Berlusconi mette in vetrina i gioielli di famiglia: valuta di cedere il Milan, di fondere Premium con Sky, di far entrare Vivendi in società. Ma secondo Urbano Cairo, intervistato da Repubblica, non si tratta di una smobilitazione: “Non metto volentieri il naso nelle aziende degli altri. Noto però che Mediaset – ha detto il presidente del Torino, ex collaboratore di Berlusconi – ha un power index molto, molto alto. Mi spiego: oggi loro hanno una quota della pubblicità superiore del 76% alla quota degli ascolti. Sono valori che, ne sono convinto, hanno innescato serie riflessioni all’interno di quel gruppo”.

Riflessioni che stanno portando la famiglia Berlusconi a pensare di cedere quote delle proprie società. Ieri sera Mr Bee Taechaubol ha presentato la sua offerta a Silvio per acquistare il Milan: si tratterebbe di prendere subito una tranche del 30/35% delle quote del club, per poi arrivare entro l’anno prossimo alla maggioranza, con un’operazione complessiva da circa 500 milioni. Ma gli incontri di questi giorni sull’agenda dell’ex premier non si fermano al Milan: nell’ultimo periodo ha avuto modo di parlare con Rupert Murdoch di un possibile inglobamento di Premium da parte di Sky, attirata dai diritti della Champions League che a Cologno Monzese esibiscono come una bandiera.

Pier Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri hanno smentito che Sky possa entrare con delle quote, anche di minoranza, in Mediaset. Ma hanno aperto invece a Vivendi, il colosso francese dei media che ha rilevato una quota importante di azioni di Telecom, con la quale sono in corso incontri da diversi mesi. Lo scenario è quello che porterebbe al più presto lo sbarco di Premium anche sulla banda larga internet, uno dei settori strategici per il futuro delle tv. Sempre che Mediaset, che ha speso circa 690 milioni di euro per i diritti in esclusiva della Champions League fino al 2018, non decida di vendere un blocco consistente delle quote a Sky. Nonostante tutto, Cairo vede una situazione piuttosto rosea nell’azienda televisiva di Berlusconi: “Il costo del lavoro incide per il 30% sul fatturato quando Mediaset è ferma al 17”.

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