san siro inter

Non ha ottenuto l’auspicata unitarietà d’intenti politica l’uscita dell’assessore allo Sport di Milano, Chiara Bisconti, sull’idea di vendere lo stadio Giuseppe Meazza di San Siro a Milan e Inter.

Il Corriere della sera ha sondato gli umori ottenendo diverse risposte dai consiglieri comunali. Eccole in sintesi.

Possibilista. Basilio Rizzo (Prc). «Ovviamente a fronte di un prezzo equo, che tenga conto di quanto investito negli anni dalla collettività». Con una doppia postilla sul valore: «cento milioni di euro era forse solo la spesa per il terzo anello» e l’utilizzo: «la garanzia che lo stadio non diventi un prodotto solo per ricchi».

Contrario. Alessandro Morelli (Lega, interista). «Sarebbe una follia. Lo stadio si San Siro è un valore aggiunto per Milano. Non si può vendere un gioiello di famiglia senza tenere conto degli interessi dei tifosi, dei cittadini e della storia della città».

Favorevole. Pietro Tatarella (Forza Italia, milanista), la sua precisazione: «preferirei che il Milan avesse una casa tutta sua. Ma ben venga se le due squadre decidessero di acquistare e investire su quell’area, riqualificando San Siro, magari in parallelo con l’Ippodromo del trotto».

Cauto. Alan Rizzi (Forza Italia, Inter): «la strada è piuttosto quella della cessione del diritto di superficie, che permetterebbe al bene di ritornare in un secondo momento ai cittadini, ottenendo come contropartita l’impegno delle società a mantenere nel tempo uno stadio a cinque stelle. Senza contare che i club non ci starebbero mai alla vendita a quelle cifre. Bisognerebbe poi capire come sono state stabilite».

Attento. Luca Gibilini (Sel, interista). «Certo un San Siro tutto nerazzurro era un bel vedere. Valuteremo serenamente i benefici di un’eventuale vendita tenendo presente che la situazione attuale è positiva, con introiti al Comune in spesa corrente e potere di decisione di chi fa l’interesse pubblico».

Aperto alle soluzione. Emanuele Lazzarini (Pd, milanista). «Ci ho visto gli anni delle Champions e degli Scudetti. È una questione di affetto e di fascino per quella magia del derby nella casa comune. Condividerlo con l’Inter non mi infastidisce. Venderlo? È tutto da valutare, ma senza preclusioni se l’incasso può tradursi in opere importanti per Milano».

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