“Porterò in consiglio federale la deregulation dei procuratori. Per cui non ci sarà più l’albo dei procuratori”. Il presidente della Lazio, Claudio Lotito, non usa mezzi termini all’interno del programma Mix24 di Giovanni Minoli su Radio 24. “Diciamo che c’è stata in passato una connivenza tra club, procuratori e calciatori. Un pout pourri che ha determinato una forma di consociativismo. Io non sono per il consociativismo, sono per la condivisione. Nel momento in cui c’è la deregulation, viene meno il diritto prioritario che un calciatore ha nei confronti del suo procuratore. I calciatori hanno un procuratore, che è registrato, e dal quale non si possono muovere”.

Il presidente biancoceleste Lotito considera i giocatori come condizionati dai propri procuratori e la deregulation potrebbe sistemare il modus operandi visto fino ad oggi.  “Ognuno si prende chi vuole, nel momento che vuole, e se lo vuole, a quel punto viene meno il potere contrattuale del procuratore. Hanno coperto tanti affari ambigui in questi anni? Questo non lo so, perchè sono cose che non mi appartengono e non mi riguardano. Spero di no”.

“Sono completamente in disaccordo con Lotito”. Esordisce così Luca Compiani, agente di calciatori, “A leggere le sue parole sembra che il male del calcio siano i procuratori. Io sinceramente non ho mai puntato la pistola in testa a nessun giocatore affinché mi firmasse la procura oppure per fargli decidere una squadra piuttosto che un altra”. Compiani ci tiene a sottolineare come un calciatore si possa “muovere” dal suo agente, che ogni procura ha una sua scadenza e che solitamente il giocatore può (dietro corrispettivo ovviamente) rescindere dal suo procuratore. “Anche oggi un giocatore si può prendere un procuratore che vuole nel momento che vuole e se lo vuole”, aggiunge Compiani. “Il presidente Lotito piuttosto dovrebbe parlare di quei giovani calciatori che invece sono obbligati da alcune società a prendere quando vogliono loro il procuratore che vogliono loro e pagarlo quanto vogliono loro pena il mancato contratto da professionista. Questo sì che è un gravissimo problema che limita la libera concorrenza e genera tanti affari ambigui”.

Anche Francesco Nacchia, procuratore di calciatori, è concorde con il collega. “L’abolizione dell’albo è sbagliato dato che aprirebbe una falla nel sistema. L’accesso all’albo è consentito attraverso un esame da superare che comporta una preparazione sulle norme calcistiche, non bisogna guardare al procuratore come uno sfruttatore, ma come colui che cura gli interessi del proprio assistito secondo buona fede, una deregolamentazione sarebbe controproducente”.

Alberto Lattuada