Nel giugno 2013, sembrava tutto finito. Gli Heart Of Midlothian, una delle squadre più gloriose del calcio scozzese, si ritrovava sull’orlo del fallimento. Un buco di 25 milioni di sterline lasciato dal presidente, il russo d’adozione lituana Vladimir Romanov, aveva posto il club in amministrazione controllata. Nel frattempo, era arrivata la retrocessione sul campo.

Oggi, la squadra può tirare un sospiro di sollievo. Tanto da poter mettere in vendita una maglia con gli 8mila nomi dei tifosi che, grazie ad una Foundation dedicata, hanno potuto garantire la continuità economica agli Hearts.

Cronaca di un quasi fallimento

Solo un anno prima era fallito un altro grande club scozzese, quello dei Glasgow Rangers. I Gers, sommersi dai debiti tra i quali quelli ingenti al Fisco, erano stati costretti a creare una NewCo e ripartire dalla quarta serie. Per gli Heart of Midlothian, il destino sembrava simile. C’era molto in comune con quello che stava succedendo a Glasgow, dal punto di vista finanziario e “religioso”. Così come i Rangers rappresentano il tifo di marca protestante, così lo sono i Maroons a Edimburgo, mentre Celtic e Hibernians costituiscono la parte cattolica del calcio scozzese.

Il club aveva già sfiorato il tracollo economico nei primi anni Duemila, assieme a molte altre squadre. Gli Hearts erano stati dichiarati insolventi, così come Dundee e Livingston finirono in amministrazione controllata e Hibernians e Dunfermline furono costrette ad operare grossi tagli per restare a galla. Gli Hearts stavano addirittura pianificando di vendere il proprio stadio, il Tynecastle Stadium, per reperire la liquidità necessaria. Ma la vendita fu sventata dall’affacciarsi ad Edinburgo di un investitore lituano ma nato in Russia, Vladimir Romanov. Il quale da tempo cercava una squadra di calcio da acquistare per farsi pubblicità in Europa.

romanov hearts of midlothian
Romanov, ex patron degli Heart of Midlothian, con la Coppa di Scozia

Abituato a lavorare fin da ragazzo, Romanov aveva cominciato presto ad aiutare la famiglia, vendendo cassette musicali direttamente dal bagagliaio dell’auto. La sua era stata una parabola tipica di molti altri magnati dell’ex Urss: prima l’arruolamento nell’esercito (nel suo caso la Marina), poi, una volta caduto il muro, aveva approfittato del passaggio dall’industria di stato a quella privata per buttarsi anch’egli nel business, in particolare quello tessile, nel quale aveva già investito negli anni Ottanta. Il volume dei suoi affari cresce a dismisura, seguendo due linee di business: il primo è quello di Ukio, la prima banca privata lituana da lui fondata; il secondo è Ubig, fondo da lui gestito e con partecipazioni in vari ambiti, dal tessile all’immobiliare, passando per l’industria bellica.

Nel 2004, si presentò l’occasione di rilevare gli Hearts. Prima ne acquistò una quota del circa il 20%, apportando liquidi al portafoglio degli Heart of Midlothian. Quindi aumentò la sua partecipazione al 30% bloccando la vendita dello stadio e facendone di fatto l’azionista di maggioranza in in club dalla proprietà molto frastagliata tra stakeholders minori, e dove per regolamento prima nessuno poteva detenere più del 20% delle quote: Romanov ne acquisì di più tramite entrambe le sue holding. Ma il periodo del russo-lituano, nonostante la vittoria di due coppe di Scozia, non è stato tra i più felici. Il club si ritrovò a spendere molto sul mercato e per lo staff, visti i continui cambi di manager decisi da Romanov. Nel 2007, i debiti salirono a quota 36 milioni di sterline. Nel 2011 il tracollo del club, che non potè contare né su Ukio né su Ubig, entrate entrambe in liquidazione per fallimento. 

Il salvataggio dei tifosi

Si arriva così al 2013 e al’amministrazione controllata. Mentre il club retrocede in seconda divisione anche per colpa di una penalizzazione di 15 punti, i tifosi si mobilitano. Prima acquistando circa 10mila abbonamenti spalmati su più stagioni, quindi cercando di riunire tutte le proprie associazioni di rappresentanza, per fare fronte comune dal punto di vista economico.

Viene così creata la Foundation of Hearts, che due anni fa riuscì ad ottenere il 78,97% delle quote dagli amministratori delle holding di Romanov. La scorda stagione, la proprietà è passata nelle mani della BidCo 1874 guidata da Ann Budge, attuale presidentessa del club. Il compito della BidCo è quella di sostenere economicamente la squadra attraverso un piano quinquennale, che permetta alla società di essere risanata economicamente e di essere riconsegnata alla fine del ciclo di nuovo ai tifosi, che potranno disporne.

Per i tifosi che hanno contribuito a salvare il club, circa 8mila, è arrivato il momento di ricevere gli onori anche da parte della Puma, sponsor tecnico del club. Che ha deciso di creare una maglia da gioco speciale, in vendita al prezzo di 45 sterline, che vede iscritti tutti i nomi dei fan Maroons che hanno messo di tasca propria i soldi per tenere a galla la squadra. La maglia sarà disponibile da novembre, ma è già possibile

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