Il presidente della Juventus Andrea Agnelli
Il presidente della Juventus Andrea Agnelli

Intervenendo al congresso Leaders in Football, che si è svolto a Londra mercoledì 9 e giovedì 10 ottobre, il presidente della Juventus Andrea Agnelli ha confermato la sua ambizione di rimettere il club bianconero stabilmente nel gotha del calcio europeo.

Agnelli è stato l’unico rappresentante del calcio italiano chiamato a parlare dinnanzi a una platea di addetti ai lavori che comprendeva personaggi di spicco del mondo del business e delle istituzioni come Gavin Patterson, ceo di British Telecom, e Hugh Robertson, ministro britannico dello sport e del turismo, oltre a Sir Martin Sorrell, numero uno del gruppo pubblicitario inglese Wpp. Ma anche grossi calibri del mondo del calcio come Greg Dyke, presidente della Football Association inglese, Javier Tebàs, presidente della lega spagnola (La Liga) e il rappresentante della Us Soccer Federation Suni Gulati,  oltre ai rappresentanti dei vari club tra cui il presidente del Chelsea, Bruce Buck, quelli della squadra brasiliana Fluminense, Peter Siemsen, e del team turco Galatasaray, Unal Aysal. Insomma la platea più idonea per palare del futuro del mondo del calcio a livello economico.

Paul Pogba
Paul Pogba

Dinnanzi a questo parterre, Agnelli ha confermato quanto riferito in una recente intervista al Financial Times, ovvero che la Serie A “non è più una destinazione finale ma solo una tappa intermedia” per i grandi campioni a causa della perdita di competitività a livello economico. Di qui l’ammissione che sarà difficile per il club bianconero trattenere il talento transalpino Paul Pogba nei prossimi anni e la necessità  di  un miglioramento degli stadi pena una scivolamento sempre più indietro del calcio italiano.

A livello economico, Agnelli ha poi lanciato una proposta choc per il futuro del calcio continentale: un campionato europeo chiuso riservato a 20 squadre, senza retrocessioni, sul modello delle leghe americane come l’Nba e l’Nfl.

“Il problema è che la Uefa rifiuta automaticamente il sistema americano. Ma un campionato chiuso tra le 20 squadre migliori d’Europa sarebbe il massimo da un punto di vista economico”, ha insistito Agnelli. Qualche ora dopo il suo intervento, l’Eca, l’Associazione europea dei club,  ha smentito le indiscrezioni di giornali stranieri secondo le quali i principali club europei starebbero valutando la creazione di Super lega europea dal 2018 in avanti. “La nostra Super lega è la Uefa Champions League. Siamo contenti della nostra collaborazione con la Uefa” ha spiegato il presidente dell’Eca e del Bayern Monaco, Karl-Heinz Rummenigge.

Ciò non toglie, tuttavia, che i mal di pancia esistono e che sottotraccia qualche riflessione sul tema i club la stiano facendo visto che i media ormai cominciano a parlarne e che Agnelli, che dell’Eca è consigliere d’amministrazione ne discute pubblicamente, forse soltanto per mettere pressione all’Uefa e ottenere maggiori benefici dalla collaborazione con l’organizzazione presieduta dall’ex campione bianconero Michel Platini.

Rumenigge, Agnolin e Platini Mondiali Mexico 1986
Il presidente dell’Eca, Karl-Heinz Rummenigge,
e quello dell’Uefa, Michel Platini a Messico 86

Non solo, si tanga presente che Agnelli non ha ancora 40 anni (ne compirà 38 in dicembre) e considerato l’impegno che profonde nel suo club, il blasone della Juventus e la storia della sua famiglia come proprietaria della squadra torinese, è ipotizzabile che il figlio del Dottor Umberto rimanga in sella al club bianconero per ancora molto tempo e, come tale, resterà per decenni tra i protagonisti del calcio europeo. Ciò significa che il piano Super Lega sarà una questione che in futuro si dovrà analizzare sempre più ai vertici del calcio europeo, complice anche la sempre maggiore interconnessione tra le varie nazioni del Vecchio continente.

 Come tutta la sua famiglia, d’altronde, il presidente della Juventus è un profondo conoscitore ed estimatore delle cose americane. E come tale sa benissimo i vantaggi di avere una Super Lega senza retrocessioni. Ogni settimana si avrebbero incontri tra squadre tra le più blasonate della storia del calcio. Gli incassi sarebbero garantiti dal fatto che le squadre avversarie si chiamerebbero Barcellona o Manchester United senza più incontri con il  Sassuolo o scampagnate a Verona con il Chievo. E le pay-tv farebbero la corsa per accaparrarsi i diritti di trasmissione. Il fatto poi di non avere retrocessioni consentirebbe a un club una strategia di investimento sul lungo periodo, magari investendo sui giovani talenti, senza il timore di dover perdere la categoria la stagione successiva.

La goleada dell?inter contro il Sassuolo
La goleada dell’inter contro il Sassuolo

La questione, tuttavia, non è scevra da complicazioni e queste non riguardano soltanto il lato romantico del calcio. In primo luogo, bisogna capire come sarebbero selezionate le 20 squadre. Il nocciolo duro potrebbe essere sicuramente formato da quelle 10-12 squadre  che tra bacino di utenza e blasone rappresentano la nobiltà del calcio europeo (Real Madrid, Barcellona, Manchester United, Arenal, Chelsea, Liverpool, Bayern, Inter, Milan, Juventus), ma per completare il quadro bisognerà poi capire se conterà di più il potenziale in termini economici o il prestigio acquisito con le vittorie passate. Insomma se ci saranno l’Ajax e il Benfica oppure il Psg e il City degli sceicchi e il Galatasaray simbolo di una nazione emergente con un forte traino economico. Ci sarà spazio per tutti?

In seconda istanza bisogna capire se la Super Lega sostituirà la Champions League affiancandosi ai campionati nazionali oppure se questi ultimi verranno relegati al ruolo di tornei minori (tipo Serie B regionali) senza la partecipazione dei big.

bayern-monaco-borussia-dortmund1-1024x640Nel primo caso la spese per i calciatori crescerebbe enormemente, visto che oltre alle 38 partite del campionato nazionale un club partecipante alla Super lega si dovrebbe sobbarcare anche altre 38 match europei (oggi chi trionfa in Champions ne disputa 13 se non parte dai play-off). E bisognerebbe vedere se la pay tv girerebbero ai campionati nazionali lo stesso ammontare di denaro garantito oggi, visto che il prestigio dei tornei nazionali si ridurrebbe ulteriormente di valore. Il rischio è che  il gioco sia a somma zero: le tv pagherebbero di più per la Super Lega ma meno per i campionati nazionali. Insomma, non è detto che una siffatta rivoluzione comporti maggiori benefici rispetto al meccanismo meno redditizio di quello appena abbandonato.

Nel secondo caso i campionati nazionali sarebbero svuotati totalmente di valore. Quindi ben difficilmente raccoglierebbero sufficiente denaro dalle tv. Senza contare il fatto che per i grandi club ci sarebbero forti rischi sportivi. Oggi chi è eliminato dalla Champions League può sempre accontentarsi del titolo nazionale. Quante volte si è sentito un calciatore appena eliminato dal massimo torneo continentale dichiarare: “ora ci concentreremo sul campionato”.  Una cosa che diventerebbe impossibile se  invece la grandi squadre partecipassero alla sola Super Lega, visto che a trionfare sarebbe un solo club creando una soluzione che non conviene né a dirigenti né ai tifosi

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