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“Lo sport on demand non è interessante e competitivo quanto quello live”. Con questa ragione i vertici dell’azienda, impegnati ieri nella video-conferenza successiva alla presentazione dei risultati del terzo trimestre, il CEO Reed Hastings e il Chief Content Officer Ted Sarandos hanno tolto Netflix dalla corsa per i diritti sportivi tv.

Ma se da una parte Hastings e Sarandos escludono una concorrenza con aziende del calibro di Sky e Mediaset, dall’altra definiscono il perimetro delle future concorrenze guardando ad un’altra azienda che recentemente ha guardato all’Italia nel suo progetto di espansione, ovvero Vice. “Molto probabile” infatti è considerato l’impegno di Netflix nel campo della produzione di notizie.

Un rappresentante Netflix ha poi chiarito che i due non si riferivano al “business reporting e alle notizie in diretta”. Netflix sarebbe infatti interessata ad un altro genere più legato all’approfondimento, ovvero ai documentari. Un genere che – si capisce abbastanza chiaramente – meglio si adatta a quello che è l’elemento chiave dei contenuti Netflix ovvero l’on demand, in altre parole contenuti che mantengano un certo valore nel medio lungo periodo.

Una logica questa che spiega molto chiaramente anche la strategia che l’azienda seguirà per quanto riguarda i diritti sportivi in diretta. D’altro canto va fatto notare che i diritti tv sportivi dei maggiori eventi sono sostanzialmente blindati fino al 2018-2020 e quindi è abbastanza comprensibile che Netflix in questo momento non stia pensando di uscire dal proprio orto.

Intanto i dati – riportati oggi in particolare da Italiaoggi – rivelano che la piattaforma sta investendo molto nella crescita all’estero. Dal luglio 2014 al settembre 2015, infatti, la società ha accumulato 335 milioni di dollari (294 mln di euro) di perdite per le attività internazionali. Un rosso che, in base alle previsioni della stessa Netflix, salirà di altri 117 mln (103 mln di euro) per il trimestre ottobre-dicembre 2015.

Sostanzialmente si tratta dei costi delle varie start-up, comprese quelle prossimamente al via in Italia (il 22 ottobre), Spagna e Portogallo, e che debutteranno nel 2016 in Corea del Sud, Hong Kong, Taiwan e Singapore. Ma Netflix (5 mld di dollari di ricavi nei primi nove mesi 2015) può permettersi di sostenere i costi dopo aver incassato 1,3 miiardi di profitti negli Usa dal luglio 2014 al settembre 2015.

 

 

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