Il presidente del Genoa, Enrico Preziosi, fa passi in avanti nel disegno di aprire il capitale del club rossoblù a Michael Lee, l’imprenditore cinese che è già entrato nel capitale della Giochi Preziosi con il 49% e che non nasconde interessi per il calcio italiano, ormai sempre più di moda a Pechino. «Potrei investire nel Genoa con Preziosi. Perché il calcio sarà uno dei sogni cinesi, in una strategia che segue la direzione del nostro presidente Xi», ha affermato Lee a margine dell’ultima partita di campionato della squadra di Gian Piero Gasperini, persa per 3-1 in casa del Sassuolo.

Preziosi e Lee erano arrivati al Mapei Stadium di Reggio Emilia insieme alla squadra, sulla Freccia Rossoblù. Il partner del patron rossoblù è pure andato a incitare i tifosi. E i due, come scrive oggi il Secolo XIX, sono stati fino a notte inoltrata a parlare anche di Genoa, cenando a Forte dei Marmi. Lee ha ripetuto di essere «entusiasta e interessato», anche se Preziosi si è mostrato cauto. «Può essere un’operazione che ci rafforza, ma nessuno regala soldi, deve esserci condivisione di progetto, gli investitori si aspettano un ritorno. Inoltre può essere modo per portare il calcio in Cina, dove cresce».

L'imprenditore cinese Michael Lee saluta i tifosi del Genoa in occasione della partita col Sassuolo
L’imprenditore cinese Michael Lee saluta i tifosi del Genoa in occasione della partita col Sassuolo

 

«Spero che i tempi siano maturi», ha aggiunto il patron rossoblù. Ora che le intenzioni sono manifeste, si va all’analisi dei conti. Tutto lascia intendere che l’interesse sarà confermato, per poi passare al tema delle quote di società e dell’impegno economico. «Lee è capiente». La quota in Giochi Preziosi, attraverso Ocean Gold Global, è del 49%. Anche nel Grifone sarebbe socio di minoranza, ma la quota potrebbe poi essere elevata.

Preziosi ha parlato di un semestre per avvicinare l’equilibrio, proseguendo nella politica economica intrapresa. Significa: sguardo diverso dal 2016. Ma certezze di prospettiva con Lee possono modificare il quadro prima. Quanto meno rendendo meno stringenti certe esigenze di bilancio e quindi diventando controparte più forte in qualsiasi trattativa. Per poi crescere. «E mirare più in alto».

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