Ora che il Mondiale è terminato con la storica vittoria tedesca in Sudamerica, la domanda è, dopo la storica débâcle ai campionati mondiali organizzati in casa: perché questo Brasile così modesto, è stato così inopinatamente sopravvalutato? In molti, specie da quelle parti, si pongono infatti  l’annoso interrogativo, perché nulla lasciava davvero pensare che il calcio bailado e i suoi rappresentanti dell’anno 2014 potessero scrivere una pagina così brutta, forse la più brutta, dell’intera storia calcistica nazionale. Anche perché, seppur con limiti evidenti, nella fase a gironi, e fino a quarti di finale giocati contro la Colombia, la squadra del ct Felipe Scolari non aveva troppo demeritato.

La semifinale persa per 7-1 contro la Germania del tecnico Joachim Low ha, invece, fragorosamente evidenziato tutti i limiti di una generazione mediocre, soprattutto in termini di qualità offensiva. Una sconfitta, alla quale ieri si è aggiunta quella con l’Olanda, che ha aperto una voragine nel futuro della nazionale e un dibattito tecnico su cui brasiliani non avrebbero voluto assolutamente discutere.

Vergogna. E’ questa la parola più usata dal popolo del football per definire il triste epilogo con il quale si è concluso il torneo per la Seleçao. Cancellare il Maracanazo del 1950 ha finito per diventare un’ossessione che ha imbalsamato una squadra che, alle prime difficoltà, si è sgretolata improvvisamente. Ma ancor più clamoroso è un dato economico che riguarda la nazionale verdeoro dal punto di vista del valore individuale attribuito ad alcuni dei suoi giocatori da parte delle maggiori società europee.

Molti dei nazionali protagonisti in negativo di questa rassegna giocata in patria, hanno infatti mosso una quantità di milioni impressionante, circa 420 milioni di euro, dal 2012 ad oggi, in trasferimenti da un club all’altro costosissimi. Valutazioni più che gonfiate per operazioni clamorosamente opache (vedi caso Neymar), e dunque piuttosto distanti dal reale valore tecnico del calciatore stesso.

2012
Thiago Silva dal Milan al PSG: 42 milioni
Hulk dal Porto allo Zenit San Pietroburgo: 40 milioni
Dante dal Borussia Moenchengladbach al Bayern Monaco: 5 milioni
Oscar dall’Internacional al Chelsea: 31 milioni
Maicon dall’Inter al Manchester City: 4 milioni
Maxwell dal Barcellona al Paris Saint-Germain: 2,5 milioni

2013
Neymar dal Santos al Barcellona: 95 milioni
Fernandinho dallo Shakhtar Donetsk al Manchester City: 37 milioni
Willian dall’Anzhi Makhachkala al Chelsea: 35 milioni
Bernard dall’Atletico Mineiro allo Shakhtar Donetsk: 25 milioni
Paulinho dal Corinthians al Tottenham: 20 milioni
Luiz Gustavo dal Bayern Monaco al Wolfsburg: 15 milioni

2014
David Luiz dal Chelsea al PSG: 50 milioni
Hernanes dalla Lazio all’Inter: 15 milioni
Henrique dal Palmeiras al Napoli: 3,5 milioni

Una generazione, come emerge dal dato statistico, d’oro sì, ma solamente per le enormi cifre investite dai club più ricchi del vecchio continente sui calciatori verdeoro. Alcuni dei quali, come evidentemente ha mostrato la rassegna mondiale, decisamente modesti.

 Fabio Colosimo