Che nel doppio confronto di Champions League tra Italia e Spagna, che vedrà opposti il Milan al Barcellona e la Juventus al Real Madrid, i due club iberici siano sulla carta i favoriti è opinione pressoché comune. Sul campo, tuttavia, specie in una partita del girone eliminatorio, non sempre i valori tecnici prevalgono, ed è possibile assistere anche a qualche sorpresa. E’ il bello del calcio. Ma se dal campo ci si sposta dietro la scrivania, nella sfida tra i due principali club spagnoli e le due società italiane più ricche, sono le prime a uscire nettamente vincitrici. E alla lunga la forza finanziaria delle due big spagnole, i cui bilanci sono spesso ingiustamente criticati dagli osservatori meno attenti, si traduce anche in una maggiore competitività sul campo, specie a livello europeo. Non per niente Barcellona e Real Madrid figurano rispettivamente al primo e al terzo posto nel ranking Uefa, mentre Milan e Juventus sono fuori dal top ten, collocandosi rispettivamente al 12esimo e al 23esimo posto.

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Sul perché Real Madrid e Barcellona possano contare su ricavi ampiamente superiori a quelli di Milan e Juventus si è spesso dibattuto. Da parte dei club italiani, che fino a qualche anno fa potevano contare su proprietari disponibili a farsi carico delle perdite e che, forse anche per questo erano meno attenti al lato dei ricavi, è stata spesso sottolineata la specificità del modello spagnolo, dove Real e Barca, oltre a poter contare sulle quote associative (entrambe sono associazioni sportive con migliaia di soci) che fruttano ogni anno decine di milioni contabilizzati come ricavi, negoziano individualmente i diritti tv delle gare casalinghe della Liga, raccogliendo in questo modo più di quanto incassando i top club italiani per via della mutualità imposta dalla Legge Melandri.

Questo ragionamento, pur basandosi su incontrovertibili elementi di verità, alla prova dei fatti non sembra tuttavia reggere, almeno per quanto riguarda i proventi da diritti tv. Mettendo a confronto i quattro club per questa singola voce di ricavo emerge infatti che nell’ultima stagione (per il Milan fa fede il dato al 31 dicembre 2012) è stata la Juventus ad incassare di più: 163,4 milioni contro i 162,8 milioni del Real i 160 milioni del Barcellona e 139,8 milioni dei rossoneri. Merito del sistema di ripartizione dei proventi della Champions League che ha premiato maggiormente rossoneri e bianconeri, usciti rispettivamente agli ottavi e ai quarti di finale, nonostante i due club spagnoli abbiano ottenuto sul campo risultati migliori (Real e Barca sono usciti in semifinale).

I club italiani hanno tuttavia un’attenuante. Se infatti le due big spagnole, alla luce dello strapotere nella Liga e del fatto che la Spagna porta ben quattro club in Champions, sono pressoché sicure di partecipare alla massima competizione europea per club, le italiane, con tre soli posti a disposizione e una concorrenza nel campionato nazionale ben maggiore, possono incorrere nel rischio di rimanere escluse, rischiando di perdere decine di milioni di ricavi. Basti osservare che nella stagione 2011-12, quella del primo scudetto dell’era Conte, con la squadra fuori dalle competizioni europee, i ricavi da diritti tv della Juventus hanno superato di poco i 90 milioni.

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Il vero gap tra Real e Barca da una parte e Juve e Milan dall’altra è tuttavia sulle altre fonti di ricavo, che non dipendono né dalle differenti modalità di vendita dei diritti tv del campionato nazionale né dalla partecipazione o meno alla Champions (anche se prendere parte a questa competizione aiuta in termini di visibilità e prestigio). Nonostante il club guidato da Adriano Galliani sia quello che in Italia più ha fatto in questi anni in termini di valorizzazione del brand e più abbia spinto su sponsorizzazioni e marketing, e pur di fronte all’investimento della Juve sullo stadio di proprietà, il divario con i due colossi spagnoli in termini di ricavi da stadio e da attività commerciali rimane importante.

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Sta qui, più che sui diritti tv, il vero divario tra i due big spagnoli e le due italiane. Solo nell’ultima stagione, tra attività commerciali e ricavi da stadio, Barcellona e Real Madrid hanno incassato circa 300 milioni a testa, mentre Milan e Juventus, sono riuscite a incamerare rispettivamente 113 milioni e 90 milioni. Colpa dell’arretratezza del sistema Italia? Può darsi. Le analisi degli ultimi anni hanno spesso chiamato in causa la mancanza di una moderna normativa sulla costruzione di nuovi stadi e la piaga della contraffazione degli articoli di merchandising. Ciò non toglie che la Juve sia riuscita a dotarsi comunque di un moderno impianto, anche se non è ancora riuscita a trovare uno sponsor disponibile ad associare il proprio nome a quello dello Juventus Stadium. Mentre non appena Florentino Perez ha annunciato l’intenzione di ristrutturare il Santiago Bernabeu finanzandosi in parte con la cessione dei naming rights dell’impianto alla sua porta abbiano bussato colossi del calibro di Emirates Airlines e Audi. Ma un discorso analogo può valere anche per il Milan, che pur riuscendo a strappare un consistente aumento della sponsorship tecnica da parte dell’Adidas (passata da 15 a circa 20 milioni a stagione), incassa comunque meno di quanto ottengono dallo stesso fornitore, non solo il Real, ma anche il Bayern Monaco e il Chelsea.

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Si comprende dunque il perché le due società calcistiche più ricche e blasonate d’Italia non possano permettersi di sostenere i costi che annualmente Real e Barca affrontano per pagare i campioni, Cristiano Ronaldo e Lione Messi su tutti, che militano nelle rispettive squadre. Le due tabelle che seguono sono significative in quanto dimostrano che, nonostante Madrid e Barcellona abbiano un monte ingaggi ampiamente superiore a quello di Milan e Juventus,  il rapporto tra costi e ricavi sia nettamente migliore di quello delle due società italiane. Gli stipendi dei campioni del Real rappresentano addirittura meno della metà (circa il 47%) di quanto il club incassa ogni anno dalla sua gestione ordinaria. Solo merito della fiscalità di favore prevista dalla cosiddetta legge Beckham? Forse. Bisogna però ricordare che a partire da ormai tre anni quella normativa vale solo per coloro (compresi i campioni di Real e Barca) i cui contratti siano stati firmati prima del 2010.

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