiore a quello che si ha qui da noi”.

Tra i presenti anche Giorgio Marchetti, direttore delle Competizioni dell’Uefa, che ha portato il suo punto di vista anche sulla situazione in Europa: La violenza negli stadi non è un fenomeno che in Europa è sparito, esiste. Ovviamente ci sono paesi dove il fenomeno è più marcato, ed altri Paesi dove il fenomeno e’ stato contenuto meglio. Certamente non si può  dire che sia un fenomeno solo italiano. Le leggi non puniscono abbastanza chi compie episodi violenti? E’ difficile per noi parlare di problematiche specifiche, è possibile che le punizioni in Italia non arrivino ad essere afflittive, d’altra parte sappiamo che uno dei problemi in Italia è anche legato agli stadi, che non sono a livello dei migliori stadi europei. Questo ha dei riflessi sul discorso legato alla violenza. La mia ricetta per il futuro? La prima cosa che serve sono stadi moderni. Uno stadio e’ un luogo di fruizione dello spettacolo, purtroppo gli stadi italiani hanno molti difetti. Serve anche una grande risposta da parte dello stato e degli organizzatori sportivi, ma anche molta organizzazione da parte dei club”

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