serie-A-calcioIn attesa che l’assemblea della Lega di Serie A, che si terrà alle 14.00 nella sede di via Rosellini a Milano, si pronunci sull’esito della gara per l’assegnazione dei diritti tv per il triennio 2015-2018, a Piazza Affari le azioni di Telecom Italia Media si mettono in luce (+4% a 1,39 euro) dopo le indiscrezioni di venerdì dell’agenzia Bloomberg, secondo cui la controllata di Telecom Italia e Sky Italia avrebbero raggiunto un accordo per consentire alla pay-tv di Rupert Murdoch di trasmettere sul digitale terrestre.

Dopo il lancio di Cielo, canale televisivo free-to-air sulla piattaforma DTT, Sky Italia sarebbe infatti ancora essere interessata ad affittare frequenze digitali da TI Media e quindi avrebbe affittato cinque canali della controllata TIMB a un prezzo annuo di 20 milioni di euro (4 milioni di euro per canale).

Secondo gli analisti di Kepler Cheuvreux, citati dal sito di Milano Finanza, i tempi dell’accordo tra Telecom e Sky sarebbe strettamente correlati all’esito della trattativa per l’assegnazione di diritti tv della serie A per le stagioni 2015-2018 e alla necessità di Sky Italia di lanciare nuovi canali sulla piattaforma digitale terrestre, dove non è attualmente presente. 

“Tale accordo”, spiegano gli analisti, “dovrebbe sostituire il contratto di LA7 e La7d con Cairo Communication che scadrà nel 2016 e potrebbe sostenere la domanda di frequenze digitali in Italia dopo la recente mancanza di interesse per l’assegnazione delle frequenze DTT dal Ministero italiano dello Sviluppo Economico (solo Cairo ha presentato un’offerta) e generare 6-7 milioni di euro di ricavi aggiuntivi”, sostengono gli analisti di Kepler Cheuvreux che comunque sul titolo Telecom Italia Media mantengono un rating reduce e un prezzo obiettivo a 0,80 euro.

Per gli analisti di Equita con questa mossa Sky vuole dimostrare la propria capacità di trasmettere anche sul digitale nel caso ottenesse il pacchetto B dei diritti del calcio. “La notizia per TI Media e L’Espresso, che dovrebbero chiudere entro il 30 giugno l’accordo per creare una joint venture con 5 multiplex nel digitale, sarebbe positiva in quanto aumenterebbero le probabilità di ingresso di un socio finanziario. Se Sky non dovesse ottenere il pacchetto B dei diritti del calcio ci pare meno probabile il lancio di un servizio pay sul digitale perché rischierebbe di danneggiare la sua offerta sul satellite”, precisano gli analisti della sim.

Lo scorso 10 aprile TI Media e il gruppo editoriale controllato dalla Cir di Carlo De Benedetti hanno infatti approvato l’integrazione (originariamente annunciata a ottobre 2013) dei loro, rispettivamente, tre e due multiplex digitali in una newco in cui controllano il 70% e il 30%. Questa nuova società genererà circa 100 milioni di euro di fatturato annuo, con un ebitda che gli analisti di Banca Akros stimano intorno a 35 milioni di euro, escluse le potenziali sinergie.

TI Media si è riservata la possibilità di acquistare il diritto di utilizzo di una delle cinque frequenze controllate da questa nuova società. L’accordo dovrebbe essere concluso alla fine di questo mese e, una volta completata l’integrazione, inizierà il processo di vendita. “Il contratto con Sky aiuterà la newco a colmare la larghezza di banda disponibile e potenzialmente ad aumentare il valore della società che verrà dismessa”, precisano gli analisti di banca Akros. 

I tre multiplex di TI Media attualmente ospitano19 canali, il che implica un utilizzo del 94% dei 65Mbps disponibili. I due multiplex di L’Espresso hanno un’ampia capacità inutilizzata; la società originariamente ha previsto di aumentare il numero dei canali ospitati dagli 8 di quest’anno a 12 nel 2018. I conti 2013 di TI Media implicano che ciascun canale genera in media 3,8 milioni di euro di ricavi annui. Ma per gli analisti di Banca Akros ci potrebbero essere forti sconti concessi a start-up o a situazioni particolari (ad esempio, Cairo). “Crediamo che Sky abbia scelto canali di alta qualità, tra cui, eventualmente, quelli ad alta definizione in modo che 20MBps possano essere un obiettivo ragionevole a medio termine”, precisano alla banca d’affari.

Gli esperti di Banca Akros stimano che questo potrebbe implicare 15/20 milioni di euro a pieno regime di proventi annuali e 10 milioni di euro di contributo annuo a livello di margine operativo lordo. “La creazione di valore potenziale è fra 50 e 100 milioni, di cui il 70% attribuibile a TI Media. L’impatto sul nostro fair value della società è di oltre 0,3 euro per azione. Per cui il target price su TI Media sale da 1,35 a 1,55 euro e il rating da reduce ad accumulate”, concludono a Banca Akros.