L’arresto di Giampietro Manenti, avvenuto stamattina al termine di un’indagine della Guardia di Finanza, è stato solo il penultimo tassello della vicenda relativa alla crisi del Parma Calcio. Penultimo, perché l’ultimo sarà domani, con l’udienza per il fallimento del club emiliano. Il 19 marzo è infatti da tempo la data stabilita per conoscere il futuro del Parma. Pur essendo l’arresto di Manenti separato dalle questioni relative alle indagini per bancarotta condotte dalla Procura di Parma, il suo fermo potrebbe essere la pietra sopra le speranze di evitare il fallimento del club.

Si va verso il fallimento

Il rischio più concreto è proprio quello del fallimento. Secondo quanto appreso da Calcio&Finanza in ambienti vicini alla Procura della Repubblica di Parma, gli estremi ci sono tutti. Si dovevano trovare somme che non sono mai arrivate, sono state fatte promesse vaghe: sotto il profilo della procedura la strada sembra essere quella del fallimento. Starà al giudice accogliere o meno la richiesta della Procura.

L’indagine scattata a Roma non influirà sull’udienza di fallimento, che si terrà a Parma domani 19 marzo. L’udienza non subirà alcun rallentamento, si svolgerà regolarmente. L’unico motivo di rallentamento potrebbe essere costituito dalla mancata comparizione di Manenti o del legale rappresentante, ma l’udienza si terrà lo stesso. La procedura prevede che debba comparire anche Manenti. Starà al Gip di Roma decidere o meno sul suo trasferimento a Parma per l’udienza. Ed è praticamente impossibile che Manenti, in caso, possa presentarsi in Tribiunale con i soldi per salvare il club.

Il “capitale” di Manenti non avrebbe comunque salvato il Parma

Ciò che è emerso dall’indagine svolta dalla Guardia di Finanza di Roma è che Manenti non avrebbe comunque potuto salvare il club dal fallimento, come confermato a Calcio&Finanza. Il neo patron del club, come terminale del gruppo formato da hakcer e riciclatori di denaro, avrebbe cercato di far passare un esiguo capitale dalle casse del club. Siamo nell’ordine dei 4-5 milioni di euro. Una somma che quindi non avrebbe avuto conseguenze sul piano del rientro del fallimento, visto che stiamo parlando di una cifra relativa al debito molto più ampia (leggi l’analisi di Calcio&Finanza sui conti della Eventi Sportivi).

Cosa succede se il Parma fallisce?

Al momento, Parma-Torino di domenica prossima è difficile che si giochi, a meno che non venga concesso l’esercizio provvisorio. Se verrà decretato il fallimento, verranno nominati i consulenti (sia sportivi che non), che dovranno eseguire una valutazione del club. Dopo, si procederà con la prima asta, si presume entro maggio (visti i tempi stretti del calendario sportivo). Se dovessero andare deserte tutte le aste, per il Parma non ci sarà altro destino che ripartire dai dilettanti. 

Nel frattempo, sono state decise le date dei due recuperi: Parma-Udinese mercoledì 8 aprile ore 18.30, Genoa-Parma mercoledì 15 aprile ore 18.30.

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