Settantacinque club di Lega Pro scomparsi dal 2008 ad oggi. Gli ultimi in ordine di tempo sono Reggina, Varese e Venezia, che non hanno trovato i fondi per la fideiussione necessaria ad iscrivere il club alla terza serie del calcio italiano, da oggi commissariata dal magistrato Tommaso Miele, dopo le dimissioni di Mario Macalli, che per 18 anni ne è stato il presidente. Prima di loro, scrive la Stampa, altre 5 squadre avevano già rinunciato (Grosseto, Monza, Barletta, Castiglione e Real Vicenza). A migliorare la situazione di un calcio di provincia sempre più in crisi non è servita la riduzione del numero di squadre, passato da 90 a 60 nel corso degli anni. Non è bastato porre un tetto alle rose, incentivare l’uso dei giovani, creare un torneo unico. La spesa media dei club di Lega Pro è di 4,2 milioni di euro nel 2012/2013 (dati Report Calcio), a fronte di incassi che si fermano ad una media di 3,1 milioni di euro.

Retrocedere dalla Serie B è uno shock economico per ogni squadra. Chi scende dalla Serie A ai cadetti perde milioni di euro di diritti tv. Un ulteriore passo verso il basso può costare ad una società la sopravvivenza stessa. Dal 2008 al 2011, scrive il quotidiano, Spezia, Avellino, Pisa, Treviso, Gallipoli e Mantova sono passate in un colpo solo dalla Serie B alla D, senza nemmeno passare dalla Lega Pro. Ravenna, Rimini, Salernitana, Piacenza, Portogruaro e Triestina hanno retto due stagioni prima di ripartire dal fondo. E una volta che si è ripartiti, non è detto che non si ricada in basso: negli ultimi anni Lucchese, Treviso e Sambenedettese sono retrocesse per i conti due volte a testa. Per fortuna non tutte fanno la stessa fine: Salernitana, Perugia e Avellino, per esempio, sono riuscite a tornare almeno in Serie B.

C’è poi una pletora di club che evita la retrocessione a tavolino, ma si trova costantemente in affanno e paga gli stipendi sempre in ritardo (quando li paga). Nel corso dell’ultima Lega Pro i punti di penalizzazione per questo motivo sono stati 44. I club sono troppi e si spartiscono un bottino troppo magro. Anche a questo servirebbe la riforma dei campionati, con la riduzione del numero di squadre e un controllo più stringente sui conti delle società.