Il cinquantottesimo di Beppe Marotta sarà un bel compleanno. Da dirigente vincente e ancora in vetta alla classifica. L’amministratore delegato bianconero compie gli anni oggi. Per l’occasione ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera dove parla delle strategie del club e del futuro, suo e di alcuni giocatori. Partendo dai tre punti cardine della Juve che in questi anni ha stravinto in Italia e vuole cominciare anche in Europa: “Il primo: la continuità rappresentata dalla presenza della famiglia Agnelli e dal forte senso di appartenenza. Il secondo: la scelta degli interpreti, sia nell’ambito manageriale che in quello tecnico. Il terzo: il valore rappresentato dal patrimonio dei grandi giocatori che hanno fatto la differenza”.

I grandi giocatori, appunto. Da una parte ci sono quelli da tenere, su tutti Pogba – del cui addio si parla ormai da un paio di estati: “Pogba non ha manifestato la volontà di andare. Il problema è quando a un giocatore viene offerto un contratto che può essere due o tre volte quello che oggi guadagna. Stiamo parlando di dieci milioni netti a stagione. Una volta per convincere un giocatore bastava una pacca sulle spalle, oggi è lui il protagonista del suo destino e se decide di andare via è difficile per la società trattenerlo”.

Ma un pensiero a fine stagione bisognerà farlo anche su Tevez, che non ha intenzione di rinnovare con la Juve il suo contratto in scadenza nel 2016, e potrebbe addirittura pensare di andar via già a giugno: “Carlos ha un contratto fino al 2016 e non ne abbiamo ancora parlato. A lui dobbiamo tanto, ma lui deve tanto alla società. Se dovesse decidere di lasciare la Juve ci dovremo adeguare”.

Dall’altro lato si parla anche di chi dovrà eventualmente arrivare, e i nomi che girano difficilmente potrebbero non accontentare la piazza. Si parla di Cavani e Falcao, e Marotta non nega: “Sì, vogliamo andare ancora più in alto e centrare ancora di più gli obiettivi. Possiamo farlo, perché abbiamo modellato la squadra anno dopo anno. E nella prossima estate dobbiamo alzare nuovamente il livello di qualità. Nomi non ne faccio, ma quelli che avete fatto voi sono comunque delle certezze”.

Dopo vari complimenti ad Allegri e una frecciatina a Conte (“La frase sul ristorante da 100 euro dove non si entra con 10? Fa parte del suo carattere), Marotta commenta le mosse della scorsa estate in sede di mercato: “Sono state fatte delle scelte tecniche, ma anche di bilancio – dice riferendosi all’acquisto di Morata -. Abbiamo ceduto Immobile perché lui voleva andare al Borussia e abbiamo puntato su Morata perché era il giovane giusto per noi. Ma parlare di un campione è prematuro: serve la conferma del secondo anno”.

E dopo un commento rapido su Calciopoli (“Ci lascia la disparità di trattamento”), Marotta arriva alle questioni più politiche del pallone. Senza risparmiare attacchi abbastanza diretti: “Le seconde squadre? Non si riuscirà a farle. Ma in compenso nel prossimo consiglio federale si parlerà di seconde proprietà, che non esistono altrove e sono interesse di una sola persona, Lotito: ma cosa succede se la Salernitana viene in A dove c’è la Lazio?”. Su Lega e Figc Marotta è ancora più deciso: “La Juve con il presidente Agnelli si è sempre schierata contro questo tipo di governance, che riteniamo inadeguata. Il fatto è che ci sono dei personaggi (Lotito, ndr ) che pensano di essere onnipotenti ma sono solo onnipresenti. È come aver a che fare con un amministratore unico di un condominio”.

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