Alla vigilia del Comitato esecutivo di Fondazione Fiera che deciderà il futuro del Portello, a sorpresa il Milan rilancia, garantendo che coprirà per intero i costi di bonifica dei terreni, pur di costruire il suo stadio. Insomma qualunque cifra ci sia da pagare per poter edificare, l’intera spesa sarà sostenuta dal club rossonero. Una mossa necessaria considerato che la cordata concorrente, quella formata dai bergamaschi di Vitali e dal gruppo francese Stam, si era già detta disposta a sobbarcarsi tutti gli oneri.

L’ago della bilancia si riposiziona verso il centro. Con la differenza che là dove il gruppo bergamasco deve scavare solo tre metri in profondità, lo stadio chiede invece di andare sotto almeno 15 metri. Finora il Milan si era dichiarato disponibile a coprire il costo fino al 50 per cento della spesa, e comunque non più di 15 milioni di euro. Ma adesso, a un passo dalla scelta finale, cede alle richieste dell’ente e cala l’ennesimo asso. Prendere o lasciare, dice alla Fondazione. Facendo capire che il Portello è la sua prima scelta ma non la sola.

Altre ipotesi sono allo studio, tant’è che il club vincola la sua offerta all’8 luglio. Ormai — a sei mesi dal bando — il dado deve essere definitivamente tratto.
Peraltro la causa dello stadio al Portello è stata perorata da più parti. Un affare politico, oltre che economico. Sabato, ad esempio, il presidente Benito Benedini ha incontrato Roberto Maroni, e altri colloqui sono seguiti. In quest’ottica: Fondazione è un ente privato e decide in autonomia, certo, ma risente delle valutazioni della Regione e del Comune. Com’è ovvio (e forse auspicabile) per una svolta che potrebbe cambiare il profilo di un intero quartiere.

Oggi alle 14.30 si riunisce il Comitato e a ruota, il Consiglio che ratificherà la scelta. Con ogni probabilità unanime, come auspicato da Benedini. Del resto tutti gli elementi sono sul tavolo. Da una parte un sogno, quello del Milan, innovativo, dirompente, rivoluzionario. Che però richiederebbe almeno cinque anni di lavori, prevede relativamente pochi parcheggi e incontra l’opposizione strenua dei residenti che anche per oggi — in concomitanza col Comitato — organizzano un sit in . Dall’altra quello di Vitali-Stam che salva il patrimonio e lo valorizza, nel nome della continuità ambientale e delle strutture. Meno di due anni di lavori, i padiglioni lasciati in gran parte integri, 300 milioni totali di investimento e un canone annuo di 3,3 milioni (3,35 quelli del Milan). Alla fine una green street in stile newyorkese, con un chilometro di pista ciclopedonale sopraelevata lungo viale Scarampo. E sotto, almeno sulla carta, un polo d’attrazione culturale e d’avanguardia (anche se, per ora, gli unici affittuari certi sono di matrice commerciale). Ci siamo: oggi, dopo tanta attesa, è il giorno del verdetto.

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