tottiMentre la stampa sportiva non perde occasione per magnificare l’ottimo lavoro fatto dall’attuale dirigenza della Roma, e in particolare dal direttore sportivo Walter Sabatini, nel calciomercato 2013/2014, quei pochi investitori professionali che ancora operano sul titolo della società giallorossa continuano ad interrogarsi sulla sostenibilità nel medio termine della politica fin qui seguita dal club presieduto da James Pallotta.

Se è infatti vero che Sabatini ha saputo vendere al meglio, sia nella sessione estiva del calciomercato, sia in quella invernale, reinvestendo nel migliore dei modi le risorse incamerate, è altrettanto vero che, alla luce dell’attuale struttura dei ricavi caratteristici del club giallorosso (che anche per la stagione in corso non dovrebbero superare i 130 milioni di euro), le importanti plusvalenze realizzate grazie alle cessioni di Marquinhos, Lamela, Osvaldo e Bradley non basteranno alla Roma per chiudere in equilibrio il bilancio al 30 giugno 2014. Salvo colpi di scena negli ultimi giorni del mercato di gennaio (la possibile cessione di Pjanic al Paris Saint-Germain sembra essere stata per ora congelata), la società presieduta da Pallotta, per ammissione degli stessi amministratori, dovrebbe terminare l’esercizio in corso con una perdita, inferiore ai 39,9 milioni del 2012/2013, ma comunque ancora sostenuta.

L’eventuale qualificazione da parte della squadra guidata da Rudi Garcia alla prossima Champions League avrà infatti impatti positivi sui conti relativi alla prossima stagione e non su quelli dell’esercizio in corso, sul quale potrebbero invece pesare i premi (circa 6 milioni di euro) che la società si è impegnata a corrispondere ai giocatori in caso di ritorno nella massima competizione europea per club (cui si aggiungono 300 mila euro per l’ad Italo Zanzi e 150 mila euro per il dg Mauro Baldissoni).

Ma non è certo quello dei premi l’aspetto che più preoccupa. L’interrogativo cui molti si pongono, ma al quale la società non ha ancora dato una risposta, riguarda la compatibilità dei bilanci del club giallorosso con i principi fissati nel regolamento Uefa sul Fair play finanziario.

La Roma ha infatti chiuso gli esercizi 2011/2012 e 2012/2013, quelli che saranno presi in considerazione in fase di prima applicazione del regolamento sul Financial fair play, con una perdita netta aggregata di circa 98 milioni, ben superiore ai 45 milioni indicati dalla Uefa come soglia massima accettabile. Il rischio di una clamorosa esclusione dalle competizioni europee della prossima stagione, con ciò che ne consegue da un punto di vista economico, apparirebbe dunque concreto. Almeno sulla carta.

roma-bilancio-2010-2011-2012-2013

Anche escludendo, come previsto nel regolamento gli investimenti effettuati dal club nel settore giovanile, e applicando la cosidetta “clausola Paolillo” (dal nome dell’ex dg dell’Inter, Ernesto Paolillo), che consente ai club di escludere dai costi rilevanti ai fini del Fair play finanziario (ma solo per l’esercizio 2011/2012) gli ingaggi dei giocatori sotto contratto prima del 1°giugno 2010 (tra cui gli onerosi stipendi del capitano Francesco Totti e di un’altra bandiera giallorossa come Daniele De Rossi), il rosso degli ultimi due esercizi dovrebbe essere comunque superiore ai 50 milioni. Gli spazi per convincere l’Uefa a concedere comunque alla Roma la licenza per le prossime competizioni europee appaiono dunque molto stretti.

Sul punto gli amministratori della Roma non si sono ancora pronunciati ufficialmente, anche perché finora quasi nessuno si è preso la briga di sollevare pubblicamente un tema così scomodo. Nella relazione al bilancio al 30 giugno 2013 la formula utilizzata è infatti alquanto vaga. “Non è da escludere”, si legge nel documento, “che al fine di soddisfare i parametri previsti per il sistema di licenza Uefa vengano richiesti ai soci ulteriori mezzi finanziari o si ricorra alla cessione dei calciatori. Qualora la Società non fosse in grado di rispettare i suddetti requisiti, la stessa potrebbe non essere in grado di partecipare alle competizioni europee”.

Se l’Uefa dovesse dunque mostrarsi intransigente nell’applicazione del regolamento sul Fair Play finanziario, come ha lasciato intendere il presidente Michel Platini nelle sue ultime uscite pubbliche, la Roma potrebbe dunque trovarsi nella paradossale situazione di essere finalmente tornata competitiva sul campo, tanto da poter ambire alla Champions, ma di rischiare di rimanerne esclusa per gli errori gestionali delle ultime due stagioni.

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