Da ieri pomeriggio il Frosinone è ufficialmente in Serie A per la prima volta in 87 anni. L’anatema di Lotito sui ciociari e sul Carpi ha portato benissimo alle due squadre che hanno dominato la Serie B e ora sbarcano nel calcio che conta. Il presidente Maurizio Stirpe, che da 13 anni guida il club dopo un lungo governo del padre, ha le idee chiare per il futuro della squadre: l’idea per tenere il Frosinone in A anche l’anno prossimo passa da un piano di sviluppo tutt’altro che rivoluzionario, ma nel segno della continuità e della politica di “un passo alla volta”. Per questo la squadra non sarà rivoluzionata con un blocco di gente che viene dalla Serie A, ma rimarrà la stessa.

La squadra è costata tutta insieme circa 2 milioni di euro (“ma anche meno”, ha detto Stirpe) e per la prossima stagione sarà corretta solamente con gli elementi “giusti”, che verranno in gran parte dalla giovanili del club. Stirpe, che lavora da anni nella produzione di materiali plastici e ha un contratto di fornitura con la Fiat, assicura che l’allenatore “Stellone resterà, se lo vorrà”, così come Ciofani e gli altri artefici della promozione del Frosinone. Che però guarda già al futuro della società e ai possibili investimenti per provare a far crescere il fatturato e a consolidarsi come una realtà della A, e non solo una bella favola.

Prima di tutto lo stadio: il vecchio “Matusa” sarà demolito, anche se il Frosinone – scrive il Corriere della Sera – potrebbe comunque giocare lì i primi mesi di Serie A grazie ad una deroga sugli stadi riservata ai capoluoghi di provincia. Nel frattempo la società farà tutto il possibile per completare il “Casaleno“, un impianto che da 42 anni è solamente un eco-mostro, che la famiglia Stirpe vuole rendere finalmente utilizzabile: dovrebbe avere 16.500 posti tutti al coperto entro il 2015. E il Frosinone guarda anche oltre: sarà creato un centro tecnico a Ferentino, che verrà forse ribattezzato “Frosinello”.