di Larry Newport*

Non ci sarebbero solo i classici doveri di etichetta dietro il tour de force istituzionale che Erick Thohir, dopo essere stato nominato presidente dell’Inter venerdì 15 novembre, ha svolto nelle sue due visite nel capoluogo lombardo. E non è un caso che negli incontri con il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia e il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, sia subito emerso il tema del nuovo stadio.

Nella City milanese, ovvero in quegli ambienti industriali-finanziari del capoluogo lombardo in cui Massimo Moratti è cresciuto e ha trascorso tutta la sua vita, da giorni circola insistentemente una voce, che se dovesse corrispondere a realtà, getterebbe una nuova luce sulla lunga trattativa che ha portato il magnate indonesiano al comando del club nerazzurro e soprattutto sui legami contrattuali che legano il tycoon asiatico alle sorti futuri della Beneamata.

Nei circoli finanziari meneghini si vocifera infatti che, nelle pieghe dell’accordo di investimento (subscription agreement), che ha consentito a Thohir e ai suoi soci di rilevare il 70% dell’Inter, l’uomo d’affari indonesiano avrebbe ottenuto una clausola (in gergo finanziario opzione put) che gli consentirebbe di rivendere il pacchetto di maggioranza del club  a Moratti qualora, nel tempo, non dovessero quadrare alcune situazioni.

Questa clausola del contratto, a differenza di quelle relative alla governance (maggioranze qualificate, diritti di veto e co-vendita), non è stata inserita nel nuovo statuto della società nerazzurra, redatto dal notaio milanese Luca Barassi e i cui dettagli sono stati svelati sabato 30 novembre dalla Gazzetta dello Sport. Si tratta infatti di una pattuizione che riguarda esclusivamente i rapporti tra Thohir e i suoi soci, da una parte, e Moratti, dall’altra, e che le parti non sono tenute a rendere pubblica, non essendo l’Inter una società quotata in un mercato regolamentato.

Tuttavia, chi ha seguito da vicino la trattativa sostiene che l’opzione put in mano al tycoon indonesiano sarebbe stata messa nero su bianco sul contratto e si attiverebbe come un paracadute nel caso in cui eventuali difficoltà di ordine burocratico-amministrativo dovessero impedire a Thohir di sviluppare il club sul modello economico dei club anglosassoni (leggasi, tra le altre cose, difficoltà in merito alla costruzione di un nuovo stadio o all’ammodernamento di San Siro).  Di qui la necessità di incontrare immediatamente i vertici istituzionali locali, visto che Thohir non sarà in Italia più di tre o quattro volte l’anno, così da  farsi subito una prima impressione di come è la situazione sul fronte burocratico-amministrativo.

Insomma, se Moratti, come hanno fatto trapelare i canali di stampa ufficiali, pur rimanendo azionista dell’Inter con il 30% ha ottenuto poteri di veto sulla gestione del club e su eventuali operazioni straordinarie che dovessero modificare ulteriormente la compagine societaria, allo stesso modo l’uomo d’affari indonesiano si sarebbe premunito con la possibilità di lasciare il club qualora ostacoli di varia natura gli impedissero di gestire l’Inter come meglio crede.

Moratti, insomma, avrebbe chiesto e ottenuto le clausole inserite nel nuovo statuto come un ulteriore garanzia per i tifosi, che si sono visti arrivare un alieno a capo della società tanto amata, ma difficilmente potrebbe puntare al riacquisto della quota di maggioranza del club che ha chiuso il bilancio al 30 giugno 2013 con una perdita di 79,8 milioni di euro dopo tre stagioni in cui rosso è sempre oscillato tra 70 e 86 milioni l’anno.

L’opzione in mano a Thohir, invece, se esercitata, sarebbe potenzialmente devastante, visto che costringerebbe l’ex numero uno a ritornare in sella a un club che al momento non gode certo di ottima salute finanziaria e soprattutto in cui non ha più voglia di investire.

Si noti un’altra cosa. Non è un caso che la trattativa, iniziata in primavera, sia durata così a lungo. Oltre al travaglio interiore di Moratti, cui si stringeva il cuore cedere la società tanto amata, c’erano numerosi cavilli da sistemare per far collimare gli interessi delle due parti non esattamente coincidenti, tanto che a luglio l’intera operazione aveva rischiato di saltare. E nemmeno è un caso che, proprio per la posta in palio così elevata e la complessità dell’operazione che entrambi i fronti abbiano schierato in campo alcuni delle migliori rappresentanti della comunità finanziaria internazionale. Thohir si è affidato alla boutique finanziara newyorchese Inner Circle Sports, specializzata in operazioni sportive, come  advisor finanziario, mentre lo studio legale Jones Day è stato il consulente legale del tycoon ed Ernst & Young la società di revisione incaricata.

E anche Moratti non ha certo lesinato sulla qualità dei suoi advisor. Chiunque si occupi di consulenza aziendale e m&a a Milano sa che Marco Samaja, numero uno di Lazard Italia, oltre a essere un tifoso nerazzurro doc con ottima frequenza allo stadio di San Siro, è tra i migliori advisor oggi in circolazione sul mercato italiano. Così come sono di comprovata esperienza i banker di Four Partners, la boutique fondata dai manager Jp Morgan che curarono la quotazione della Saras, che ora rappresenta la società finanziaria di fiducia della famiglia Moratti.

Non a caso Alberto Manzonetto, che è uno dei quattro soci fondatori di Four Partners oltre a essere il banker che ha seguito da vicino la trattativa con Thohir, siede ora nel nuovo cda interista. E a riprova della confidenzialità della trattativa Moratti ha anche schierato il suo avvocato storico, quel Roberto Casati figura chiave della sede milanese della law firm internazionale Cleary Gottlieb Steen & Hamilton, come suo advisor legale.

*Dietro lo pseudonimo Larry Newport si nasconde un professionista della consulenza milanese che collabora con Calcioefinanza.it

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