Tempi stretti per il salvataggio del Parma. Se il 9 giugno, giorno in cui si terrà l’ultima asta, non comparirà un cavaliere bianco, il club emiliano rischia di essere definitivamente cancellato dal calcio che conta: azzeramento della società, perdita del titolo sportivo e ripartenza dalla Serie D. L’unica speranza di salvare il club, coprire un debito sportivo di circa 25 milioni, e risparmiare alla città l’ennesimo dissesto, secondo il Sole 24 Ore, sarebbe legata a «Mister The Space Cinema» Giuseppe Corrado.

Piemontese di origine e parmigiano di adozione, già manager Barilla e Fininvest, Corrado è uno dei nomi più potenti nell’industria cinematografica italiana: è a capo della catena di sale The Space Cinema, ex Warner Village passati poi sotto le insegne del duo Benetton-Berlusconi (grazie alla fusione tra i cinema Warner di 21 Investimenti e Medusa Multicinema di Mediaset di cui Corrado era l’ad).

L’anno scorso The Space, il più grande gestore di cinema in Italia, è stata ceduta al colosso inglese Vue Entertainment. Nei giorni scorsi il manager non ha nascosto il suo interesse per il club: a tenere le redini sarebbe in realtà suo figlio tramite una finanziaria. L’affondo sarebbe spalleggiato forse dagli stessi investitori finanziari azionisti della casamadre Vue (ossia i fondi di private equity canadesi Omers e Alberta Investments).

Quello tra il Parma FC e Space Cinema non sarebbe un flirt estemporaneo. Già anni fa Corrado tentò un accordo con la Lega per trasmettere nei cinema The Space a Parma le partite in trasferta del club. Il nodo non è tanto la valutazione, visto che il prezzo di asta,a forza di ribassi, è sceso a 4,7 milioni; ma i debiti. Un compratore dovrà farsi carico anche dei debiti, oggi 27 milioni, scesi grazie al lavoro dei curatori, ma comunque un macigno capace di dissuadere chiunque.

E infatti fino ad ora, ben quattro aste sono andate deserte. I due curatori fallimentari, tra cui il super professionista Alberto Guiotto, noto alle cronache perchéè stato l’uomo nella intricata e spinosa questione Parmalat-Lactalis e perché sta seguendo pure il delicato dossier Parmacotto, si sentono sicuri, forti anche di nove soggetti che sono entrati in data room e attualmente stanno svolgendo una due diligence.

Ma il tempo stringe: il 9 giugno sarà l’ultima chiamata. Asta finale straordinaria. Non ci saranno altre scappatoie: l’idea che poi si possa andare a trattativa privata è stata esclusa in modo categorico. O cavaliere bianco o fine del Parma Calcio, che era risorto dalle ceneri nel 2007, dopo un primo fallimento all’epoca del crack Parmalat. Allora però il commissario straordinario Enrico Bondi era riuscito a mantenere il titolo sportivo, che è l’asset di maggior pregio. Dopo il fallimento del 19 marzo, la società è stata tenuta “artificialmente” in vita, per garantire il campionato di Seria A (ed evitare un contraccolpo sulla massima competizione). Ora il campionato è finito, senza problemi. E a Parma il timore che, sulle sorti del club, cali il disinteresse è forte.