Stadio_PechinoUna fornitura di gas a basso costo in cambio di voti per la candidatura del Qatar ai Mondiali del 2022. E’ questo lo ‘scambio’ di cui parlò il Sunday Times e che gettò nuove accuse sull’assegnazione della Coppa del Mondo nel Paese orientale per il 2022. Il quotidiano britannico pubblicò una serie di documenti, tra cui lettere ed e-mail, secondo cui il dirigente qatariota Mohamed bin Hammam, ex presidente della Federcalcio asiatica, avrebbe influenzato il voto della federazione thailandese promettendo una fornitura di gas a condizioni vantaggiose.

Da qui lo scandalo che ne seguì, e che coinvolse figure di primo piano del mondo del calcio a livello internazionale. Franz Beckenbauer fu sospeso per 3 mesi dalla Commissione etica della Fifa per la scarsa voglia di collaborare all’inchiesta e, nel calderone, ci finì anche Ricardo Teixeira, ex numero uno della Federazione brasiliana, il quale, nel lontano 2010, volò in Qatar per seguire la Seleçao in un’amichevole contro l’Argentina, assieme, se non a chi, proprio a bin Hammam, l’uomo al centro dello scandalo. Insomma, un nugolo di illazioni ben presto trasformatesi in accuse e che rischiano seriamente di compromettere la storica assegnazione.

In un’intervista a L’Equipe, infatti, una volta sollevatosi il polverone, il presidente della Uefa Michel Platini non escluse la possibilità che l’edizione del campionato del mondo da disputarsi sulla penisola araba possa invece andare altrove: “Se la corruzione sarà dimostrata, dovranno esserci sanzioni e una nuova votazione”.

Ed ecco che tra le possibili alternative al Qatar si è subito fatta avanti la candidatura degli Stati Uniti, già organizzatore del Mondiale 1994 vinto poi dal Brasile sulla nazionale azzurra guidata dal ct Arrigo Sacchi. Una candidatura autorevole dunque ma ben presto smentita dai vertici Usa, per l’assoluta delicatezza del caso. Un’opportunità però di fondamentale importanza, e da cogliere al volo, perché capace di rafforzare la posizione del “soccer” Usa laddove, nonostante una forte crescita in popolarità, il calcio rimane al palo, soppiantato dai tradizionali sport americani.

Ma in seno alla FIFA, gli sponsor ufficiali pensano ad altro e cioè a sfruttare un’ulteriore alternativa, che per gli stessi sarebbe una manna dal cielo: la possibilità che la Coppa del Mondo del 2022 (se davvero le accuse fossero confermate) fosse concessa a Pechino. Una possibilità da non sottovalutare troppo, anzi, perché diversi sono i punti a favore che possono indirizzare la scelta in questo senso. A giocare a favore della Cina vi è innanzitutto il meccanismo di rotazione imposto proprio dalla FIFA, che regola i criteri per l’assegnazione della manifestazione mondiale. Se il Mondiale 2014 si sta disputando in Sudamerica, quello 2018 si giocherà in Europa (Russia), e all’Africa è andato quello del 2010, quello del 2022, proprio per il meccanismo di cui abbiamo accennato, è stato assegnato all’Asia. Ma con il Qatar fuori dai giochi si aprirebbero scenari imprevisti.

Perché con Corea e Giappone out, già organizzatori nel 2002, in Asia non rimane che il colosso cinese come possibile paese ospitante. Un’idea che piace tantissimo agli sponsor, come detto, ma non solo: marchi come Sony o Adidas con enormi interessi in Cina, vedono come una benedizione la possibilità di giocare lì i campionati del Mondo, per poter sfruttare lo sconfinato bacino d’utenza del paese più popoloso del pianeta.

Fabio Colosimo