Benitez: il fatturato conta in campionato, in coppa decisiva la mentalità

“Una squadra con un fatturato più alto ha una rosa forte ed in campionato ha più possibilità di vincere. La Coppa dipende da altri fattori, come la mentalità o il…

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“Una squadra con un fatturato più alto ha una rosa forte ed in campionato ha più possibilità di vincere. La Coppa dipende da altri fattori, come la mentalità o il momento di forma fisica e mentale dei calciatori. Ho allenato diverse squadre forti e competitive ma ce n’era sempre qualcuna con un fatturato più alto e una rosa più forte, in grado di mantenere una certa continuità e vincere il campionato”. La pensa così l’allenatore del Napoli, Rafa Benitez. Un tecnico che di coppe se ne intende potendo vantare nel proprio palmares personale una Champions League (2004-2005 alla guida del Liverpool), due Europa League (Valencia 2003-2004 e Chelsea 2012-2013), una Supercoppa Europea (Liverpool 2005), una Coppa del mondo per club (Inter 2010), una Coppa Italia (Napoli 2014) e una Coppa d’Inghilterra (Liverpool 2005-2006). Ma che invece ha conquistato solo due titoli nazionali con il Valencia nel 2001-2002 e 2003-2004.

La forza finanziaria di un club, indispensabile per allestire una rosa competitiva, rimane comunque importante, anche se per avere la meglio nei confronti a eliminazione diretta che caratterizzano le coppe e, soprattutto, per vincere una finale la ricetta di Benitez è un’altra. “L’importante”, ha spiegato il tecnico spagnolo in un intervista a Gazzetta Tv, “è avere un gruppo concentrato e cercare una motivazione per ogni calciatore. Lo staff prepara bene questo tipo di partite, poi nel caso fosse necessario cambiamo qualcosa a gara in corsa”.

La vittoria del Napoli in Supercoppa ai rigori contro la Juventus? “Studiamo sempre benissimo i rigori e li prepariamo al meglio. Quando battemmo il Milan sapevamo già come avrebbero tirato quattro dei cinque specialisti, scrivo tanto durante le partite e raccolgo i dati nel mio computer”.

Allenare dopo allenatori che hanno fatto bene? “Ogni caso è diverso. A Liverpool avevo un contratto da cinque anni, arrivai dopo un quarto posto tra le difficoltà, l’Inter invece arrivava dal triplete. L’importante è avere fiducia nel lavoro e fare le cose in modo giusto. Ho parlato con tutti i calciatori per sapere se loro fossero convinti del cambiamento e fossero disposti a migliorare. All’Inter tutti mi dissero di volere gli stessi risultati ma con un gioco migliore”.

Figura del Manager? “Lo sono stato per sei anni, è una gestione diversa, un bravo manager deve avere uno staff buono con gente capace al suo fianco. Io lavoro continuamente con Bigon e De Laurentiis e con il ds ho un buon rapporto. David Lopez? Io e Bigon abbiamo parlato e David Lopez rispondeva alle esigenze della squadra. Valutiamo diversi nomi in virtù delle nostre possibilità economiche. Ho iniziato con un 4-4-2 e poi sono passato al 4-2-3-1. Dipende tutto dalle caratteristiche dei giocatori: uno veloce e preciso e un altro bravo a inserirsi. Soltanto Messi e Ronaldo riescono a mantenere livelli costanti”.

Benitez ha anche fatto il punto sull’attuale stagione del Napoli e sul suo futuro. “Dopo i preliminari di Champions ho parlato con Higuain che era demotivato e triste, lo capivo dal suo linguaggio corporeo. Piano piano ha recuperato ed è risultato fondamentale per ripartire. Perdere Reina è stato difficile ma anche Rafael, Andujar e Colombo stanno facendo bene. Pepe è uno spagnolo napoletano, gli piace sorridere e scherzare, ha fiducia in se stesso e per questo diventa spesso un giocatore amato e seguito dai compagni e a volte qui manca perché non ce ne sono molti di questi calciatori al mondo. Higuain ha ereditato il suo ruolo ma anche altri provano a diventare un esempio per gli altri. Per Reina è tutto più naturale, lui è un napoletano spagnolo. Insigne? Chi dice che potrebbe giocare dietro la punta non conosce le sue caratteristiche. Lui ha qualità, rapidità e un ottimo dribbling, è veloce ma anche resistente. Per le reti basta aspettare, in fondo è giovane. Gabbiadini è un calciatore che ti segue, ha voglia di imparare e di migliorare. Questa è un ottima cosa, anche perché è italiano e giovane. Ha un futuro importante davanti a sé”.

“Non vivo a Napoli perché sarebbe difficile spostarmi tutti i giorni dalla città. Preferisco restare qui, ma comunque amo la città, perché somiglia molto alla mia Madrid. Real o Spagna? Amo il Real, sono molto legato all’ambiente ma da “anziano” preferirei la Nazionale“.