Piazza Affari a Milano, sede della Borsa ItalianaAvvio di giornata difficile per il titolo della Juventus (qui trovate la quotazione di Borsa Italiana), che paga l’inatteso addio di Antonio Conte al club bianconero e lascia sul terreno all’inizio delle contrattazioni il 2% circa del suo valore, sotto quota 0,22 euro per titolo.

La notizia della dipartita del tecnico salentino giunge come un fulmine a ciel sereno anche per gli investitori, che come i tifosi hanno legato il nome “Conte” agli ultimi tre anni di successi. Le presunte motivazioni della separazione con il club torinese, però, danno da pensare al mercato. Se davvero il tecnico ha ambizioni europee troppo grandi per le finanze del club, che negli ultimi tre anni (nonstante gli innegabili miglioramenti della struttura di bilancio legati innanzitutto allo stadio di proprietà) ha accumulato circa 160 milioni di rosso, d’altra parte la sua dipartita potrebbe significare una impostazione finanziaria più rigorosa.

Il tema che i progetti europei di Conte e l’ordine nel bilancio della Juventus non possano convivere è stato sviscerato in questa analisi. Il problema del club bianconero è che nonostante gli sforzi fatti, i ricavi non riescono ancora a tenere il passo dei costi operativi e quindi non offrono una base sufficientemente solida per investire pesantemente sul mercato. Anche in chiave prospettica, come hanno mostrato gli stessi analisti finanziari, le leve da attivare per gli amministratori juventini sono risicate. La prima riga del conto economico non è facilmente espandibile nel breve, perché il contratto con Adidas e le nuove risorse legate all’assegnazione dei diritti Tv entreranno solo tra due stagioni. La cessione di qualche giocatore non più al centro del progetto tecnico consentirebbe sì di limare qualche stipendio oneroso, ma non permetterebbe di portare poi così tanto fieno in cascina quanto serve per ingaggiare altri talenti.

D’altra parte Conte, tecnico vincente e ambizioso, ha sempre manifestato la volontà di alzare la Champions League. Ha riportato la Juventus ad alti livelli internazionali, ma non ha perso occasione – soprattutto dopo le sconfitte europee – per rimarcare la distanza tra il club bianconero e gli altri grandi protagonisti della scena continentale in quanto a disponibilità di spesa sul mercato. Innegabile che veder comprare Suarez da parte del Barcellona per 90 milioni di euro o sentire del Real Madrid sulle tracce di Falcao e James Rodriguez non possa far acuire quella sensazione di impotenza che il calcio italiano si trova a fronteggiare. E’ altresì indiscusso quanto Conte sia tecnico di carattere e carisma, apprezzato dai giocatori e dalla piazza, che gli ha sempre riconosciuto il lavoro fatto per tornare a dominare in Italia e a competre in Europa e perdonato in fretta le eliminazioni in Champions.

La collisione rispetto alla dirigenza, pur rimasta nei binari del rispetto reciproco, per certi versi potrebbe quindi eliminare un “problema” per il management bianconero, che non avrà le continue ed evidenti pressioni di Conte – come detto tenace e supportato dalla piazza – ad allargare i cordoni della borsa.

Nella scelta del suo successore, dunque, potrebbe anche rientrare come determinante la variabile di una “sintonia manageriale” nel prosieguo del progetto bianconero. E’ evidente che trovare un tecnico che accetta di impiegare le risorse incassate da eventuali cessioni di prestigio (Vidal e Pogba su tutti) per riequilibrare la struttura finanziaria non sarebbe un’ipotesi malvagia per Agnelli & Co. Un profilo che corrisponde al nome di Massimiliano Allegri, che ha già vissuto al Milan il cambio passo dagli acquisti in grande stile di Ibrahimovic e Robinho alle cessioni dello stesso svedese, di Thiago Silva e tanti altri in nome del rigore finanziario. Anche alla Juve, le laute plusvalenze potrebbero essere diversificate in parte per costruire un progetto tecnico vincente nel lungo periodo (vista la salute delle altre squadre, in Italia la Juve resterebbe competitiva anche senza un grande campione ma con qualche giovane innesto dal potenziale interessante) e in parte per far rientrare l’esposizione debitoria: al 31 marzo scorso la posizione finanziaria (saldo tra debiti e liquidità) era pericolosamente vicina a 200 milioni.

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