La guerra tra Uefa e FIFA alle Tpo e ai fondi di investimento è appena cominciata, ma ha fatto registrare significativi sviluppi in pochissimi giorni. Da una parte infatti la Uefa che, solo qualche giorno fa, al quotidiano inglese The Guardian, ha sottolineato quanto sia grande il pericolo che rappresentano per il mondo del calcio i fondi di investimento: società capaci di trattare i calciatori come semplice mercanzia e di influire in maniera determinante nelle decisioni di trasferimento da un club all’altro.

Da parte sua, la FIFA non ha tardato ad accogliere la protesta e si è subito data da fare, stimolando il Comitato esecutivo ad avviare l’iter per l’abolizione delle proprietà di terze parti. Come? Attraverso una normativa ad hoc in grado di bandire le controverse figure e di arginare le discutibili prassi, ormai sempre più in voga in un periodo in cui le conseguenze della crisi finanziaria globale si notano pesantemente anche nel calcio.

I fondi però, i principali protagonisti della vicenda, non sono rimasti a guardare e hanno alzato la voce per sottolineare l’ingiustizia della decisione presa. In particolare il gruppo Doyen Sport, probabilmente il fondo più grande ed influente di quelli che attualmente operano nel settore, non ha tardato ad attaccare la scelta dei massimi organismi del calcio, sollevando una sorta di “questione etica”: e cioè di come questa tradisca le speranze e gli obiettivi dei club più ‘piccoli’, quelli che, sempre più difficoltà ad ottenere prestiti dalle banche, finanziano le rispettive campagne acquisti grazie all’aiuto sempre più massiccio dei fondi.

Una sorta di ‘terza via’ capace di rompere i tradizionali rapporti di forza in ambito nazionale ed internazionale, vedi Atletico Madrid.

Doyen infatti in alcune dichiarazioni, non troppo velatamente rivolte e Uefa e Fifa, ha apertamente messo in evidenza che è a rischio la competitività stessa delle manifestazioni sportive in favore delle grandi società, le uniche in realtà che beneficerebbero degli effetti della normativa in fase di studio, perché capaci di generare grossi fatturati e di monopolizzare la ripartizione dei diritti tv (soprattutto in Spagna).

Il CEO di Doyen Nelio Lucas ha infatti pronunciato parole di fuoco:” Vogliamo un calcio dove solo Barcellona, Real Madrid, e Bayern Monaco siano i soli candidati ai titoli? E vogliamo estromettere invece Atletico Madrid, Siviglia, Benfica e PSV? Questi club posso competere solo attraverso la mediazione di una prassi come la nostra. Ed è vero che serve una regolazione che impedisca un’eccessiva influenza su club e giocatori al momento di un trasferimento, ma da qui a proibirlo..”.

Insomma una questione aperta che, molto probabilmente, si arricchirà ancora di diversi capitoli nella querelle tra Uefa e FIFA da una parte e i fondi, sempre più agguerriti, dall’altra.

Fabio Colosimo