Mauro Icardi, uno dei centravanti più prolifici (14 le reti segnate finora, solo Tevez con 15 ha fatto meglio) e di maggiori prospettive della Serie A, rischia di lasciare l’Inter nella sessione estiva del calciomercato.

Oltre ad una questione meramente tecnica (nella situazione attuale l’Inter non disputerebbe nessuna competizione Uefa e il giovane potrebbe voler testare le proprie abilità in un club che disputi almeno l’Europa League), l’Inter non può sottovalutare anche una questione prettamente economica: l’esercizio corrente ha in previsione perdite per circa 40-50 milioni, difficili da ripianare con un’eventuale futura annata “in bianco” nelle coppe. Il susseguente calo nel prestigio del brand (vero punto di forza del progetto Thohir) e il mancato introito generato dall’assenza dei nerazzurri nelle coppe, spingerebbe la dirigenza a rivedere il business plan, che era stato anticipato da C&F nei mesi scorsi nell’articolo Ricavi Inter, tutti i numeri del piano Thohir.

Insomma, a certe cifre, il sacrificio di Maurito potrebbe diventare indispensabile.

L’Inter, dopo l’ultima ristrutturazione voluta da Thohir, ha avuto una linea di credito dalle banche di 200 milioni (estendibile fino a 230milioni), con un rientro previsto di 3 milioni ogni 3 mesi (al 5,5% di interessi) e ha liberato in questo modo Massimo Moratti, garante dei debiti in prima persona con le banche stesse.

In questo modo la società di Corso Vittorio Emanuele si è garantita una sostanziale indipendenza per implementare quel business plan che Thohir ha in mente: aumentare i ricavi e rendere la società autosufficiente e sostenibile, tramite i diritti legati al marchio, rivalutato da una maggiore competitività della squadra nelle coppe europee e dunque una maggiore visibilità a livello planetario.

Il tycoon indonesiano sa che la condizione necessaria e sufficiente alla realizzazione del piano che ha in mente è dunque allestire una squadra competitiva che disputi almeno l’Europa League (è questa l’assunzione di base del piano industriale nerazzurro) e che possa dare ampio respiro al nome Inter.

Tuttavia per allestire una squadra competitiva, bisogna spendere sia per assicurarsi le prestazioni dei giocatori, sia poi in termini di ingaggio e quindi costi del personale. Nella situazione attuale dunque l’Inter dovrebbe porsi come società compratrice più che venditrice, di modo da incrementare le prestazioni e i risultati del campo. Questa situazione però deve anche scontrarsi con una situazione economica difficile, con il rientro previsto del debito con le banche e con l’ennesimo esercizio che è destinato a chiudersi in rosso.

Le differenze con la gestione Moratti

Se con l’ex presidente Moratti, questa situazione non rappresentava un ostacolo insormontabile, anche perché allora non erano ancora pienamente in vigore le regole del Fair Play Finanziario, con l’attuale dirigenza perdite di questa entità non sono più ammissibili perché distruggono il patrimonio netto, peggiorano la posizione finanziaria e obbligano la società a incrementare l’esposizione con le banche (cosa che Thohir sta cercando invece più di limitare rifinanziando il debito in essere con un bond rivolto a investitori istituzionali).

Il presidente dell'Inter Erick Thohir
Il presidente dell’Inter Erick Thohir (Insidefoto.com)

In questo quadro vendere uno dei gioielli potrebbe rappresentare una soluzione, anche se solo temporanea e non certo la panacea di tutti i mali, per poter almeno per questo esercizio tamponare le perdite in vista di miglioramenti sportivi annunciati per le prossime stagioni.  E guarda caso, il “buco” di bilancio è proprio uguale al valore di Icardi…

Vero però è che anche in questo senso la perdita dello stesso Icardi potrebbe diventare un peso importante nella corsa alla qualificazione Champions League nel prossimo campionato. Perdere un bomber da 20 goal a stagione, come ha sottolineato Mancini nella scorsa settimana, per una squadra ambiziosa non è mai un bene, anzi potrebbe significare la definitiva rinuncia a obiettivi di un certo prestigio. Tuttavia questo è quello cui l’Inter  dovrà andare incontro se vorrà garantirsi una sostenibilità economica almeno per l’esercizio corrente.

La coperta, insomma, è corta. La società è infatti nel mirino dell’Uefa per non aver rispettato i parametri del Fair Play Finanziario e si parla già di una possibile multa di circa 7 milioni. E’ pur vero che in attesa dell’exploit dei ricavi previsto da Thohir un po’ di risorse per coprire lo squilibrio tra entrate e uscire potrebbero essere recuperati con Alvarez (verrebbe automaticamente ceduto al Sunderland per 11 milioni in caso di permanenza in Premier dei black cats con una plusvalenza di 7,2 milioni), o coi i vari Mbaye, Schelotto, Taider e qualche giovane della primavera (in ballo qui altri 12/15 milioni). Oltre a perdere poi in estate i vari onerosi contratti di Campagnaro (1,6 milioni netti), Jonathan (1,2 milioni netti) e probabilmente anche Vidic e Podolski, che permetterebbero all’Inter un’altra boccata d’ossigeno. Ma solo la cessione di Icardi avrebbe l’effetto di sistemare in un solo colpo il bilancio.

Perdere Icardi per salvaguardare il bilancio, oppure puntare a incrementare ricavi tramite le migliori prestazioni sportive in virtù dei goal del numero 9? Un bel dilemma per Thohir.