La Premier League si conferma il campionato di calcio più ricco del mondo grazie anche alla pioggia di denaro garantita dalla televisioni. L’asta per l’assegnazione dei diritti tv per il mercato domestico relativo al triennio 2016-2019 si è infatti conclusa con un risultato record. Per assicurarsi la possibilità di trasmettere le gare della massima serie inglese, Sky e Bt Sport verseranno infatti alla Premier, che poi provvederà a suddividere i proventi tra i 20 club, la bellezza di 5,136 miliardi di sterline (6,926 miliardi di euro al cambio odierno). Si tratta di circa il 71% in più rispetto al precedente accordo (2012-2015) che aveva un valore su base triennale di circa 3 miliardi di sterline.

Ma è dal confronto con gli altri campionati europei e in particolare con la Serie A che emerge l’importanza del contratto strappato dalla Premier League con le tv. La massima divisione italiana, che nel giugno scorso ha ceduto, con l’assistenza di Infront, i diritti televisivi del triennio 2015-2018, ha portato a casa 2,835 miliardi (1,125 milardi da Mediaset Premium e, 1,716 milioni da Sky), cui si aggiungeranno altri 557 milioni garantiti da MP&Silva per la vendita internazionale dei diritti, 100 milioni per gli highlights in chiaro e altri 80 milioni per la trasmissione delle partite su Internet e dispositivi mobili. In tutto si tratta di 3,572 miliardi nel triennio, pari a circa 1,190 miliardi a stagione da ripartire tra i vari club.

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Peccato che a partire dalla stagione dal 2016/2017 i club della Premier potranno spartirsi una torta di 2,3 miliardi di euro. Torta che diventerà ancora più golosa quando saranno assegnati i diritti per la trasmissione internazionale dei match. E’ dunque evidente che il divario, già oggi molto ampio, tra la Premier League e la Serie A è destinato ad allargarsi ulteriormente. A poco potranno dunque valere gli sforzi dei club, come la Juventus e la Roma, che più stanno puntando sullo sviluppo delle attività commerciali (si veda l’articolo di C&F sul nuovo piano finanziario dei giallorossi), per colmare il gap con i top club europei.

L’effetto del maxi-contratto siglato dalla Premier, che ha un meccanismo di distribuzione delle risorse più equilibrato rispetto a quello italiano (che premia invece i club più blasonati e con un maggior numero di tifosi), farà sì che anche le squadre inglesi di seconda fascia potranno avere ricavi vicini a quelli dei top club italiani.

diritti tv premier league 2016 - 2019

D’altra parte, mentre in Italia i club non sono mai riusciti a fare sistema per promuovere in modo collettivo il prodotto calcio, in Inghilterra la programmazione ha pagato. Ormai solo il basket Nba e il football Nfl riescono a tenere il passo di questa miniera d’oro che ha visto il suo valore schizzare alle stelle negli ultimi 25 anni. Nel 1990 la Bbc, che mandava in onda in tutto 14 partite all’anno oltre a detenere i diritti degli highlights, pagava alla Premier “solo” tre milioni di sterline. Che oggi non basterebbero per trasmettere neppure mezz’ora di uno dei 168 incontri in diretta (più di 10 milioni il costo per partita).

Contraenti dell’accordo, che ha valore triennale e inizierà il prossimo anno, sono Sky UK (126 partite), che ha acquistato cinque dei sette pacchetti all’asta, e l’emittente tv BT Sport (42 partite). Il contratto 2016-2019 supera, e di molto, le previsioni degli esperti che ipotizzavano nei giorni delle trattative un’intesa complessiva attorno ai 5,3 miliardi di euro. Il direttore generale della Premier League, Richard Scudamore ha fatto sapere che parte dei soldi sarà investita nel miglioramento degli stadi e possibilmente nell’abbassamento del prezzo dei biglietti dei tifosi. “D’altronde a livello di fatturato il Burnley è superiore all’Ajax, un dato che conferma la forza economica del nostro campionato”, il commento soddisfatto di Scudamore.

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