La Procura della Repubblica di Parma ha aperto un fascicolo a carico del Parma Fc, per reati fiscali. Per i quali può scattare anche la custodia cautelare. La Guardia di Finanza sta da giorni indagando sui conti del Parma, sia sull’ultimo bilancio che su quelli degli anni precedenti. E ora la Procura vuole fare luce sui debiti del club nei confronti del Fisco. al momento non ci sono persone iscritte nel registro degli indagati.

In attesa di sapere che tipo di bancarotta sarà

Per capire se si tratterà di bancarotta semplice o fraudolenta, bisognerà attendere la prima udienza dell’istanza di fallimento, fissata dalla Procura per il 19 marzo prossimo. In attesa della dichiarazione di fallimento, l’indagine si sta concentrando su tutte le azioni descritte nei bilanci, compresi i passaggi di proprietà da Ghirardi a Taci per finire a Manenti.

I debiti con il Fisco

Come spiegato da Calcio&Finanza, che ha visionato il bilancio consolidato della Eventi Sportivi, ovvero la controllante del Parma, la leva maggiormente azionata per recuperare la liquidità necessaria a fare andare avanti il club in questi anni è stata quella del debito verso terzi. Soprattutto nei confronti dei fornitori e del fisco. Nel tempo quest’ultima voce di bilancio è cresciuta in modo costante arrivando alla cifra di 42 milioni di euro al 30 giugno 2014.

Non solo. Secondo quanto riportato dalla “Gazzetta dello Sport” la scorsa settimana, Manenti è andato in Slovenia, a suo dire per sbloccare finanziamenti per 30 milioni di euro, da usare per pagare gli stipendi arretrati. Soldi mai visti. In compenso, Manenti si sarebbe fatto anticipare i soldi per la trasferta slovena proprio dalle casse del Parma.

“Dalla società nessun segnale”

“Dalla proprietà non riceviamo ancora segnali confortanti ma, anzi, vediamo pignorata un’enorme quantità di beni”. Lo ha spiegato il difensore del Parma Massimo Gobbi in un’intervista al sito dell’Assocalciatori. “Il presidente – aggiunge – continua a posticipare incontri e a non darci garanzie, mentre la Lega ha dato come unico segnale la convocazione di un’assemblea per il 6 marzo. Noi continuiamo ad allenarci con dignità pur sapendo che il fallimento della società è incombente”.

“Non c’erano nemmeno i soldi per la benzina”

In una intervista rilasciata oggi al Corriere dello Sport, Sandro Melli racconta alcuni retroscena: “Qualche anno fa Ghirardi mi chiese di prestargli centomila euro per pagare un premio che aveva promesso alla squadra. Ci ha messo tre anni a ridarmeli e senza neanche un grazie. Ghirardi e Leonardi dicevano di fatturare 70-80 milioni eppure in cassa non c’erano neanche 50 euro per fare benzina al furgone dei magazzinieri. Una storia che è cominciata nell’anno di Colomba, il 2011. Ci hanno tolto le carte carburante e dovevamo anticipare noi i soldi per la benzina. Ma farsi rimborsare diventava sempre più complicato”.