Il calcio italiano è fra le prime dieci aziende del Paese, con un giro d’affari stimato in 13 miliardi di euro, cresciuto del 50% rispetto a dieci anni fa. Uno dei dati che emergono dal “Report Calcio 2015”, presentato questa mattona a Coverciano, racconta di un calcio professionistico che aumenta i fatturati ma anche i debiti: ed è su questo che la Figc insiste, per provare a trasformare tutte le società in aziende economicamente sostenibili. Ma cosa dice il “Report Calcio 2015”? Molte cose, sulle società, sui giocatori, sugli stadi e sul movimento in generale.

Report Calcio 2015, Serie A campionato più vecchio d’Europa. Poco spazio ai Primavera

La Serie A è il campionato più ‘vecchio’ d’Europa come età media dei calciatori (27,3 anni rispetto ai 25,6 della Germania) ed al terzo posto per percentuale di calciatori stranieri (54,1% superata soltanto da Cipro ed Inghilterra. Spagna e Germania si attestano al 40%). E non arrivano buone notizie nemmeno sul fronte giovani: il campionato italiano è all’ultimo posto per la quota di calciatori provenienti dalle giovanili dei propri club di appartenenza (appena l’8,4% rispetto – per esempio – al 23,6% della Francia).

Report Calcio 2015, più gente allo stadio. Ma strutture troppo vecchie

Lieve miglioramento nel numero di presenze allo stadio nel calcio professionsitico italiano 2013-2014 (13,1 milioni di spettatori  ovvero +6% rispetto alla stagione precedente). La situazione delle strutture però continua a preoccupare. L’età media degli stadi in Serie A raggiunge i 62 anni. La percentuale di posti coperti, in Serie A, è del 70%, mentre in circa il 40% degli stadi delle serie professionistiche è presente la pista di atletica, nemico dichiarato della visibilità per gli spettatori e degli stadi fatti per il calcio. In media il campionato italiano raccoglie 23.011 tifosi a partita: è il quarto in Europa. Alle spalle delle Serie A c’è la Ligue 1 francese con 20.953 mila. Comanda la Germania con 43.499 tifosi davanti all’Inghilterra con 36.670 e la Spagna 26.955.

Juventus Stadium

Report Calcio 2015, il calcio produce 2,7 miliardi di euro

Il totale del valore della produzione del calcio professionistico italiano nel 2013-2014 è pari a 2.727 milioni di euro in crescita dell’1,2% rispetto alla stagione precedente. Il fatturato totale del club europei di prima divisione cresce invece nello stesso periodo del 6,4%. Le due maggiori fonti di ricavo sono sempre i diritti tv e le plusvalenze dalle cessioni del calciatori che insieme costituiscono il 56% del valore della produzione. I diritti tv, nella fattispecie, incidono per il 37% e sono pari a 1.016 milioni di euro (-2% rispetto al 2012-2013). Le plusvalenze dovute alle cessioni di calciatori sono pari a 528 milioni di euro (-1,5% rispetto al 2012-2013) in decrescita del -2%.

Report Calcio 2015, la Nazionale traina la tv

La nazionale di calcio, nonostante i risultati pessimi dell’ultimo Mondiale, resta il simbolo sportivo del Paese. Quasi il 75% degli italiani si dichiara interessato agli Azzurri e l’84,4% afferma di seguirne le gare in Tv. Tra i 10 eventi televisivi più visti del 2014 figurano 5 partite della nazionale fra cui i match dei mondiali Italia-Uruguay e Italia-Costa Rica al primo e secondo posto.

Il calcio rimane il primo sport in Italia, nonostante una leggera contrazione (-8% le società, -2.8% le squadre, -0.8 i tesserati negli ultimi 5 anni). Un quarto (25%) degli atleti tesserati complessivamente tra le 45 federazioni nazionali affiliate al Coni giocano a calcio. Nella fascia di età fra i 5 ed i 16 anni risultato registrati per una società di calcio quasi un ragazzo su cinque e nella fascia 11-12 anni quasi un ragazzo su quattro. In Europa il calcio italiano è il quarto movimento di maggior rilevanza per squadre e tesserati, il secondo per tecnici abilitati ed il terzo per forza arbitrale settore nel quale l’Italia vanta il maggio numero di fischietti internazionali.

nazionale italiana calcio

Report Calcio 2015, Uva: “Sviluppare impianti e brand”

Ai microfoni di “Radio Anch’io Sport” su RadioUno Michele Uva, direttore generale della Federcalcio, ha commentato il “Report Calcio 2015”: “La voce plusvalenze dimostra che siamo più un Paese formatore che compratore” ma “ora bisogna sviluppare soprattutto due aree: la parte impiantistica sportiva, Juve docet, e l’internazionalizzazione dei brand delle grandi squadre ma anche di quelle piccole e medie. In altre nazioni le squadre sono andate all’estero e hanno ottenuto grandi risultati, mentre il botteghino è penalizzato dall’impiantistica perché stadi non comodi e privi di servizi non aiutano a portare gente alle partite. A inizio anni ’90 la fruibilità dello stadio è andata nella direzione opposta. In Inghilterra hanno diminuito la capienza e aumentato i servizi, si tratta di avere un numero di spettatori legati al proprio bacino”. I concetti sono sempre due: stadio di proprietà e brand forte all’estero per aumentare i ricavi. “I debiti aggregati ancora sfiorano cifre molto alte rispetto al passato, quello dell’indebitamento è un grosso problema – spiega Uva – Non c’è una sufficiente contrazione dei costi anche se la tendenza è nella direzione giusta, e la mancanza di crescita dei ricavi, su cui si può lavorare, è quello che oggettivamente sta penalizzando”.

Report Calcio 2015, Enrico Letta: “Il calcio ha tenuto nonostante la crisi”

Alla presentazione del rapporto era presente anche Enrico Letta, ex premier, in qualità di direttore di Arel (Agenzia di Ricerche e Legislazione) che ha partecipato alla struttura del rapporto: “Questi cinque anni del Report Calcio – ha detto l’ex primo ministro – hanno coinciso con la più violenta crisi economica che ha colpito l’Italia dal dopoguerra. Ed in questo periodo dove i dati del nostro Paese hanno sempre avuto il segno meno il calcio, pur fra tutte le difficoltà, ha tenuto rispetto alla situazione di crisi. Questo comunque non deve farci cullare sugli allori perché altri sistemi hanno fatto meglio. Il bicchiere comunque, contando il periodo, è mezzo pieno”. 

Letta ha parlato anche del problema della violenza: “In termini di immagine esterna ed impatto negativo resta un problema – dice – è arrivato il momento di entrare maggiormente con il ‘piede a martello’ per rompere gli ultimi cordini che esistono fra tifosi violenti e società. Probabilmente fino ad ora c’è stato un po’ di timidezza su questi temi. Credo ci debbano essere norme più dure”

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