“Se il Real lo vuole, mi chiami. Paul costa 100 milioni. Il Madrid è pericoloso perché brucia, ma Pogba è pronto. Adesso è molto concentrato nella sua vita e per lui non ci sono montagne impossibili da scalare”. Mino Raiola, il superprocuratore del giovane centrocampista juventino, oltre che di altre stelle del calcio di oggi come Ibrahimovic e Balotelli, è tornato a sollevare la questione Pogba in un’intervista al quotidiano spagnolo Marca. Un tema, quello del possibile addio del “polpo” alla Juve, sollevato da Raiola non più di un paio di settimane fa. Allora l’agente del campioncino francese si era lasciato scappare più di una battuta su un potenziale (e totale) reinvestimento delle cifre che la Juventus potrebbe incassare dalla cessione del suo assistito. L’italo-olandese si era addirittura cimentato nello snocciolare i nomi che secondo lui avrebbero potuto rifondare da capo la Juventus.

Prima di procedere con la nostra analisi, la Juventus 2014/2015 noi ce la immaginiamo così:

juventus post pogba

Adesso un passo indietro: i bianconeri possono davvero permettersi di reinvestire interamente i 100 milioni? Prima di analizzare gli ultimi bilanci del club di corso Galileo Ferraris, fissiamo due punti fermi per semplificare l’esposizione.

1. Pogba viene effettivamente venduto per 100 milioni.

United, City, Paris, Real, Barca o qualsiasi altra squadra si presenta con 100 milioni cash. Per semplicità di calcolo non vengono inserite nella trattativa contropartite tecniche.

2. Pogba è completamente ammortizzato nel bilancio Juventus.

Pogba viene comprato “quasi” a zero nell’estate del 2012 e iscritto in bilancio al costo storico di 1, 635 milioni di euro. Il calciatore francese, cui venne stipulato un contratto quadriennale (rinnovato recentemente fino al 2019), ha una quota ammortamento residua di circa 200mila euro: dunque per semplicità possiamo supporre che i 100 milioni non debbano coprire nessun costo/investimento sostenuto per l’acquisizione del giocatore e che non ci sia nemmeno un quota ammortamento residua.

raiola nedved
Mino Raiola con il consigliere di amministrazione della Juventus, Pavel Nedved

L’IMPATTO DELLA CESSIONE DI POGBA SUI CONTI DELLA JUVE

Premesso questo, passiamo ora al bilancio juventino.

La situazione dei conti non è prettamente florida per quattro diversi motivi:

  1. I ricavi tendono a non aumentare sensibilmente (nonostante stadio e risultati in Europa);
  2. L’indebitamento finanziario netto è in forte crescita (+46 milioni dal 12/13 al 13/14);
  3. Patrimonio netto in riduzione (avanzano solo 42 milioni dei 120 “iniettati” nel 2011);
  4. Risultato netto sempre negativo nelle ultime 5 stagioni (circa 180 milioni di perdite).

Come già sottolineato da Calcioefinanza.it, per sistemare i conti investendo risorse nel calciomercato, gli amministratori della Juve hanno a disposizione tre leve:

  1. a) far crescere i ricavi;
  2. b) ridurre i costi (prevalentemente ingaggi e ammortamenti);
  3. c) cedere uno o più giocatori in modo da trovare le risorse da impiegare nell’acquisto di nuovi calciatori e allo stesso tempo realizzare plusvalenze in bilancio.

Supponendo che i ricavi possano aumentare del 10% l’anno (290 milioni circa nella stagione 15/16 secondo le stime di Banca Imi, sopra i 300 milioni nella stagione successiva per effetto della nuova sponsorizzazione con Adidas, aspettando di assegnare un nome allo stadio e di fare chiarezza sulla questione delle offerte per i diritti tv) e che ridurre i costi (soprattutto quello legato agli ingaggi) sarebbe non proprio ben visto dai tifosi (ridurre gli ingaggi significherebbe al 99% perdere qualche pezzo pregiato, leggi Tevez o Vidal), vediamo ora quanto margine di manovra potrebbe avere la Juventus con i 100 milioni della cessione di Pogba.

Fissiamo questi paletti:

  1. Pogba guadagna 9 milioni di euro lordi l’anno;
  2. Il rapporto ricavi/costi del personale sia stabile al 60%;
  3. I ricavi seguono le previsioni e saranno effettivamente di 290 milioni.

Se questo ragionamento andasse a buon fine, la Juventus potrebbe inserire a gestione costi per il personale in crescita di circa 16 milioni (da 167 milioni a 183 milioni: i 9 di Pogba più un 10% che va a braccetto coi ricavi) lasciando inalterate le altre voci e presentando un risultato di bilancio simile a quello della stagione passata.

Tuttavia restando alle stime di Banca IMI sui prossimi due esercizi, la Juventus avrà dunque a disposizione un tesoretto di soli circa 50 milioni, al netto dei soldi utilizzati per: annullare il risultato negativo di bilancio previsto (-14.5M) e tornare a produrre utile, ridurre l’indebitamento (e quindi gli oneri passivi) e reintegrare parte di quei 120 milioni di aumento di capitale effettuato nel 2011 (ipotizzando di far rientrare l’indebitamento ai livelli del 2012 altri 40 milioni verrebbero “assorbiti” per questa operazione).

Se, come da stime Banca IMI, nel 2015/16 i ricavi dovessero toccare quota 290 milioni, probabilmente con un risultato operativo (Ebit) di 15 milioni, la società potrebbe tornare a produrre un utile minimo: 0,7 milioni. E a questo punto con un conto economico almeno in pareggio ed una gestione finanziaria migliorata da una quota debito inferiore (ergo meno interessi passivi), la società potrebbe dire che il sacrificio di Pogba non è stato vano.

Il resto (50 milioni) potrebbe essere si reinvestito nel mercato, ma con un vincolo: cercare di non superare quei 183 milioni di tetto ingaggi massimo, fissato per un bilancio sostenibile nel lungo periodo (il famoso 60% dei ricavi, che è comunque un rapporto destinato a dover scendere, ma si spera per un incremento degli introiti più che per un abbassamento del monte ingaggi).

Henrikh Mkhitaryan
Henrikh Mkhitaryan

Comprare, ma con oculatezza. Investire, dove la Juventus ha più bisogno (ecco vari spunti, alcuni li avete visti già nella nostra formazione):

  1. Un portiere per il futuro: MARCO SPORTIELLO, 1992, Atalanta, valore 2,5 milioni;
  2. Un difensore centrale: MATEO MUSACCHIO, 1990, Villareal, valore 9 milioni;
  3. Un terzino sinistro: JOSE LUIS GAYA,  1995, Valencia, valore 15 milioni;
  4. Un vice-Pirlo: JAMES WARD-PROWSE, 1994, Southampton, valore 5 milioni;
  5. Un trequartista: HENRIKH MKHITARYAN, 1989, Borussia D., valore 21 milioni;
  6. Una prima/seconda punta: P.E. AUBAMEYANG, 1989, Borussia D., valore 19 milioni.

Considerando però che potrebbero tornare alla base Rugani, Zaza e Berardi, mentre è già arrivato Sturaro, alcuni dei nomi sopra esposti potrebbero essere soltanto dei rimpiazzi di altre cessioni.

Al di la di questo Fantamercato, il vero cruccio della signora però è la voce ricavi, troppo distante per poter competere con le rivali d’Europa. Facciamo qualche esempio:

1) Dallo stadio i bianconeri guadagnano 40 milioni l’anno (Real e Barca stanno sopra i 120); 2) I ricavi commerciali si attestano a 96 milioni l’anno (Real 163, Barca 166 e United ben 181); 3) Per quanto riguarda i diritti tv invece abbiamo una sostanziale parità (150 contro 160).

Questi circa 150 milioni in meno pesano come un macigno sulle casse e sulle aspettative sia dei dirigenti sia dei tifosi della signora. Sempre in termini esemplificativi, Real e Barca, pur avendo sotto contratto a cifre faraoniche i migliori giocatori del globo, hanno una componente stipendio impattante a bilancio solamente per il 50% (e non 60% come per la Juve). In termini assoluti Ronaldo & co. guadagnano complessivamente 250 milioni contro i 167 milioni di Buffon e soci. Questo 10% permetterebbe di generare utile o di reinvestire sul mercato il disavanzo.

Se non ci sono ricavi non si può sostenere una gestione sportiva sana: se la società reinvestisse completamente i soldi della cessione del polpo, alzasse il monte ingaggi spendendo completamente i 100 milioni ipotizzati all’inizio, il sistema non potrebbe reggere a lungo perché il disavanzo creato da stipendi troppo alti da sostenere, genererebbe perdite ad ogni esercizio, il patrimonio netto si azzererebbe e il debito si impennerebbe a vista d’occhio.

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