Dai conti della Figc a quelli del Parma, ‘ex numero uno del calcio italiano Giancarlo Abete ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera nella quale analizza la situazione attuale del nostro pallone.

Dopo un Europeo e una Confederations Cup andate bene, Abete lasciò la poltrona di presidente della Federcalcio, visto che “il Mondiale è andato male e ne sono state date tante letture; quando le cose non girano nella manifestazione più importante è giusto pagare pegno e l’ho fatto. Mi spiace aver lasciato tante persone di qualità che hanno lavorato con me, ma è stato meglio così, anche per non esporre la federazione a continui attacchi”.

Un lavoro svolto senza lasciare buchi di bilancio, nonostante i nuovi dirigenti federali invochino meno spese: “Il problema è che sono calati i proventi del Coni, che già si erano ridotti quando io ero il presidente, passando da 80 a 62 milioni. Grazie al lavoro di chi era con me, a cominciare dal dottor Valentini, che ha gestito la federazione con grande capacità, abbiamo lasciato i conti a posto e un’istituzione viva e vitale. Poi sono il primo a sapere che tutto è migliorabile”, spiega Abete.

E i buchi del Parma? La colpa è stata anche delle istituzioni? “Bisogna fare una distinzione chiara. Ci sono le norme e ci sono i controlli. Qualsiasi modifica delle norme interne federali, per l’iscrizione ai campionati, viene discussa in Consiglio federale, con possibili modifiche anno per anno, ma ratificata dalla Giunta Coni, come previsto dallo Statuto, dopo aver acquisito il parere della Covisp, organo tecnico del Coni”, precisa Abete.

“L’organo di controllo federale, in questo caso la Covisoc, si muove ai fini del parere positivo all’iscrizione ai campionati sulla base delle normative vigenti in totale autonomia, senza alcun ruolo previsto per il Consiglio federale che interviene solo in presenza di pareri negativi. Del resto a maggio la commissione licenze di primo e secondo grado presso la Figc – su denuncia della Covisoc – aveva certificato il ritardato pagamento di 300 mila euro di alcune ritenute e non aveva dato il via libera all’iscrizione del Parma all’Europa League. È stato un campanello d’allarme. Se la Covisoc avesse scritto nella relazione che il Parma non andava iscritto, il Consiglio federale, che ha sempre rispettato il lavoro della Covisoc, ne avrebbe preso atto. Ma sono convinto che i controlli della Covisoc siano stati rispettosi della normativa vigente. Poi si può dire che le norme dovrebbero essere più incisive e più rigorose, ma è un’altra questione”.

Ma come ha fatto il Parma ha ridursi così? “Il problema in questo momento non è soltanto la massa debitoria, perché ci sono club in cui è anche superiore, ma i flussi di cassa inesistenti che hanno portato alla totale assenza di risorse. Speriamo che venga trovata una soluzione; va fatto l’impossibile, con ogni sforzo, per far proseguire il Parma in questo campionato, sia per garantire una conclusione naturale della stagione sia per non avere un ulteriore danno d’immagine a livello internazionale”.